ALIENAZIONI E LOCAZIONI DEI BENI COMUNI

   

 

Già da epoca antica la comunità, per far fronte al bisogno di denaro, ricorreva alla locazione dei suoi terreni. Dal regesto dei documenti presente nella canonica si evince che nel 1472 Nicolò Corradini, rappresentante della Comunità di Dermulo, locava alcuni beni della comunità ad Antonio Inama e ai suoi fratelli, senza però specificare altro. Dallo stesso regesto apprendiamo anche di una permuta avvenuta nel 1535 fra i fratelli Gregorio e Romedio Mendini e la comunità di Dermulo, riguardante un arativo detto alli Beltrami di Taio e un altro terreno (non citato), con un terreno boschivo a Sfortum. Entrambi i toponimi sono attualmente sconosciuti.

Spesso però la comunità, invece di procedere a locazioni, si trovò costretta a vendere i suoi beni, per cui con il passare degli anni la proprietà comune andò sempre più a ridursi. Ora passeremo ad analizzare le varie cessioni che portarono la comunità alla situazione patrimoniale riscontrabile nel 1928, anno di cessazione del comune autonomo di Dermulo e relativo accorpamento a Taio.

 

 

LE CESSIONI DEL SETTECENTO

 

Nel 1715 i Regolani Bartolomeo Massenza  e Simone Tamè, cedevano a Vittorio Emer un bosco al Grezot come compenso dovutogli per la quota spettante alla comunità di Dermulo riguardo all’indoratura della pala dell’altare della chiesa di San Vittore a Taio.

Nel 1742 la comunità di Dermulo, tramite il Regolano Pietro Antonio Mendini, vendeva a Maurizio Bombarda di Coredo un terreno e un incolto alle Voltoline per la somma di 20 Ragnesi. Nel documento si specificava che: "il terreno venduto sarà del tutto libero dalle strade e sentieri esistenti e praticati dalli Dermullani, che saranno obbligati a procurarsi altrove tali sentieri sul loro territorio. La parte Bombarda potrà fare dei fossi per derivare l’acqua piovana fuori dai termini di detto terreno che è stato delimitato con 4 termini di sasso bianco con le sue croci sopra. Cui uno posto a mezzogiorno verso la villa di Dermulo, 4 varghi circa sopra il sito greggivo dei Massenzi. Gli altri 3 per linea dritta all’insù verso settentrione in proporzionata distanza l’uno dall’altro fino al termine dividente i beni delle comunità di Coredo e di Dermulo."

Ancora nel 1742 la comunità vendeva a Gaspare Inama un terreno grezzivo nella zona di Risola e a Giacomo fu Ottavio Inama  un terreno grezzivo alle Voltoline.

Nel 1748 gli eredi di Giacomo Antonio Mendini avevano ceduto alla comunità di Dermulo due boschi, uno a Lamport e l'altra alla Tezza di Cambiel. Entrambi furono poi venduti nel 1756 a don Giacomo Chilovi di Taio.

Nel 1773 la comunità di Dermulo metteva all’asta un terreno pascolivo alle Voltoline, che si aggiudicherà Giovanni Giacomo fu Giovanni Giacomo Inama. Nella stessa zona e nel medesimo anno la comunità vendeva a Bonifacio Floriano Betta due terreni, uno per l'importo di 170 Ragnesi e un altro per 30 Ragnesi e a Cristano Emer un terreno per 26 Ragnesi.

Una rilevante riduzione del patrimonio comunale si ebbe anche nell’ultimo trentennio del Settecento, tramite l'attuazione di numerose locazioni perpetuali. Questi affitti, chiamati anche investiture o livelli, erano dei contratti della durata di 19 anni nei quali l’affittuario corrispondeva al proprietario (in questo caso il comune) il 5% della rendita del terreno. Di solito erano terreni boschivi e di poca rendita che il livellario si impegnava a bonificare. Trascorsi i 19 anni c’era la possibilità di rinnovare il contratto, “con l’onoranza di una libbra di pepe”, di affrancarsi o di acquistare il terreno.

Nel 1778 a Dermulo, venne fondata la primissaria ed in questa occasione la comunità, già gravata da altri debiti, decise di locare perpetuamente ai suoi censiti numerosi terreni per la maggior parte siti al Raut, ma anche alle Voltoline a Campolongo, alla Croce, e alle Late. Per procedere alla locazione bisognava ottenere l’autorizzazione del principe vescovo che in quell'anno era Pietro Vigilio Thun. [1]

Si trascrive parte del documento della locazione dei terreni del 1778, i quali terreni, poi, divennero degli stessi locatari.

 

“1. Al Sudd.o Bortolo Mendini una pezza di Terreno boschivo con una cavata d’apresso verso 7ne benchè ora da lui in parte ridotta a coltura posta nelle pertinenze di Dermullo = al Raut= presso a mattina la strada Comunale, mezzodì il D. Gio: Emer, come successore d’altra porzione di terra Boschiva toccata a D. Francesco Mendini, ed ora da quest a quello confessa da sera Gasparo Inama con campo arativo e da 7ne lo stesso D. Bortolo Mendini col proprio Fondo, ed in picola parte il Comune della semenza come si releva dalla pericia del D. Gio:Francesco Inama in compagnia di M. Francesco Cristoforetti, e per il prezzo di R.si sedici per ogni staro rapporto al corpo grande del d.o terreno, e de R.si quatordeci rispetto alla pessa picola coll’obbligo di corrispondere a titolo di Livello il cinque per cento finochè sarà poi ottenuto il Placet per la eventuale vendita dal med.o Mendini.-

2. Al mencionato D. Francesco Mendini una pezza di terra boschiva ora poi per metà concessa al memorato D. Gio: Emer, cioè quella parte di sopra alla quale in intero confinano la strada Comunale, mezzodì Lucia ved.a di Gio:Batta Inama con altro Incanto, da Sera la strada consortale, ed in maggior parte imperiale, 7ne Eredi di Gregorio Endrizzi di ½ Tedesco, ed il sud.o D. Bortolo Mendini col presente suo Incanto per il prezzo di R.si dieci otto per cadaun staro, e della Semenza da ritrovarsi come avanti.-

3. Alla mentovata Lucia vedova Inama a nome del figlio altra pezza boschiva aderente all’altra =al Raut= osia alle doi=Vie= presso da mattina la Via Comunale, da ½ dì Ant.o Inama con altro incanto, da Sera la strada Imple, da 7ne li antedi= Mendini ed Emer p il prezzo di Rasi: sedici e mezo p staro, e della semenza come avanti.-

4. Ad Antonio Tamè altra pezza boschiva annessa all’anteda= dell’Importo limitato de stara cinque, presso da matta, la strada Comunale, mezzodì il Comune, Sera la strada Imple, 7ne= la Lucia sud.a= p il prezzo de Ra.si = venti per staro.-

5. Al D. Francesco Mendini un sito greggivo a Campo Longo= a corpo e non a misura p. Ra.si= quindici così accordati presso da Matt.a () Ant.o Barbacovi, mezzodì il Rido e sera la strada publica, 7ne= la strada Consortale.=

6. Al pred.o M.o= Gio: Emer parimente a corpo e non a misura altro sito greggivo =alle Voltoline= presso da Matta un fosso Comunale ½ dì il Rido, sera il compratore 7.ne= la strada Comunale. p il prezzo de R.si= trenta cinque.-

....... mediante la promissione de reto col tocco di mano sotto titolo di livello perpetuale ma francabile colla licenza di Trento, e da renovarsi ogni dieci nove anni coll’onnoranza d’una Libra pepe fra tutti hanno concesso e trasferito alle prefatte persone li beni a cadauno toccati nelle mencionati incanti. E così cadauno ad avere, e possedere conforme simili dandogli con tutti salvo il diritto dominio alla Comunità, la quale fece ciò, perchè gli conduttori hanno promesso ridure in buona coltura le loro pezze di terra toccate, e per quelle pagare l’accordato fruto del cinque per cento a S. Michele annualmente, sinochè saranno al caso di fare lo sborso delle rispettive somme med.e= la licenza dell’Eccelsa Superiorità Trento, perchè cosi per patto a cadauno fu accordato. .........

 

Dal catasto del 1780 il comune risulta possedere quindi, tolti i terreni qui sopra locati, i seguenti beni: un bosco alle Sort, uno ai Brusadizzi, un bosco e pascolo alle Plazze, un “Piaggio pendente a Pra Martinel detto Doss di Tez”, un bosco alla Pasturella, un bosco in Plazego, un bosco alle Voltoline ed un prato ai Regai. Non figurano nell’elenco i prati alla Pozzata per i motivi che vedremo in seguito.

Nel 1781 furono locati a livelli perpetui altri due terreni del comune e precisamente: a Bortolo figlio di Bortolo Mendiniun Bosco pendente piantato di Roveri e Pini della semenza tale quale s’aritrova sito nelle pertinenze di d.o Dermulo luogo detto alle Voltoline cui confina da mattina il D. Giovanni Francesco Inama, da mezzodì il Rido, da sera altro Rido piciolo, o sia Giovanni Emer, e da 7ne Giacomo Inama del valore de ragsi Settanta....

Ad Antonio Massenzaun Bosco denominato alla Croce piantato a Pini, e qualche Larice.......al quale confinano da mattina la strada comune, da mezzodì il comune con Bosco, da sera la strada pubblica, e da 7ne Domenico Massenza livellario d’essa Comunità........li conduttori hanno promesso pagare come avanti fu spiegato, e rendere li Boschi locati in coltura con pianto di vigne, e morari, onde possano più agevolmente ricavarsi li frutti come fu detto del cinque per cento.....

A Giovanni Francesco Inama una pezza boschiva alle Voltoline cui 1 eredi di Valentino Sicher, 2 rivo comune di Dermulo, 3 comune di Dermulo con bosco e Giacomo fu Ottavio Inama, 4 eredi di Valentino Sicher e detto Inama. Il terreno fu poi venduto da Giovanni Francesco al conte Giovanni Vigilio Thun.
A Domenico Massenza un pezzo di terra boschiva ora da lui ridotta a coltura nel luogo Sopra le Due Vie, cui 1 strada comunale, 2 bosco comunale, 3 strada pubblica, 4 Giovanni Maria Tamè.

A Giovanni Maria Tamè, successore di Antonio Tamè, una terra boschiva e grezziva ora in parte rautata di Stari 5 e Quarte 1 Sopra le Due Vie cui 1 strada comunale, 2 Domenico Massenza, 3 strada imperiale, 4 Giovanni Battista Inama. Valutata 100 Ragnesi.
A Giovanni fu Giovanni Battista Inama  un sito crozivo alla Crosara cui 1 strada pubblica, 2 strada comune, 3 comune, 4 stesso compratore. Valutato 5 Ragnesi.

A Silvestro fu Gaspare Inama una terra boschiva e grezziva da porvi i termini mediante Giovanni Francesco Inama a Risola 1 comunità con sito boschivo, 2 esso Silvestro e fratello Giovanni, 3 il comune, 4 il ridato. Per 12 Ragnesi.
A Giacomo fu Ottavio Inama un sitarello con arbori posto alla Croce di Rivalem cui la strada pubblica, il ri ed esso Inama. Un sito grezzivo e lastivo a Rizzai cui 1 2 esso Inama, 3 strada pubblica, 4 strada che serve per godere li beni di castel Bragher. Un boscato con roveri e pezzi a Cambiel ossia Spinate cui 1 bosco della chiesa e Romedio Mendini, 2 esso Inama, 3 Giovanni Battista Inama con bosco 4 Panizza con bosco. Per 25 Ragnesi.
 

Da un documento del 1782 apprendiamo che il terreno al Rizzan che Giuseppe e Pietro figli del fu Francesco Mendini stavano per vendere a Silvestro Endrizzi per il prezzo di 15 Ragnesi, era stato acquistato qualche tempo prima da loro padre Francesco dalla comunità.

Nel 1798 furono locati altri due terreni alle Late, uno a Innocente figlio di Domenico Massenza e l’altro a Baldassare Inama. Si richiese pure l’autorizzazione al principe vescovo per “alienare certi beni comunali di poco provento alla somma de Ragnesi 300 ca come pure di affrancare certi livelli che furon incantati, avanti qualche anno con la previa licenza dell’eccelsa Superiorità per formare l’annuo salario al S. Primissario locale, alla somma di altri Ragnesi trecento, li quali doverano essere investiti per ricavare l’annuo frutto, ed impiegato come sopra. .....” Nei motivi esposti a sostegno della necessità di reperire denaro, si cita la guerra che era in corso in quell’anno, combattuta fra i francesi e l’esercito tirolese.

Si desume quindi che molti, se non tutti i terreni locati a livello, furono poi acquisiti dai relativi affittuari.

Nel 1804 i regolani Giovanni Emer e Giacomo Endriocher vendevano, a nome della comunità di Dermulo, un terreno pascolivo al Grezot a Silvestro Inama.

Nel 1822 si ricavava un altro prato, per poter poi affittare ai censiti. Si trattava del prato ai Regai, detto anche pra dela Mula, da quel momento in poi sempre presente nelle aste per l’erba. Nello stesso anno si spesero 1:36 Fiorini per l’acquisto di 25 late da Giacomo Antonio Biasi di Coredo per cingere tale prato. L’anno dopo per lo stesso scopo 1:48 Fiorini, devoluti questa volta ad un certo Moncher.

 

 

IL PRATO DELLA POZZATA

 

Nel 1774 la comunità in piena regola aveva deliberato di chiedere un prestito di 300 Fiorini ai fratelli don Gaspare e Antonio Chilovi di Taio. Tale somma veniva assicurata sui due prati alla Pozzata di Sopra e alla Pozzata di Sotto detto alla Casetta. Il 4 dicembre  1778 la comunità ancora più indebitata, si disse per aver soccorso i poveri del paese e per aver dovuto provvedere allo stipendio del primissario, supplicava il vescovo affinchè concedesse il permesso per la vendita dei due predetti prati. Ottenuto il permesso i due terreni furono venduti a Giovanni Mendini, per la somma di 500 Ragnesi. Il Mendini si era impegnato a pagare il debito di 300 Ragnesi, assicurato sui due prati, ai fratelli Chilovi e ha versare i rimanenti 200 Ragnesi al parroco don Cristoforo Franceschini di Taio, nominato dall'autorità al fine di dar atto a ciò che si richiedeva nella supplica. Il comune si riservò il diritto di riscattare i due prati entro il 1784. Il 18 dicembre del 1784 il Mendini terminava di pagare il suo debito di 300 Ragnesi ai Chilovi. Nel gennaio 1785 la comunità fece valere la clausola del riscatto e consegnò al Mendini i rimanenti 200 Ragnesi provenienti dalla vendita di un terreno comunale alle Voltoline, e quindi riottenne da Giovanni Mendini i prati della Pozzata.

Nel 1781 la comunità contraeva un debito di 300 Ragnesi con il conte Thun, che estingueva nel 1797 tramite un prestito dello stesso importo avuto da Domenico Panizza di Taio. Per questo furono ipotecati tutti i beni della comunità e in particolare il prato alla Pozzata di Sopra. Nel 1821 il comune, ancora bisognoso di denaro, vendeva definitivamente all’asta il prato alla Pozzata, ben delimitato dalla descrizione dei confini: a mattina Antonio Martini, a mezzodì Mattia Mendini e Giacomo Mendini, a sera strada pubblica ed a settentrione Giacomo Inama e il Rivo (della Mora). Il terreno venne aggiudicato a Giacomo Mendini di Taio che già confinava a Sud e che due anni dopo sborsò i 300 Ragnesi agli eredi di Domenico Panizza.

Nella mappa catastale del 1859, si può osservare che la parte di Mattia Mendini era passata a Giuseppe Mendini di Taio, figlio di Giacomo, e che la parte a Nord apparteneva a Giacomo Mendini.[2]

Nel 1904 il prato detto Pracomun, contraddistinto dalla p.f. 570, fu comperato da  Romedio Inama, i cui eredi lo posseggono tutt’ora. Oggi la zona è chiamata semplicemente Raut.

 

 

LE CESSIONI DELL'OTTOCENTO

 

Già alla metà Ottocento era sorta una controversia fra i comuni di Dermulo e di Coredo, sull’appartenenza di alcuni terreni nella zona dell’Oselera, al confine dei due comuni catastali. Sulla mappa del 1859 queste particelle sono demarcate con la scritta “linea pretesa di Dermullo” e “linea pretesa di Corredo”.

Nel 1884 Lorenzo Inama rappresentava Dermulo per dirimere questa vertenza e nel 1885 infatti si effettuava lo scorporo delle p.f. 732, 733/1, 733/2 e 735 che passarono al Comune Catastale di Coredo. Non sono in grado di dire quale fosse stato il motivo di tale divergenza, perchè non ho trovato notizie precedenti che facessero riferimento alla questione. Il fatto che poi queste particelle siano state assegnate a Coredo fa presupporre che il comune di Dermulo fosse in torto.

Nel 1880 il Comune cedeva a privati altri due terreni, uno nel luogo ai Pradi che suppongo fosse un bosco nei pressi del Noce nella zona una volta detta Pradapont. L’altro era una porzione del bosco p.f. 771, poi contraddistinto dalle p.f. 771/2, 771/3, 771/4 e 771/5, riconoscibile oggi con i frutteti che si trovano subito a valle della strada che porta al Maso Rauti, in prossimità della casa Kaisermann. In una di queste p.f. erano stati sepolti i 16 morti di colera del 1855, che in occasione della vendita furono riesumati e tumulati nel cimitero del paese. Nei documenti non si trova traccia del nome degli acquirenti, che plausibilmente, però, sono gli avi degli attuali possessori.

Nel 1869 il Comune decise di vendere a privati, affinchè lo mettessero a coltura, il bosco a Somagro (p.f. 828) della superficie di Jugheri 1 e 1282 Pertiche. Questo terreno, denominato anche Pasturela era ricoperto di scarsa vegetazione e si trovava racchiuso fra la strada che dal Rivalent saliva alle Braide e quella che dalle Braide saliva a Campolongo.

Nel 1870 si procedette alla vendita all’asta in sei porzioni che vennero aggiudicate alle seguenti persone:

 

           

Porz. I Filippo Eccher
Porz. II Pietro Inama fu Baldassare
Porz. III Vigilio Tamè
Porz. IV Giovanni Endrizzi
Porz. V  Felice Eccher
Porz. VI Pietro Emer

 

Denominazione

dei beni boschivi del Comune di Dermullo come da rilievo dei I.R. Triangolatori, col nome del bosco numero Cattastrale di ogni bosco, in Iugeri ad uso del Comune suddeto

 

Nome

Estensione

Catastrale

Cattastrale

Iugeri

Pertiche

Pradi

142

/

473

Croze

272

/

93

D.to

279

/

1346

Rigai

413, 416, 435, 441, 442, 443, 445

2

1058

Piazzi

446incl, 450, 451 475, 476

4

1375

Campobello

622, 646, 669incl.vo 671

13

84

Rauti

730, 731, 771

6

1182

 

Somma

28

811

 

Dal organo forestale

Corredo li 10 Ottobre 1862

Firma

 

I prati comunali alle Casette (p.f. 474 e 478) ed al Grezot (p.f. 143) furono ceduti alla Parrocchia di Santa Giustina di Dermulo, con decreto del Presidente della Repubblica datato 18 giugno 1952.

 

 

 

[1] Altezza Rema
Ritrovantosi la Comunità di Dermullo sommamente agravata da debiti, e Capitali formati per il necessario mantenimento dei averi nei anni si carestiosi, come pure essendo la medesima sproveduta di Sacerdote e Primissario, attesa la necessità del medesimo per il bene e vantagio Spirituale ne avendo i mezi di procurare il mantenimento congruo, noi umilimi Supplicanti quai Rappresentanti di detta Comunità riccoriamo () benignità, e Clemenza dell’Altezza V. Rema suplicando la meda= di concederci il benignissimo Placet di mettere all’incanto certi beni Comunali altresì di poco provento a titolo, di Livello pel il necessario mantenimento di detto Premissario, e per pagare gli Interessi de Capitali, e qualor il Livellario si volesse affrancare primieramente debba ricorere da V. Altezza Rema per ottenere il benignissimo permesso, e sospirano la grazia quam Dente
dell’Altezza V. Rema
Umilmente Servi, e sottoscritti
Domenico Massenza e Gio: Mendini Rappresentanti della Villa di Dermullo.

[2]