PREMESSA

 

Questo capitolo analizza i cognomi di Dermulo, compresi quelli ormai scomparsi, ricostruendone la storia genealogica e i tratti socio-economici (mestieri, parentele, patrimoni e proprietà). L’arco temporale va dal 1218 al 1928, seguendo l'ordine di comparsa delle famiglie nel borgo: dai nuclei storici come i Pret, i Cordini, i Mendini, i Massenza e gli Inama fino agli arrivi più recenti dei Melchiori e dei Battisti. Per la famiglia Inama la fonte principale è stata il volume Geschichte aller Familien Inama di Hanns Inama-Sternegg, fondamentale non solo per la storia familiare, ma per l'intera Val di Non. Questo spiega perché la parte relativa agli Inama sia la più dettagliata, con particolare riferimento ai capitoli IV e V dell'opera originale che trattano la discendenza tutt'ora viva in paese dei fratelli Gaspare e Gregorio.
Anche gli elenchi e i prospetti genealogici della famiglia Inama derivano dalla ricerca di Inama-Sternegg sopra citata; per tale ragione, essi vantano una maggiore profondità cronologica e una più ricca dotazione di dati rispetto a quelli delle altre casate. Oltre a tale opera, ho potuto consultare l'edizione manoscritta della Geschichte aller Familien Inama redatta nel 1904 da Karl Inama-Sternegg, zio di Hanns. Dal confronto emerge chiaramente come Hanns abbia attinto a piene mani dal lavoro dello zio per la stesura del suo volume. Tuttavia, ho riscontrato che la genealogia presenta alcune inesattezze, principalmente dovute ai numerosi omonimi o all'impossibilità di visionare certi documenti. Ho provveduto a correggere tali errori. Inoltre, Hanns ha solo accennato ad alcuni rami familiari che all'epoca della stesura del volume (1976) erano quasi scomparsi o già estinti; questi rami sono stati invece approfonditi dal sottoscritto.  
Per le altre famiglie mi sono avvalso principalmente dei registri parrocchiali, incrociando i dati dei libri dei nati e battezzati, dei morti e dei matrimoni. Una lacuna significativa nella ricerca è stata causata dall'irreperibilità del registro dei nati tra il 1710 e il 1736, oltre alla mancanza di alcune pagine in altri volumi. A questo metodo — che presenta intrinseci limiti di precisione — si è aggiunta la consultazione degli atti notarili riguardanti Dermulo, conservati sia nell’archivio parrocchiale sia nell’Archivio di Stato di Trento. Presso la canonica di Taio sono stati esaminati alcuni faldoni relativi alla chiesa di Dermulo, mentre all’Archivio di Stato ho analizzato i rogiti dei notai operanti nella zona, in particolare quelli di Taio. Le principali difficoltà nella consultazione dei libri parrocchiali sono derivate dai frequenti casi di omonimia, dall'incompletezza di alcune registrazioni e dalla grafia talvolta difficilmente decifrabile dei compilatori. I nomi ricorrenti si ripetevano costantemente di generazione in generazione. Per i maschi, la scelta ricadeva quasi sempre su Antonio, Pietro, Giovanni, Giacomo, Vittore, Romedio, Bartolomeo, Giuseppe e Tommaso; per le femmine su Maria, Caterina, Domenica, Anna, Margherita, Teresa, Barbara, Marina, Maddalena e Lucia. In alcune stirpi certi nomi erano distintivi: il nome Vittore tra i Tamè, Giovanni tra gli Emer, Antonio tra i Mendini e Nicolò tra i Cordini. Oltre al patronimico, la scelta del nome era influenzata dal culto dei santi patroni. I "Giacomo" sono numerosissimi in tutte le famiglie, mentre i "Filippo" compaiono raramente quasi tutti in epoca recente. È singolare notare come, nonostante la vicinanza dell'eremo di Santa Giustina, non vi sia traccia di donne con questo nome; Cipriano, l'altro titolare dell'eremo, compare invece sporadicamente nelle famiglie Inama e Massenza. Spesso, inoltre, a uno dei figli veniva imposto il nome del nonno materno. In presenza di omonimi o di nomi composti, come Giovanni Battista o Giovanni Giacomo, insorgevano frequenti confusioni; lo stesso accadeva per i nomi femminili, dove Maria era abitualmente associato a Caterina, Domenica o Teresa. Si consideri un esempio, forse estremo ma verosimile: ipotizziamo che Giovanni Battista Inama, figlio del fu Giovanni Giacomo, fosse sposato con Maria Caterina Mendini. Alla nascita del primo figlio, Antonio, il curato avrebbe registrato l'atto con una formula del tipo: «Antonio, figlio di Giovanni del fu Giovanni Giacomo Inama e Maria...». Tuttavia, se alla nascita, ad esempio, del quarto figlio fosse stato registrato da un altro sacerdote, questi avrebbe potuto annotare: «Valentino, figlio di Giovanni Battista del fu Giacomo Inama e Caterina...». Basandosi esclusivamente su tali registrazioni, si potrebbe erroneamente concludere che Valentino e Antonio non siano fratelli. Dai registri emerge chiaramente l'elevata prolificità delle coppie, tristemente bilanciata da un'altissima mortalità infantile. Pochi figli raggiungevano l’età adulta per formare un nuovo nucleo; ciò rende a volte complesso individuare con certezza, all'interno di una nidiata, chi sia sopravvissuto e chi no. Occorre inoltre considerare il fenomeno migratorio: per molti individui, infatti, la data di nascita è nota, mentre manca quella di decesso. Sebbene ciò possa in parte derivare da casi di mortalità neonatale, è ragionevole ritenere che la causa prevalente fosse il trasferimento verso altre località, regioni o stati europei.  Tra il Seicento e il Settecento, ogni famiglia di Dermulo vantava almeno un membro residente fuori dai confini comunali. Molti di questi migranti sono emersi casualmente da testamenti o atti di compravendita; molti altri, purtroppo, rimarranno per sempre ignoti. Infine, gli Endrizzi attuali e quelli del XVII secolo sono stati trattati congiuntamente: pur non avendo uno stipite comune, trovano un punto di contatto in Massenzia Endrizzi. Ho incluso nell'analisi anche le famiglie Endriocher, Battisti e Melchiori, oggi estinte, e i tre nuclei giunti a Dermulo nel XIX secolo: gli Eccher (la stirpe più ramificata), i Chistè e i Brida.