IL CIMITERO

 

Il vecchio cimitero di Dermulo, come nella maggior parte degli altri villaggi, si estendeva tutt’intorno alla chiesa. Esso era delimitato da grossi muri e chiuso almeno fino al 1825, da due cancelli di ferro. Allo stesso modo era racchiuso anche nel 1766.[1]

Negli Atti Visitali del 1695 si prescriveva di “rimettere le laste sopra il muro del cimitero dove queste mancano, e di impiombare sulle pietre le crate di ferro del cimitero nell’ingresso di quello.”

Già nei primi anni dell’Ottocento, al tempo dell’impero napoleonico le autorità avevano ordinato di abbandonare i cimiteri intorno alle chiese e di costruirne di nuovi in luoghi più lontani, ma la direttiva ebbe poco seguito.

La popolazione di Dermulo andava crescendo velocemente, e ben presto il solito luogo di sepoltura si rilevò inadeguato, tanto che dall’I.R. Capitanato Distrettuale di Cles arrivavano continue esortazioni al comune affinchè approntasse un nuovo cimitero.

Finalmente nel 1908 si decideva di dar mano ad una nuova costruzione. All’inizio si decise l’ubicazione nella zona delle Fasse e precisamente nell’arativo di Augusto Panizza, ma poi visto che il prezzo di una Corona al metro, chiesto dal Panizza era ritenuto elevato, si presero in considerazione altri siti: quello di Maria Inama a Lamport, di Andrea Eccher al Plantadiz o di Augusta Inama alle Marzole.

Nel 1909 la scelta si era indirizzata su due siti: il campo del Panizza che però risultava sassoso e quello di Alessandro Emer (Loc). Nello stesso anno si indiceva una votazione dei capifamiglia per scegliere fra la zona delle Fasse o di Sas. Con 26 voti contro 17 si preferiva la località Fasse. Nel 1910 si dava la facoltà a Celeste Inama e Ferdinando Inama di acquistare il terreno. Nel 1911 si era già raggiunto un accordo per acquistare le p.f. 229-230-231-232, e 270 alle Fasse da Augusto Panizza per l’ importo di 3000 Corone, ma da Innsbruck non venne dato il permesso perché la somma era ritenuta eccessiva.

Nel 1921 non si è ancora deciso niente, ma Rosa Inama fu Giacomo avrebbe offerto il suo broilletto sotto la chiesa per poter così ingrandire il vecchio cimitero verso sera, però in cambio voleva un altro pezzo di terreno, che il Comune individuava al Greggio. Il 6 gennaio 1922 Rosa muore[2] e nel testamento beneficia il comune di Dermulo di un suo arativo alle Marzole (P.f. 263/2) con lo scopo che vi venga costruito il nuovo cimitero.

Si iniziano i lavori per la costruzione del nuovo cimitero, e si decide di lasciare i gelsi sradicati e l’altra legna agli eredi di Rosa Inama.

Nel 1923 il cimitero è ultimato e si fanno i preparativi per la benedizione della quale si riporta il documento datato 24 gennaio 1923 e firmato dal decano don Nicolò Rosa e dal sindaco Celeste Inama.[3]

 

Memoria

 

Inama Rosa da Dermullo fig. f. Giacomo e Barbara n. Mendini considerata l’assoluta insufficenza dell’attuale cimitero faceva dono (in morte l’ 26 gennaio 1922) di un suo campo fra lo stradone Cles-Sanzeno, affinchè venisse adattato per nuovo cimitero. Il lodevole Comune di Dermullo, grato del dono, procurò di ottemperare alle leggi ecclesiastiche e civili sui cimiteri e preparò il nuovo cimitero.

Il giorno 24 gennaio 1923 il m. r. decano di Taio d. Nicolò Rosa, quale delegato Vescovile, assistito da m. r. don Carlo Paolazzi beneficiato in dermullo e del m. r. don Giacomo Dompieri cooperatore di Taio - consacrava solennemente il cimitero. Alla mattina il popolo si astenne da ogni lavoro, intervenne divoto alla S. Messa pei defunti di Dermullo e processionalmente si portò al cimitero dove assistette divoto alla S. funzione.

 

In fede

Sac Rosa d.no

Il Sindaco C.Inama


 

[1] Questo appare negli Atti Visitali di quegli anni.

[2] La rappresentanza comunale considerando Rosa Inama benefattrice, dispose che il giorno del funerale ogni censito doveva accompagnarla al cimitero con una candela accesa.

[3] A.P.T. Busta n. 5.