TESTAMENTI E LEGATI DEI DERMULANI

Dal vocabolario Treccani si ricava la seguente definizione di testamento: “Negozio giuridico revocabile con il quale una persona dispone in forma scritta delle proprie sostanze, in tutto o in parte, per il tempo successivo alla propria morte. Il testatore può disporre del proprio patrimonio a favore di chi vuole e come vuole. In casi particolari la legge limita questa capacità, nel senso che, per la totalità dell’asse o per una sua quota, permette di disporre solo a favore di certe persone o non permette di disporre a favore di altre.”
Negli svariati atti consultati inerenti Dermulo, ho incontrato moltissimi esempi di testamento: dai più complessi, per la presenza di molti beni ed eredi, ai più semplici, con minor patrimonio e pochi beneficiari. Alcuni redigevano più testamenti per aggiornare le proprie volontà o per sopravvenuti cambiamenti. Spesso, poi, venivano redatti i cosiddetti codicilli, che modificavano solo parzialmente l'atto principale.
I testamenti venivano redatti per diverse ragioni: alcuni a prescindere dalle condizioni di salute del testatore (o decuius), altri proprio perché questi era ammalato o in punto di morte. La stesura dell'atto, solitamente ma non necessariamente affidata a un notaio o a un prete, richiedeva la presenza di testimoni (un minimo di due). Spesso tra questi figurava un religioso o, qualora l'atto venisse redatto a Dermulo, l'eremita pro tempore di Santa Giustina.
L'atto iniziava descrivendo il luogo dove veniva redatto, solitamente l'abitazione del testatore. Non di rado si specificavano ulteriormente il locale esatto (come la stua, la cucina o una stanza) e la postura del soggetto (ad esempio, a letto o su una sedia). Declinate le prime generalità del decuius, veniva precisato che era “sano di mente e di loquela”; nel caso fosse stato di salute malferma, si dichiarava che comunque era in grado di intendere e di volere. In primo luogo il decuius esprimeva dove voleva essere sepolto, con una formula molto simile alla seguente: “nel cimitero della chiesa di San Giacomo, nel luogo ove sono sepolti i suoi avi”. Successivamente ordinava quanti sacerdoti dovessero intervenire al suo funerale, che a volte erano numerosi e potevano comprendere tutti quelli presenti nella pieve di Taio, e anche qualche prete imparentato. Le scadenze rituali che tradizionalmente seguivano l’esequie per commemorare il defunto erano il settimo, il trigesimo e l’anniversario. In tali occasioni venivano celebrate messe solenni con la partecipazione di più sacerdoti: a una settimana dal decesso (settimo o, talvolta, ottavo), a un mese (trigesimo) e a un anno di distanza. Spesso il testatore disponeva la celebrazione di numerosi uffici divini — da due fino a dodici — mentre i più abbienti garantivano il suffragio perpetuo attraverso il legato di somme di denaro o proprietà terriere. Alcuni disponevano inoltre la celebrazione delle cosiddette “messe gregoriane”: un ciclo di trenta funzioni officiate ininterrottamente per trenta giorni. Tale pratica si fondava su un racconto di papa Gregorio Magno, secondo cui il defunto poteva essere liberato dalle pene del purgatorio proprio grazie al merito di queste celebrazioni consecutive. Frequentemente veniva destinato del denaro anche per la celebrazione di altre messe, ad esempio nel giorno dell'onomastico o in altre occasioni e luoghi prestabiliti.
Il testatore di solito prevedeva “una carità di pane e vino” oppure di sale, per ciascuna famiglia presente in paese, o una distribuzione di tronde a chi partecipava al funerale. Inoltre si ricordava sempre delle chiese del territorio, alle quali generalmente lasciava una piccola somma. Nell’ordine erano privilegiate la chiesa di San Vigilio di Trento, la chiesa pievana di San Vittore di Taio e quella di San Giacomo a Dermulo. Spesso, però, la donazione era disposta anche a favore della chiesa dell’eremo di Santa Giustina, di Santa Maria di Taio, di Santa Agnese di Tres, di San Rocco di Coredo e anche in favore della confraternita del Santissimo Sacramento di Taio.
I testamenti che prevedevano questi lasciti, e ancor di più quelli che stabilivano legati perpetui a favore di chiese, erano ben custoditi e spesso trascritti negli urbari. Nell’urbario della Confraternita del Santo Rosario di Taio, ad esempio, si rintracciano diversi testamenti, frequentemente copiati dal parroco pro tempore di Taio a partire dagli originali e limitatamente ai legati di interesse ecclesiastico. Sicuramente in certe situazioni, dove il testatore non aveva discendenti, e a maggior ragione se il patrimonio era ingente, molti lasciti erano “suggeriti” dal religioso di turno, che in quelle occasioni si dimostrava molto premuroso.
Sul piano materiale, il testatore poteva inoltre destinare somme di denaro o beni specifici a un figlio — solitamente il primogenito — o alle figlie; se coniugato, era frequente la nomina della consorte quale usufruttuaria dell'abitazione.
Dai vari atti che ho potuto osservare, il testatore, generalmente, si comportava in modo equo e scrupoloso, ma non mancavano esempi di eredi ingiustamente svantaggiati che creavano malcontenti sfocianti poi in lunghe liti. Spesso le figlie venivano liquidate con poco denaro, specialmente in presenza di fratelli; viceversa, se non c’erano discendenti maschi, il patrimonio veniva diviso equamente. Se il testatore era una persona nobile e facoltosa si guardava bene dallo svantaggiare le figlie, in quanto, come quasi sempre succedeva, andando in moglie a persone di pari rango, avrebbero avuto i mezzi per intentare una causa. I testamenti delle vedove, solitamente, erano molto brevi, e riguardavano principalmente l'aspetto spirituale, poiché il marito aveva già destinato ai discendenti i beni materiali in suo possesso. La situazione più frequente era quella in cui la vedova aveva l’usufrutto dell’abitazione, con l’obbligo dei figli di provvedere al mantenimento della madre, la quale però non avrebbe dovuto risposarsi, pena la perdita del diritto. Spesso la moglie possedeva anche beni dotali ricevuti all’epoca del matrimonio o derivanti dalla contro-dote, dei quali poteva disporre liberamente.
In certi scritti emerge spesso l’ossessione per la non dispersione del patrimonio, vincolando così gli eredi a un possesso limitato e per certi versi penalizzante di alcuni o di tutti i beni. Quest’ultimo caso si riconosce nel cosiddetto fedecommesso, di cui abbiamo un esempio nel testamento di Giacomo Mendini del 1745 e, parzialmente, anche in quello di Giacomo Antonio Inama del 1780. Il fedecommesso (dal latino fideicommissum, derivato a sua volta da fides, “fiducia”, e committere, “affidare”) o sostituzione fedecommissaria era una disposizione testamentaria attraverso la quale il testatore istituiva erede (nel qual caso si parlava di “fedecommesso universale” o “eredità fedecommissaria”) o legatario un soggetto determinato (detto “istituito”) con l'obbligo di conservare i beni ricevuti, che alla sua morte sarebbero andati automaticamente a un soggetto diverso (detto “sostituito”) indicato dal testatore stesso. Nel caso del precitato Giacomo Mendini, nel testamento si legge che tutti i beni elencati “siano sottoposti e soggetti a perpetuo fideicomisso con proibizione di qualunque alienazione perché l’assolata sua mente è che questi restino in perpetuo alle persone sotto nominate e vietare ad esse qualunque alienazione che sotto qualunque pretesto si volesse fare. A tale fideicomisso ha chiamato i figli Romedio Maria Quirino e Gioachino Antonio Filippo...”. I beni, quindi, dovendo rimanere sempre nella disponibilità della famiglia, erano di fatto inalienabili, rappresentando un grosso limite alla libera circolazione. Per tale motivo questo istituto in Italia fu abolito nel 1865.
L'atto testamentario si concludeva con la nomina dell'erede o degli eredi universali, seguita dalle sottoscrizioni del testatore e dei testimoni che avevano presenziato alla stesura.
Tra i testamenti pervenuti, ne descriverò una selezione che si distingue per particolari peculiarità; per i restanti, si rimanda all'elenco sottostante, che include anche scritti non riguardanti direttamente residenti di Dermulo, ma aventi comunque un legame con il nostro paese.[1]


Nel 1616 moriva in Val di Fassa, dove svolgeva l'ufficio di pievano, don Gaspare Inama di Dermulo, unico figlio maschio di Ercole, a sua volta discendente da una benestante dinastia di notai. Don Gaspare aveva due sorelle, Maddalena e Margherita (sposate rispettivamente con Giacomo Chilovi e Simone Cordini), le quali avevano già in parte beneficiato dell’eredità paterna ma che alla morte del fratello ricevettero ulteriori beni.
Purtroppo non disponiamo del testamento originale redatto nel 1615, ma alcune sue volontà ci sono note grazie a riferimenti contenuti in altri atti. Sappiamo, ad esempio, che egli lasciò al nipote Andrea Geri di Casez una somma di 10 ragnesi. Ben più consistente fu tuttavia il legato destinato alla chiesa di Dermulo, che beneficiò di un terreno a Cambiel del valore di 233 ragnesi.
Non da meno fu l'altro legato che disponeva di riservare e mantenere una camera con due letti nella casa del defunto Gaspare (attuale casa n. 1 a Dermulo) a beneficio dei poveri, ospitando e distribuendo cibo a seconda delle disponibilità. Tale onere, risultando eccessivamente dispendioso per gli eredi, nel 1617 fu commutato, con l’autorizzazione delle autorità superiori, in un versamento di 120 ragnesi alla chiesa di Taio e 200 ragnesi a quella di Dermulo, ricompensate poi con la celebrazione, rispettivamente di 12 e 24 messe perpetue in suffragio di don Gaspare.
Nel 1744, presso il convento dei frati francescani di Cles, Silvestro Inama di Dermulo, residente da anni a Taio, redasse il suo testamento. In esso menzionava le figlie sposate fuori paese ed eleggeva erede universale il figlio Giacomo Antonio, disponendo che, in assenza di discendenti maschili diretti, questi avrebbe dovuto devolvere alcuni beni immobili alla chiesa di Dermulo per un valore di 300 ragnesi. L'anno seguente, poco prima di morire e per evitare future controversie, Silvestro redasse un codicillo con il quale provvedeva personalmente all'assegnazione dei beni, specificando esattamente un prato a Pradapont, un arativo vignato alle Lenarde e un arativo vignato con un piccolo bosco alle Romenere.
Una situazione particolare e curiosa, riguardante la certezza di dover abbandonare i beni, ma anche l’altrettanta incertezza sui beneficiari, è quella manifestatasi nelle volontà di Giacomo Antonio Inama, morto a Taio nel 1782. Giacomo Antonio, unico figlio maschio del suddetto Silvestro Inama a raggiungere l’età adulta, era proprietario di un ingente patrimonio, disseminato principalmente fra Taio e Dermulo. Dal primo matrimonio di Giacomo Antonio con Barbara Andreis nacquero dopo il 1731 alcuni figli, ma tutti morirono ancora infanti. Dal secondo matrimonio, invece, contratto con Brigida Barbacovi, non nacquero figli. Giacomo Antonio redasse svariati testamenti e un gran numero di codicilli, dai quali traspare la sofferenza per non poter avere continuità nel suo casato. Per certi versi si dimostrò molto generoso con i suoi parenti di Dermulo, che oramai non erano proprio così prossimi (cugini di quarto o quinto grado), quali Giovanni Francesco Inama e Giacomo Inama. Il primo, in particolare, ereditò la vecchia casa a Dermulo e numerosi terreni. Poiché risiedeva come colono presso il maso di Castel Bragher, scelse conseguentemente di tornare a Dermulo per occuparsi di persona dei beni ricevuti. Il lascito, tuttavia, era condizionato al rispetto di vari parametri che miravano a garantirne la non alienabilità al di fuori dei membri della famiglia Inama. A Giacomo Inama, figlio di suo cugino di terzo grado Ottavio, donò dei terreni che il beneficiario già deteneva in locazione perpetua. In uno dei testamenti aveva beneficiato anche i fratelli Emer di Taio, figli di sua nipote Anna Maria (a sua volta moglie di Pietro Emer e figlia di Margherita Inama e Cristoforo Endrizzi di Don), ma successivamente, d’impeto, decise di escluderli. Ciò avvenne nonostante il notaio scrivente avesse cercato di ricondurlo a decisioni più coerenti. In uno scritto successivo, Giacomo Antonio ci ripensò e beneficiò nuovamente i fratelli Cristoforo, Domenico, Giacomo e Antonio Emer con 600 troni.
Ma il culmine del parossismo lo raggiunse con il suo figlioccio Luigi Panizza, che nominò erede universale, a condizione che aggiungesse il suo nome e cognome. Perciò il Panizza si chiamò “Luigi Giacomo Antonio Panizza Inama”. Tale attributo, nella forma Panizza-Inama, rimase per alcune generazioni, per poi scomparire. Non sono riuscito a capire se ci fossero stati problemi di natura governativa per mantenerlo ufficialmente, oppure se furono i discendenti stessi a non utilizzarlo.
Un testamento che fu provvidenziale per le dissestate finanze paesane fu quello conosciuto come “Legato Salà”. Tale lascito fu istituito nel 1716 da Giovanni Antonio Salà, originario di Nanno ma abitante a Tres. Il Salà aveva disposto per la comunità di Dermulo un lascito di alcuni terreni sul territorio di Tres, la cui rendita doveva servire per il mantenimento di un primissario a Dermulo. Per raggiungere lo scopo, Antonio donò anche la somma di 250 ragnesi. Non è mai stato possibile chiarire le ragioni di tale benevolenza verso la comunità di Dermulo, poiché il Salà, per quanto emerso, non intratteneva con essa alcun legame. L'unica spiegazione plausibile parrebbe risiedere nell'esortazione di un prelato presente alla redazione del testamento.
Un altro lascito testamentario, effettuato in tempi relativamente recenti, fu quello di Rosa Inama che nel 1922 permise al comune di Dermulo la costruzione del nuovo cimitero sulla p.f. 263/2 al Plantadiz. La donazione di Rosa fu determinante per dare esecuzione alle direttive delle autorità superiori che da diversi anni sollecitavano, senza successo, il comune di Dermulo alla costruzione di un nuovo cimitero.
Una disposizione curiosa si ritrova nel testamento di Maria, vedova di Tommaso Massenza, la quale, oltre ai soliti legati, donava alla figlia Maria, sposata con Baldassarre Cordini di Taio, finché fosse stata in vita “i frutti di un suo albero nomato pomaro nelle pertinenze di Dermullo situato a Campolongo”. Inoltre, Maria specificava che suo figlio non poteva impedire o perturbare la raccolta di detti frutti e obbligava la figlia a far celebrare una messa annua “in suffragio dell’anima della benefattrice madre”.
Altro documento di particolare interesse è quello redatto nel 1735 da Caterina, figlia del fu Giovanni Battista Brentari, detto Fangin, di Smarano, la quale prestava servizio come serva di casa presso Antonio Mendini di Dermulo. Nella casa dello stesso Antonio, alla presenza di numerosi testimoni — Pietro Antonio Mendini, Ottavio Inama, Giovanni Battista Inama, Vittorio Emer, Giuseppe Massenza e Gaspare Inama — Caterina espresse le sue ultime volontà. Ella dichiarò di voler essere sepolta nel cimitero di Dermulo e lasciò alla comunità locale una carità di pane, oltre a 120 troni destinati alla celebrazione di messe in suffragio. Eresse inoltre a suo erede universale il marito Simone Pollini di Sanzeno. Non mancò tuttavia di beneficiare anche la propria padrona Maddalena, moglie di Antonio Mendini, alla quale lasciò un paio di scarpe e una veste, e Margherita, vedova di Michele Inama, che ricompensò con una camicia per l’assistenza prestatale durante la malattia. Quanto espresso nel documento testimonia una profonda gratitudine sia verso la comunità di Dermulo sia verso i suoi padroni, lasciando tuttavia aperti alcuni interrogativi sulla sua vita familiare.
Infine suscita una certa tenerezza la figura di Anna Dorotea Mendini, figlia di Giacomo Antonio di Dermulo, andata in moglie a Giovanni Antonio Bergamo di Taio nel 1717, all’età di vent’anni. Già l’ultimo giorno di novembre del 1718 ella redigeva il proprio testamento, trovandosi a letto ammalata. Non conosciamo il motivo della sua degenza, ma si può verosimilmente escludere un problema legato al parto, poiché Anna Dorotea morì circa sei mesi più tardi.
Al momento della redazione del testamento erano presenti il marito e altri due testimoni. Per quanto riguarda le esequie — ottava, trigesimo e anniversario — ella ne affidò l’organizzazione al marito e agli altri eredi, «conforme la maggior loro pietà». Dispose inoltre la celebrazione di quarantacinque messe entro i tre anni successivi alla morte.
Lasciò una carità di pane e vino ai vicini di Taio; quattro troni e sei carantani alla confraternita del Santissimo Sacramento; nove file di coralli e un frontale di seta alla confraternita del Santo Rosario. Destinò infine vari capi di vestiario alla madre Anna, alle sorelle Margherita e Orsola, alla suocera Massenzia e alla cognata Maddalena.


CRONOLOGIA DEI TESTAMENTI E CODICILLI EMERSI DALLE RICERCHE ARCHIVISTICHE

DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

1579

Simone Massenza

Ferdinando Barbacovi

Testamento

Erede il cugino. Il documento è rovinato nella sua parte superiore dall’umidità.
 

Testamento di Simone fu Gaspare Massenza. Nella stua della casa di Romedio (?) presente lo stesso Romedio e suo figlio Nicolò (?) Giovanni fu Leonardo (Inama?), Giacomo fu Simone Pret e Antonio fu Giovanni? Mendini giurato (questi?) di Dermulo, Gaspare fu Matteo Leonardi di Taio, e Tadeo? fu domino Vittore de Leonardi anche di Taio testimoni pregati. Simone fu Gaspare Massenza sano di mente e di loquella redige testamento, ordina che il suo corpo sia sepolto nel cimitero della chiesa di San Giacomo di Dermulo, che il suo obito sia celebrato da due sacerdoti, lascia un legato di 5 troni? Alla chiesa di San Vigilio, e alle chiese di San Vittore e Santa Maria di Taio, e alla chiesa di San Giacomo di Dermulo. Lascia a suo zio Francesco Massenza una somma di denaro e a Giacomo Pret suo zio, un campo sito nelle pertinenze di Dermulo, nel luogo a Cavauden... Per tutto il rimanente di beni mobili e immobili elegge suo erede universale lo zio, maestro Matteo Pret di Dermulo.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE
29 novembre 1661

Ursula Manincor

Udalrico Barbacovi

Testamento

Usufrutto al marito, eredi i figli.

Ursula figlia di Vigilio Manincor di Revò e moglie di Giacomo Mendini, lascia alcuni effetti alla figlia Elisabetta moglie di Odorico Zenoniani di Sanzenone. Lascia l’usufrutto dei suoi beni al marito Giacomo e per il resto istituisce eredi i suoi figli Antonio e Giacomo.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

29 giugno 1664

Maria Massenza

Udalrico Barbacovi

Testamento

Annulla precedente, nuovi eredi.

Maria figlia del fu Domenico Massenza annulla il precedente testamento con il quale aveva eletto suo erede il nipote Giovanni Bonvicin e nomina eredi dei suoi beni, Vittore Massenza e Maria vedova del fu Giacomo Massenza, per essersi presi cura di lei.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

31 marzo 1670

Margherita Inama

G. Matteo Widmann

Testamento + codicillo

Lasciti alla chiesa.

Margherita figlia del fu Francesco Inama di Dermulo e vedova di Giorgio Rizzardi di Coredo, lascia sei cruciferi alla chiesa di San Giacomo. Per il rimanente nomina eredi universali Silvestro e Francesco Rizzardi suoi figli. Lo stesso giorno, correda il testamento di un ulteriore codicillo.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

21 novembre 1675

Cipriano Inama

Udalrico Barbacovi

Codicillo

Carità agli abitanti di Dermulo.

 

Cipriano Inama corredava al testamento già redatto in rogiti del fu Pietro Panizza, un codicillo con il quale legava la figlia Lucia a distribuire, dopo tre anni dalla sua morte, una carità di grano e pane agli abitanti di Dermulo.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

13 dicembre 1677

Simone Cordini

Antonio Barbacovi

Testamento

Eredi i nipoti.



Testamento redatto a Taio nella stanza del padre del notaio Barbacovi. Simone fu Baldassarre Cordini di Dermulo sano di mente e di parola, seduto su una sedia, lascia un’elemosina alle chiese di Santa Maria, San Vittore, Santi Filippo e Giacomo, Santa Giustina e San Vigilio. Vuole essere sepolto nel cimitero di Dermulo e lascia da celebrare alcune messe da parte del parroco di Taio. Lascia e lega di distribuire una fugaza e pane per ogni fuoco di Dermulo; un traiero di pane a tutti gli abitanti di Dermulo anche ai foresti; mezza quarta di sale a tutti anche ai foresti. A chi interverrà al suo funerale lascia una tronda. Lascia al parroco di Taio per seguire ai suoi legati un prato a Pramartinel e, se non fosse sufficiente, una arativa e vignata al Plantadiz. Lascia e lega a Udalrico figlio del notaio, 20 ragnesi. Il testatore lascia alle sue sorelle Maddalena e Elisabetta una somma di denaro ciascuna. Suoi eredi universali sono nominati il nipote (vulgo fiozo) Vittore fu Giovanni Antonio Bergamo e suo nipote Nicolò figlio di Francesco Arnoldi di Nanno, figlio della sorella Elisabetta.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

13 dicembre 1677

Silvestro Inama

Udalrico Barbacovi

Codicilo

Modifiche patrimoniali

Silvestro figlio del fu Vittore Inama cambia testamento, lascia alla fabbrica della chiesa di San Vittore di Taio 22 ragnesi, alla chiesa di Santa Maria di Taio 4 ragnesi, a quella di Dermulo 20 ragnesi e a Santa Giustina grano e vino. Al suo funerale e anniversario vuole che intervengano cinque sacerdoti e sia data una carità di pane ai vicini di Dermulo. A refrigerio dell’anima del suo defunto figlio Giovanni, quattro messe e carità di pane e una mossa di vino da distribuire ai vicini al prossimo Sant’Andrea. A Silvestro suo nipote figlio di Vittore 70 ragnesi, quando sarà sacerdote e celebri la messa. Per i nipoti Ottavio figlio di Vittore e Silvestro figlio di Giacomo e agli altri due figli di detto Vittore, Silvestro e Giovanni Giacomo, conferma il testamento.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

1 novembre 1681

Silvestro Inama

Udalrico Barbacovi

Codicilo

Ulteriori legati.



Silvestro Inama fu Vittore Inama sano di mente e di parola giacente a letto in grave senitute aggiunge un codicillo al testamento rogato dallo stesso notaio ed altro codicillo fatto in presenza del reverendo don Valentino Chilovi e del fratello Giovanni Romedio Chilovi notaio. Mutava questo codicillo con il quale lasciava alle chiese di Taio e Dermulo 20 ragnesi e a Santa Maria di Taio 5 ragnesi. Beneficia Giacomo altro figlio di Vittore e rispettivamente fratello. Aggrava Vittore di far celebrare una messa e passare gli alimenti a Barbara sua moglie e madre dei due figli Giacomo e Vittore.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

20 novembre 1681

Barbara Bonadiman

Udalrico Barbacovi

Testamento

Eredi i figli.



Barbara figlia del fu Giovanni Giacomo Bonadiman di Casez e vedova del fu Silvestro Inama, "in grave senitute costituita in lecto jacentes", …. Dice che vuole essere sepolta nel cimitero di Dermulo e a refirgerio dell’anima sua, vuole che siano celebrate le messe di San Gregorio. Lascia alla fabbrica di San Vigilio di Trento (?) alla chiesa di San Vittore e di Santa Maria di Taio due ragnesi ciascuna, due ragnesi alla confraternita del prezioso Corpo di Cristo di Taio, due ragnesi, alla chiesa dei Santi Filippo e Giacomo di Dermulo, due ragnesi, alla fabbrica della chiesa di Santa Giustina sotto Dermulo, due ragnesi alla confraternita di Santa Maria madre di Dio della villa e pieve di Sanzeno. Lascia a Silvestro figlio di suo figlio Giacomo, un letto di piuma e capezzale, e altre cose. Lascia a Vittore nipote figlio di suo figlio Vittore 5 ragnesi. Elegge suoi eredi universali i figli Vittore e Giacomo.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

29 aprile 1687

Lucia Bertoldi

Antonio Barbacovi

Testamento

Legati familiari.


Qui precostituita donna Lucia vedova di Vittore Massenza e figlia di Rocco Bertoldi giacente a letto sana di mente esegue testamento. Vuole che sia distribuita mezza quarta di sale e una mossa di vino agli abitanti di Dermulo e le solite elemosine alle chiese di Dermulo, Taio e San Vigilio. Lascia alla nipote Maria figlia di Simone Luchi di Segno 15 ragnesi, alla sorella Antonia, moglie di Giovanni Cordini di Taio, la sua mobilia e alla sorella Giacoma moglie di Simone Luchi di Segno una somma di denaro. Afferma di aver venduto un prato ai Visenzi ad Antonio Mendini e il ricavato deve essere dato a Giacomo Stancher. Oltre al predetto prato aveva venduto al Mendini una stregliva, ossia arativa e vignata alle Fasse confinante a detto Antonio Mendini e eredi Panizza e essa testatrice.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

11 ottobre 1689

Vittore Inama

Antonio Barbacovi

Testamento

Usufrutto alla moglie ed eredi universali i figli.

Vittore fu Silvestro Inama vuole essere sepolto nel cimitero della chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, vuole che si celebrino le messe nel settimo, trigesimo e anniversario da cinque sacerdoti ecc. Lascia una carità di pane e vino, ecc., lascia a San Vigilio, San Vittore e Santa Maria di Taio, Santi Filippo e Giacomo di Dermulo, Santa Giustina e San Rocco di Coredo troni 1. Espone di aver ricevuto 200 ragnesi come dote dalla sua consorte Anna Maria, assicurata come da testamento del suo genitore Silvestro, e la lascia usufruttuaria. Al figlio Vittore lascia la casa detta casa di sotto dove può costruirsi una stufa o coabitare con la madre Anna Maria, con l’obbligo di fornire 20 ragnesi all’anno in vino e grano. Lascia un lavezzo un paroletto, una segosta, due tondi, due piatti di peltro, due taieri, con ragione di poter lasciare i suoi mobili agli eredi, e tre carri di legna. A Barbara, moglie di Simone figlio di Giacomo Leonardelli di Coredo, lascia la somma di 400 ragnesi per dote, compresi in questa altri 40 lasciati da Silvestro suo genitore. Espone di aver ricevuto la dote di Domenica figlia di Paolo Endrizzi di Caltron, moglie del figlio Giovanni Giacomo in 100 ragnesi in mobili, in tre paia di buoi, sette stara di grano e altri 15 ragnesi in pepe ecc. sui quali era stata posta cauzione. Nomina suoi eredi i figli Giovanni Giacomo, Ottavio e Vittore e in sostituzione la figlia Barbara. Viene citato l’altro figlio il reverendo Silvestro prete. Il figlio Vittore in età pupillare sarà tutorato da Bartolomeo fu Romedio Fuganti di Taio.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

4 gennaio 1690

Vittore Inama

Antonio Barbacovi

Codicillo

Comunione beni.

Il magnifico Vittore fu Silvestro Inama di Dermulo, vuole cambiare una parte di testamento e prescrive che i suoi tre figli Giovanni Giacomo, Ottavio e Vittore, debbano rimanere dopo la morte del testatore in comunione dei beni. Dispone di lasciare alla nipote Anna Maria figlia di Giovanni Giacomo la somma di 25 ragnesi. Lascia alla nuora Domenica per il buon servizio dato nella casa 15 ragnesi di prelegato.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

20 settembre 1695

Maddalena Mendini

Udalrico Barbacovi

Testamento

Erede fratello. Nel 1699 aggiunge un codicillo.

Testamento di Maddalena figlia del fu Giacomo Mendini, vedova di Filippo Cavosi di Sfruz. Vuole essere sepolta nel cimitero di Dermulo. Lascia a Domenica figlia di Antonio Mendini sua nipote la sua cassa; ad Anna moglie di Giacomo Mendini e a Lucia figlia di detta Anna altre cose e nomina erede il fratello Antonio Mendini.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

15 novembre 1699

Maddalena Mendini

Udalrico Barbacovi

Codicillo

Annullamento parziale.


Maddalena vedova di Filippo Cavos nata Mendini annulla quella parte di testamento fatta in atti di questo notaio dove parla del legato fatto di due stari di tritico da distribuire in tronde ai vicini di Dermulo e in luogo di questo, al suo funerale, vuole che siano distribuite ai vicini di Dermulo cinque quarte di frumento e il giorno di Santa Maddalena, altre cinque quarte in pane. Annulla anche il legato fatto a suo nipote Giacomo Mendini figlio del fratello Giacomo. Il rimanente lascia inalterato.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

22 aprile 1703

Lucia Valemi

don V. Chilovi

Legato

Dall'urbario della confraternita del Santo Rosario trascritto da don Valentino Chilovi arciprete di Taio e protonotario apostolico.

Nella cucina dell’abitazione di Giovanni Domenico Massenza alla presenza di Giacomo figlio di Giacomo Mendini e Giovanni Emer sarto testimoni. Presente Lucia vedova di Luca Massenza, sana di mente ma inferma e in letto decombente ha disposto i seguenti legati. Messe all’obito, settimo, trigesimo e anniversario. Carità di pane e vino da distribuire ai vicini di Dermulo. Somme varie alla chiesa di Dermulo e di Taio. Una messa perpetua ogni anno nel giorno di Santa Lucia vergine e martire e se fosse quel giorno impedito, si faccia il giorno seguente, sottoponendo per questo un suo fondo arativo nelle pertinenze di Dermulo ossia di Sanzeno luogo detto a Cavauden. E tale fondo vuole la legante pervenga a Giovanni Domenico Massenza suo figlio e dei suoi discendenti con l’obbligo di detta celebrazione.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

3 giugno 1703

Antonio Cordini

don V. Chilovi

Legato

Dall'urbario della confraternita del Santo Rosario trascritto da don Valentino Chilovi arciprete di Taio e protonotario apostolico.

Nella canonica di Taio alla presenza di Vittore Ferdinando Floriano Concini e Pietro Antonio Panizza. Antonio Cordini lascia legati pii alla capella di Santa Maria di Taio. Altri due ragnesi che deve Vittore Gilli per legato di sua moglie ? lasciati alla confraternita del SS. Sacramento. E più passa nella resa dei conti al medesimo Antonio Cordini come sindaco ? della compagnia a favore di detta compagnia. In più esso Cordini lasciò e donò alla parrocchiale di San Vittore 5 ragnesi in grano alla tassa da esigersi presso Gregorio Endrizzi che tanti gli doveva per residuo di un bosco vendutogli.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

2 febbraio 1705

Marina Inama

don V. Chilovi

Legato

Dall'urbario della confraternita del Santo Rosario trascritto da don Valentino Chilovi arciprete di Taio e protonotario apostolico.  Marina era figlia di Antonio fu Marino III Inama e sorella di Lucia moglie di Antonio VI Mendini.

Alla presenza di Antonio Rosetta sartore e Dorotea moglie del fu Giovanni Battista Massenza di Dermulo testimoni pregati. Presente Marina moglie del fu Tommaso Massenza di Dermulo sana di mente ma inferma in corpo, lascia gli infrascritti legati pii. Obito, settimo, trigesimo e anniversario con cinque sacerdoti per ciascuna volta. Per cinque anni lascia una messa all’anno da cantarsi a Dermulo il giorno di Santa Marina, nome della legante. Per due anni una messa bassa da celebrarsi per l’ottava della festività di tutti i santi. Messe gregoriane more antiquo, e alla commemorazione dandosi alla chiesa ragnesi sei in effetti alla bassa. (Sono chiamate messe gregoriane quelle celebrate per trenta giorni consecutivi in suffragio di un defunto.) Una carità di traeri uno pane e una mossa di vino alla comunità e forestieri della villa di Dermulo una volta sola, obbligandosi sui suoi beni per il mantenimento di detti legati.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

1 novembre 1706

Marino Inama

Baldassarre Bergamo

Testamento

Usufrutto alla moglie ed erede la figlia.

   

Il magnificus dominus Marino Inama di Dermulo, sano di mente e di loquela redige testamento. Dice che vuol essere sepolto nel cimitero di Dermulo e se morisse a Piano, pieve di Ossana, sia sepolto in quel cimitero. Al suo obito, settimo, trigesimo e anniversario commanda che la messa sia celebrata da cinque sacerdoti. Lascia denaro alla chiesa di San Vigilio di Trento, di Dermulo e a Santa Giustina, a San Vittore e Santa Maria, alla confraternita del Santissimo Sacramento. Lascia il denaro per celebrare sei messe il giorno della festa dei Santi Cipriano e Giustina nella chiesa di Dermulo, a refrigerio della sua anima e dei suoi successori. A tutti i vicini dell'università della villa di Dermulo una carità di pane e di vino colato. Al suo anniversario comanda che venga distributa ai convicini una carità di sale bianco. Ai convicini che parteciperanno al decimo anniversario della sua morte una carità di pane. Lascia la moglie Domenica usufruttuaria di tutti i suoi beni e, in caso non volesse abitare assieme a sua figlia Maria moglie di Bartolomeo Bernardelli di Piano, lascia l’usufrutto della stufa della cucina e del revolto nella sua casa a Dermulo, con diritto di passaggio sia per la porta di sopra che di sotto e con beneficio del somasso e della soffitta per collocare e triturare il suo grano. Per il resto dei suoi beni mobili e immobili elegge erede la figlia Maria, moglie di Bartolomeo Bernadelli della villa di Piano, Pieve di Ossana in Val di Sole.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

10 luglio 1712

Antonio Mendini

don V. Chilovi

Legato

Dall'urbario della confraternita del Santo Rosario trascritto da don Valentino Chilovi arciprete di Taio.

Nella casa canonicale presenti Silvestro Inama e Giovanni Giacomo Inama di Dermulo, Antonio Mendini di Dermulo sano di corpo e intelletto, lascia cinque ragnesi per le chiese di Taio e Dermulo; una carità di pane e vino ai vicini di Dermulo; una carità di quarte una di sale ai vicini di Dermulo. Le messe gregoriane. Lascia a Lucia, ossia la figlia di Giacomo Antonio Mendini e nezza del testatore, 10 ragnesi obbligando tutti i suoi beni in adempimento di essi legati.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

18 novembre 1713

Valentino Inama

don V. Chilovi

Legato

Dall'urbario della confraternita del Santo Rosario trascritto da don Valentino Chilovi arciprete di Taio.

Il documento è così intestato: 18 novembre 1713, vigilia dell’idulgenza plenaria concessa dal papa per divertire (allontanare) la peste dalla Diocesi trentina. Qui presente Valentino Inama di Dermulo sano di mente e di corpo, lasciò i seguenti legati in suffragio dell’anima sua: obito, settimo, trigesimo, anniversario con sei sacerdoti. Una carità di pane di traieri uno e mosse (non specificato quante) ai vicini di Dermulo. Alle chiese di Taio e Dermulo. Ecc. E ciò fu scritto alla presenza di Simone fu Bernardo Lucchi e Anna Caterina vedova Signorini abitante in canonica e Michele Hagen sarto e monego parrocchiale. 



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

6 agosto 1715

Gregorio Endrizzi

don V. Chilovi

Legato

Dall'urbario della confraternita del Santo Rosario trascritto da don Valentino Chilovi arciprete di Taio.

Nella casa dell’infrascritto legante presente don Pietro Panizza e Pietro Antonio Mendini di Dermulo. Qui presente Gregorio Endrizzi sano di mente e infermo di corpo, lascia a sua moglie Caterina e sua figlia Massenza un suo letto di piuma e una capra con l’obbligo di far celebrare dopo la sua morte due messe, una volta sola, dimodochè il letto e la capra dopo la morte del medesimo restino di ragione e di dominio della figlia, riservato sempre l’usufrutto alla moglie. Lascia anche "un lavezzo di bronzo, parolo e un padellino e questi tre in godimento della moglie".



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

5 marzo 1716

Anna Barbacovi

don Giacomo Vielmi

Legato

Dall'urbario della confraternita del Santo Rosario. Scritto da padre Giacomo Vielmi predicatore di Taio e Torra come confessore della medesima donna Anna e delegato dal monsignor reverendissimo arciprete.

Presente donna Anna moglie di Giacomo Antonio Mendini, lasciò in suffragio dell’anima sua i seguenti legati: obito, settimo, trigesimo e anniversario con nove messe per ciascuna officiatura. Una carità di pane e vino per una volta sola. Una carità di mezza quarta di sale ai vicini di Dermulo così come la carità di pane e vino.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

16 marzo 1716

G. Antonio Salà

G.F.Barbacovi

Legato

Regola per l'accettazione del legato.


A Dermulo nella piazza solita erano stati convocati i vicini aventi diritto alla regola per discutere su quanto disposto da Giovanni Antonio Salà di Nanno abitante a Tres, ovvero di far celebrare in perpetuo due messe a settimana nella chiesa dei santi Filippo e Giacomo di Dermulo, dando al sacerdote per ciascuna messa traieri 7, parte in denaro e parte in grano e avena. Per assicurare ciò, consegnava alla comunità i beni che il giorno prima erano stati dati a livello a suo genero Giuseppe Brida. Con gli interessi al 7 % ricavati dal capitale investito, si pagheranno le due messe settimanali. La comunità avrebbe così un sacerdote dimorante nella villa che potrebbe celebrare le due messe e anche le altre. Per quanto sopra si era chiesto ed ottenuto il placet dal vicario Spaur. Per cui Giovanni Antonio Salà ha trasferito ai vicini di Dermulo la facoltà di esigere da Giuseppe Brida l’annuo livello sui seguenti terreni (omissis elenco di tutti i terreni a Tres) dai quali si ricavano annualmente dal Brida in grano e segale 23 ragnesi. In tutto sono 104 messe che con l’importo dei 7 traieri l’una per elemosina, arriverebbero a 40 ragnesi e 2 troni, per cui mancherebbero 17 ragnesi e 2 troni. Per questa somma mancante il Salà consegna ai regolani la somma di 250 ragnesi che essi si obbligano a investire per ricavare con gli interessi al 7 %, i 17:2 ragnesi mancanti. Con tale importo sommati ai 23 ragnesi di cui sopra si arriva  ai 40 ragnesi e due troni necessari per la celebrazione delle messe. In più il Salà ha versato a Giovanni Giacomo Inama sindaco della chiesa altri 30 ragnesi per il discomodo delle messe e se risultasse mancare qualcosa, in modo che non potesse essere molestato il Salà. La comunità è obbligata di dar conto delle messe celebrate.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

29 settembre 1717

Caterina Bertoldi

don V. Chilovi

Legato

Dall'urbario della confraternita del Santo Rosario trascritto da don Valentino Chilovi arciprete di Taio.

Alla presenza dei testimoni Pietro Antonio Mendini e Giacomo Michele Hagen e pure Ferdinando Concini dottore medico. Caterina vedova di Antonio Inama, lasciò in suffragio dell’anima sua i seguenti legati: obito, settimo, trigesimo e anniversario con quattro messe per ciascuna officio; una somma alle solite chiese di Taio e Dermulo e in più a Santa Giustina; una carità di pane di traeri uno e una mossa di vino ai vicini di Dermulo. A Marino, suo figlio minore, lasciò un parolotto, lavezzo, trepiedi e altri mobili di ragione della legante con l’obbligo di pregare per la sua anima. La predetta Caterina vedova Inama lascia 30 ragnesi, per altro promessi e obbligati nella carta dotale, a Maria Orsola sua figliola che devono essere pagati dai suoi quattro figlioli in ragnesi sette e mezzo ciascuno.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

11 ottobre 1717

Marino Inama

don V. Chilovi

Legato

Dall'urbario della confraternita del Santo Rosario trascritto da don Valentino Chilovi arciprete di Taio che a sua volta l'ha ricavato da una nota di don Pietro Panizza.

Alla presenza dei testimoni pregati: il venerabile fra Bartolomeo Sandri eremita dei SS. Cipriano e Giustina e Giacomo fu Nicolò Mendini. Qui presente Marino figlio del fu Antonio Inama di Dermulo infermo di corpo ma sano di mente e intelletto lasciò in suffragio dell’anima sua gli infrascritti legati pii. Obito, settimo, trigesimo e anniversario con tre messe per ciascuna officio. Nella festività di San Marino vescovo, una messa bassa per anni cinque. Nella festività di Santa Caterina vergine e martire, una messa cantata perpetuis futuri temporibus in refrigerio dell’anima della sua fu madre Caterina, il qual legato assicura su un’arativa e vignata loco detto alle Marzole pertinenze di Dermulo.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

30 novembre 1718

Anna D. Mendini

don G.V. Chilovi

Testamento

Dall'urbario della confraternita del Santo Rosario trascritto da don Giorgio Valentino Chilovi arciprete di Taio da scritture notarile e in copia da donn Pietro Cordini.

Anna Dorotea figlia del nobile Giacomo (Antonio) Mendini di Dermulo e moglie di Antonio figlio del magnifico Andrea Bergamo di Taio, sofferente nel letto della casa Bergamo, sana di mente, loquela e intelletto con testimoni Francesco Bergamo di Taio e Antonio Matarello abitante a Taio, con la presenza del marito, lascia per il suffragio della sua anima: obito, solito funerale, ottava, trigesima e anniversario con numero di messe ad arbitrio di esso Antonio e altri suoi eredi conforme alla maggior loro pietà. Messe 45 celebrate nello spazio di tre anni da qualunque sacerdote. Una carita di pane e vino da distribuire ai vicini di Taio. Alla confraternita del Santissimo Sacramento quattro troni  e sei carantani. Alla confraternita del Santo Rosario i suoi coralli in 9 file e un frontale di seta. Ed ad Anna sua madre un suo gipone nero di saglia in commutazione del suo rosario nell’incotro ed occasione del suo obito. A Margherita sua sorella un busto rosso di cigron A Orsola altra sua sorella un grembiule di tela A Massenza sua suocera, moglie di Andrea Bergamo, una veste di bombace e un paro di scarpe. A Maddalena sua cognata figlia di Andrea Bergamo un gipone verde di fioretto e lana.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

8 gennaio 1720

Valentino Inama

don V. Chilovi

Legato

Dall'urbario della confraternita del Santo Rosario trascritto da don Valentino Chilovi arciprete di Taio.

Alla presenza di Pietro Antonio Mendini, presente Valentino Inama sano di mente e infermo di corpo. Lascia una carità di pane e vino ai vicini di Dermulo e una piccola somma di denaro alle chiese di Dermulo e di Taio.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

22 gennaio 1720

P. Lorenzo Panizza

G.F.Barbacovi

Testamento

Erede il nipote.

Testamento di Pietro Lorenzo fu Ferdinando Panizza che nomina erede suo nipote figlio del fu Melchiore.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

3 aprile 1724

Anna Ramponi

G.F.Barbacovi

Codicillo

Conferma erede. Aveva già fatto testamento in rogiti Barbacovi 20 gennaio 1720, che annullava assieme al presente codicillo, con testamento del 4 febbraio 1734 (vedi sotto)

Anna moglie di Pietro Lorenzo Panizza redasse un codicillo, ritenendo valido il testamento, fatto salvo l’istituzione in favore del nipote Pietro Ferdinando Bonaventura figlio di Melchiorre, e allo stesso modo quello in favore delle nezze figlie della fu Anna Elisabetta, sua figlia e rimanendo erede universale suo figlio Ferdinando.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

22 dicembre 1725

Enrico Endrizzi

don G.V. Chilovi

Testamento

Dall'urbario della confraternita del Santo Rosario trascritto da don Giorgio Valentino Chilovi arciprete di Taio.

Legati pii di Enrico Endrizzi sarto di Dermulo dettati alla presenza dei testimoni Giacomo figlio di Silvestro Inama e Vittore figlio di Giovanni Giacomo Inama. All’obito, settimo, trigesimo e anniversario per ogni sacrificio l’arciprete con tre sacerdoti. Lascia alla fabbrica di San Vigilio 6 carantani e alla confraternita 6 carantani; alla parrocchiale 6 carantani e lo stesso per Santa Maria che per la chiesa di Dermulo. Lascia una carità di pane e vino ai fuochi facienti della villa di Dermulo con celerità al possibile. (nota di don Chilovi: elargita la carità di pane e vino 8 gennaio 1726).



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

30 gennaio 1726

Francesca Tamè

don G.V. Chilovi

Testamento

Dall'urbario della confraternita del Santo Rosario trascritto da don Giorgio Valentino Chilovi arciprete di Taio.

Francesca vedova di Giovanni Endrizzi di Dermulo alla presenza don Pietro Panizza e Melchiorre Gregori,  lasciò le seguenti messe: all’obito e settimo messe quattro, trigesimo e anniversario quattro, più una carità di pane e vino ai fuochi facenti di Dermulo.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

30 dicembre 1726

Maria ved. Massenza

don G. V. Chilovi

Testamento

Dall'urbario della confraternita del Santo Rosario trascritto da don Giorgio Valentino Chilovi arciprete di Taio

Al cimitero della venerabile chiesa figliale con la presenza dell'infrascritto notaio, del nobile Giacomo Mendini e Pietro Antonio Mendini, monego, entrambi di Dermulo. Qui presente Maria vedova di Tommaso Massenza di Dermulo in suffragio dell’anima sua lascia i sotto scritti legati pii. Obito e settimo messe tre. Trigesimo messa cantata dal rev. parroco e così di anno in anno per lo spazio di anni 10 e questi sacrifici per elemosina fondati sopra una pezza di terra arativa e vignata dotale nelle pertinenze di Dermulo loco detto al Campolongo. Oltre comanda che alla fine dell’anno dopo la sua morte venghi distribuita dagli eredi una carità di pane e vino ai vicini di Dermulo che assicura sopra l’orto dotale appresso la casa della legante. Più lascia per donativo ed affetto materno alla sua figlia, collocata in matrimonio con Baldassarre Cordini di Taio, vita durante d’essa figlia, i frutti "d’un suo albero nomato pomaro nelle pertinenze di Dermulo a Campolongo con espresso commando a suo figlio che non abbi sotto verun pretesto molestare e perturbare la raccolta di essi pomi ne impedire la più detta figlia rispettiva sorella e così e con ogni altro miglior modo e forma coll’obbligo alla medema figlia di una messa annua vivente in suffragio dell’anima della benefattrice madre".



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE
14 agosto 1728

Pietro Mendini
Caterina Valemi

Giovanni Coletti

Testamento congiunto

Eredi i due nipoti Valemi e fratelli Mendini. Il 18 maggio 1728 Caterina e Pietro avevano redatto testamenti individuali che poi furono annullati e sostituiti dal presente atto. Nel 1729 però i coniugi stillarono altri due testamenti riportati più sotto.

Il nobile Pietro fu Nicolò Mendini di Dermulo abitante a Taio e sua moglie Caterina figlia di Giovanni Valemi di Taio domiciliati nella casa della stessa Caterina, redigono testamento e annullano quanto donato con rogiti Panizza e altre scritture fatte prima. Comandano che i loro corpi siano tumulati nel cimitero della chiesa di San Vittore. Siano celebrate la santa messa al settimo, trigesimo e anniversario. Siano celebrate 100 messe entro l’anno della loro morte. Lasciano 6 carantani a S. Vigilio di Trento, una carità di una mezza quarta di sale, un traier di pane e mezza mossa di vino per focatim ai vicini di Taio. Attesa la povertà del marito, la moglie lascia quanto lei aveva portato nella casa maritale di Dermulo. Lascia il marito usufruttuario della sua eredità fatti salvi i sopradetti legati. Lascia al fratello Giovanni Valemi un terreno ai Fagnai e una a Zona, un campo ai Sassi nelle pertinenze di Taio ai fratelli Barbacovi; nomina eredi universali i due nipoti Giovanni e Gaspare Valemi figli del fratello Giovanni, e così fa Pietro. Per quanto riguarda la sostanza di Dermulo, Pietro ha nominato eredi universali i suoi fratelli Pietro Antonio, Giovanni e Giacomo Mendini, gravando loro di una distribuizione focatim di un traier di pane, una mossa di vino e 12 sante messe entro l’anno dalla sua morte. Lascia alla chiesa di San Giacomo troni uno in grano.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE
1 febbraio 1729

Pietro Mendini

don G.V. Chilovi

Testamento

Dall'urbario della confraternita del Santo Rosario don Giorgio Valentino Chilovi arciprete "scrisse e ricevette in voce la disposizione per l’anima alla coscienza".

Alla presenza di Caterina moglie e di Giacomo Mendini fratello, Pietro Mendini di Dermulo abitante a Taio giacente a letto sano di mente, loquella e intelletto, ma bensì infermo di corpo, lascia alcuni legati da adempiere entro un anno. 18 messe da celebrare nella chiesa di Dermulo, cioè un ofizio per cadauna volta con una carità di pane e vino ai vicini di Dermulo. In quanto per l’anima sua in Taio da suffragarsi, il tutto rimette nel libero arbitrio della moglie.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE
17 novembre 1729

Caterina Valemi

don G.V. Chilovi

Testamento

Dall'urbario della confraternita del Santo Rosario trascritto da don Giorgio Valentino Chilovi arciprete di Taio da Rogiti Torresani di Cles.

Caterina vedova Pietro Mendini dispone: 1)  che il suo cadavere sia sepolto nel cimitero della parrocchiale di Taio. 2)  L’obito, settimo, trigesimo e anniversario sia celebrato da dodici sacerdoti per ogni volta. 3) Vengano celebrate entro un anno dalla sua morte 100 messe. 4) Sia distribuita una minela di sale ai vicini di Taio entro un anno dalla sua morte e nello stesso giorno le sia celebrata una messa. 5) Due messe perpetue da celebrarsi una la vigilia di San Pietro e l’altra nel giorno dello stesso santo, però non impedita, sottoponendo a tale legato un suo fondo ai Sassi nelle pertinenze di Taio. E ora a tale aggravio è tenuto Romedio Chilovi quale compratore del fondo.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE
21 gennaio 1731

Margherita Panizza

don G.V. Chilovi

Testamento

Dall'urbario della confraternita del Santo Rosario don Giorgio Valentino Chilovi arciprete "desunto dall’originale del suo sostituto sacerdote Bergamo".

Nella stufa della casa della legante Margherita Inama con la presenza dei testimoni don Pietro Panizza e Silvestro Inama, Giacomo Inama, Gaspare Busetti figlio di Bartolomeo Busetti di Rallo abitante in Campo Tassullo. Margherita ha disposto che venga sepellita nel cimitero dei SS. Filippo e Giacomo con l’intervento di 15 sacerdoti per obito, settimo, trigesimo e anniversario. Vengano celebrate le messe di San Gregorio nello spazio di un anno da suo fratello don Pietro. Vengano celebrate 30 messe per anni 30 nel giorno della sua avvocata Santa Margherita da qualunque sacerdote benvisto dagli eredi. A san Vigilio sei carantani per una volta; una carità di pane e vino alla comunità di Dermulo; altra carità di sale ai vicini di Dermulo entro un anno con la celebrazione di una messa cantata e 5 basse. Alla confraternita del Santissimo Sacramento due quarte di frumento per una volta. Alle chiese di Taio e Dermulo due quarte di frumento ciascuna.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

27 marzo 1731

don Pietro Panizza

G.F.Barbacovi

Testamento

eredi i suoi nipoti.


Alla presenza di Antonio Bonaventura Innocenzo Barbacovi figlio del notaio, Pietro Demedis notaio, Giobatta Zattoni, Giovanni Antonio Lorenzoni, Vittore Inama, Antonio Rosetta e Melchiorre Endrizzi testimoni chiamati dal notaio e dal testatore. Don Pietro Panizza vuole che i suoi eredi facciano scrivere sulla pietra sepolcrale il suo nome e cognome e che fu il fondatore del nuovo beneficio Panizza….lascia alla chiesa di Dermulo 5 ragnesi….una carità di mezza quarta di sale ai vicini e ai foresti di Dermulo (anche Taio) e in quell’occasione venga celebrata una messa con tutti i sacerdoti di Taio. un anno dopo la sua morte vuole che venga distribuita una mossa di vino e un traere di pane ai vicini e foresti di Dermulo (anche Taio) Alle signore Anna Caterina moglie di Pietro Dalpiaz di Terres, Barbara moglie di Pietro Martinelli di Campo Tassullo e Margherita moglie di Cristoforo Endrizzi di Don, lascia 10 Ragnesi ciascuna…Istituisce suoi eredi universali Giacomo Antonio, Pietro Andrea e Silvestro figli della fu diletta sua sorella Margherita moglie di Silvestro Inama di Dermulo.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE
26 giugno 1733

Silvestro Inama

N. Panizza

Legato

Il documento proviene dalla trascrizione fatta dal parroco Chilovi nel registro della confraternita del Rosario.

Legati pii lasciati dal signor Silvestro figlio del magnifico Silvestro Inama, nel suo testamento del 26 giugno 1733 in rogiti di (mancante) Le messe per l’obito, settimo, trigesimo e anniversario, siano celebrate da tutti i sacerdoti delle pievi di Taio e Torra. Lascia a San Vigilio un tron, alle chiese di San Vittore, Santa Maria, SS. Filippo e Giacomo quattro troni in tanto grano. Lascia che gli siano celebrate 200 messe in sei anni da sacerdote benvisto dall’erede suo fratello. Lascia a ognun fuoco di Taio tre carantani di pane e una mossa di vino e a ognun fuoco di Dermulo, una minela di sale, pane carantani tre e una mossa di vino.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

5 luglio 1733

Antonio Mendini
Maddalena Rizzardi

Ferdinando Panizza

Legato



Legati pii dei coniugi Antonio e Maddalena Mendini. Lasciano per ciascuno di loro al loro obito, settimo, trigesimo e anniversario che siano fatte 8 messe. Al funerale la candela e l’elemosina all’arciprete tre troni e tre troni di offerta e ai sacerdoti  troni 3:2 di elemosina. Lasciano a San Vigilio di Trento due ragnesi e alla chiesa di Dermulo quattro  ragnesi in grano dopo la loro morte. Lasciano alla parrocchiale di Taio alla confraternita del santissimo (Santissimo Sacramento) e a Santa Maria due ragnesi in grano. Lasciano che gli vengano celebrate le messe di san Gregorio per cadauno da celebrarsi da chiunque sacerdote benvisto dall’erede entro un anno dopo la loro morte. Lasciano per ciascuno una mossa di vino e carantani 3 di pane di frumento ai vicini di Dermulo, un anno dopo la loro morte, con offizi  di 4 messe. Lasciano così pure una mezza quarta di sale da distribuire un anno dopo la loro morte con offerta di 4 messe. Lasciano che si facciano celebrare 4 messe per anno per venti anni da ben visto sacerdote dal loro erede. Lascia il detto Antonio per legato pio una carità di 6 ragnesi di pane di frumento da distribuirsi il giorno martedì delle rogazioni, davanti alla porta della sua casa, a chi accompagna la processione, sottoponendo per tal aggravio un quarto di Decima sopra un terreno nelle pertinenze di Sanzeno, a Cavauden. Lasciano un legato perpetuo di 12 messe annuali da celebrarsi dal primissario nella chiesa di Dermulo: il giorno di San Antonio Abate, il giorno di San Romedio, il giorno della conversione di San Paolo, a San Valentino, San Biasio, di San Zeno, di San Antonio da Padova, il venerdì dopo l’ascensione, a Santa Elisabetta, santa Maria Maddalena, il primo sabato del mese di Agosto, a Santa Lucia dal loro erede che darà al primissario un tron e tre carantani in denaro e 1 tron e tre carantani in grano per ciascuna messa, legando per queste 12 messe un terreno arativo in Sgolma di 4 Stari circa, e un’altra arativa pertinenze di Dermulo a Cavauden detta il Campo del Conz, di semenza 4 stari circa,  Con l’obbligo per l’erede (Giacomo Mendini II) di dare 20 ragnesi alla chiesa per una volta per il consumo delli utensili e cera con la ragione e….lazione dell’erede di poter sborsare alla comunità di Dermulo 180 ragnesi che siano ben fondati e ben assicurati con obbligo della comunità di far celebrare le dette 12 messe. Se ci fosse qualche avanzo dei 180 ragnesi, devono essere impiegati a vantaggio della comunità. L’erede può far celebrare le messe da qualunque sacerdote, però nei modi sopra stabiliti.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

13 luglio 1733

Michele Inama

don G. V. Chilovi

Testamento

Dall'urbario della confraternita del Santo Rosario trascritto da don Giorgio Valentino Chilovi arciprete di Taio dall’originale del sacerdote Bevilacqua.
 

Alla presenza di Pietro Antonio Mendini, Ottavio Inama, Giacomo figlio maggiore di Michele e di sua moglie, testimoni pregati. Michele Inama dispone di essere seppelito nel luogo della sua famiglia accompagnato da quattro reverendi sacerdoti con giusta elemosina in stile del paese. Vuole che gli vengano fatti il settimo, trigesimo e anniversario per  ognuno dei quali gli siano celebrate quattro messe con i soliti offici. Entro 10 anni gli venga celebrata una messa cantata il giorno di San Michele e tale messa viene fondata sul suo campo al Campolongo e dovrà essere pagata da sua moglie alla quale spetta far rispettare i legati. Alla moglie, lascia il campo in usufrutto e poi le devono succedere i suoi figli. Lascia a San Vigilio 6 carantani, a San Vittore un tron, ai SS. Filippo e Giacomo due troni, e alla chiesa di Coredo due troni. Vuole che ai vicini e abitanti a Dermulo siano distributi un traere di pane e una mossa di vino focatim.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE
4 febbraio 1734

Anna Ramponi

G.N. Bergamo

Testamento

Erede Ferdinando Panizza

Testamento di Anna Ramponi vedova di Pietro Lorenzo Panizza. Dice di annullare il precedente testamento in rogiti Barbacovi 20 gennaio 1720 e 3 aprile 1724. Lascia una minella di sale a quelli di Dermulo. Beneficia le sue nipoti figlie del figlio fu Melchiore Panizza e cioè A. Caterina sposata Giovanni Sandri di Tuenno, A. Elisabetta con Giovanni Battista Marzani di Nogaredo, A. Margherita con Giovanni Domenico Inzigneri di Nogaredo. Lascia 400 ragnesi a Pietro Antonio Panizza figlio della fu Anna Elisabetta fu consorte del reverendo Filippo Antonio Panizza, a quel tempo notaro, figlia della testatrice. Beneficia Anna Caterina sorella di Pietro Antonio sposata con Giacomo Antonio Angeli di Cloz, e i figli di Anna altra fu sorella sposata con Marco Fedrigoni di Rovereto. Beneficia pure Anna Felicita altra figlia della testatrice sposata in prime nozze con Giacomo Antonio Inama di Fondo e ora con Giuseppe Scalfi; beneficia Anna Barbara altra figlia della testatrice moglie di Vigilio Luchi di Sarnonico; beneficia Margherita Andreana moglie di cancelliere Tommasini di Tres altra figlia. Per il resto lascia erede il figlio Ferdinando Panizza.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE
17 maggio 1735

Caterina Brentari

G.N.Bergamo

Testamento

Erede il marito.


Nella casa del nobile Antonio Mendini, alla presenza dello stesso Antonio, di Pietro Antonio Mendini, Ottavio Inama, Giovanni Battista Inama, Vittorio Emer, Giuseppe Massenza e Gaspare Inama. Caterina figlia del fu Giovanni Battista Brentari, detto Fangin, di Smarano redige testamento, e in caso morisse vuol essere sepolta a Dermulo, alla cui comunità lascia una carità di pane come pure a Smarano. Lascia alla sua padrona Maddalena, moglie di Antonio Mendini, un paio di scarpe, una veste a Antonia moglie di Pietro Antonio Mendini, e un busto ciascuno per le figlie Domenica e Maddalena, (dovrebbe essere figlie di Pietro Antonio ma non risultano). Inoltre, una camicia a Margherita vedova di Michele Inama per averla assistita nella malattia, lascia infine 120 ragnesi per celebrare tante messe e annulla il suo precedente testamento  nominando erede universale il marito Simone Polini di Sanzeno.

 
DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE
7 luglio 1735

Giacomo Antonio Mendini

G.V. Chilovi

Legato

Il documento proviene dalla trascrizione fatta dal parroco Chilovi nel registro della confraternita del Rosario dall'originale del sacerdote Emer.

Nella casa dei nobili fratelli Giacomo e Antonio Mendini, presenti Antonio Endrizzi e Giuseppe figlio di Simone Tamè testimoni. Giacendo a letto il nobile signor Giacomo Antonio figlio del fu Giacomo Mendini sano per la Iddio grazia di mente, il quale “considerando essere la morte certa l’hora di quella incerta” ha destinato provvedere all’anima sua come segue comanda che il suo corpo sia sepellito nel cimitero della chiesa dei SS. Filippo e Giacomo nel luogo consueto della sua famiglia, all’obito gli siano celebrate dodici messe e al settimo, trigesimo e anniversario dieci messe. Alla chiesa di San Vittore tre ragnesi per una volta; alla chiesa di Santa Maria due ragnesi italiani in denari; alla compagnia dell’augustissimo Sacramento ragnesi cinque in denari. Alla parrocchia di Sanzeno ragnesi tre in denari. Comanda pro semel (per una volta) siano sborsati alla chiesa di Dermulo otto ragnesi per fare una pianetta nera (paramento sacerdotale) e un abito. Vuole che vengano celebrate in perpetuo due messe, una il giorno di Sant’Antonio abate e l’altra di Sant’Antonio di Padova con l’elemonsina di due troni e tre carantani. E queste sono fondate con il consenso di suo fratello, sul suo arativo e vignato al Bertus, fra i suoi confini, sul quale vi sono altre otto messe per la primissaria. Vuole che in perpetuo sia distribuita una tronda il lunedì delle rogazioni a quelli che saranno in processione, cioè stara due e mezzo di frumento, per il cui mantenimento ha sottoposto al consenso del fratello due luoghi arativi e vignati, uno alle Late e l’altro al Caperdon (Camperdon). E nei cinque anni venturi gli siano celebrate dieci messe all’anno dai padri zoccolanti o da altro benvisto sacerdote… Comanda che a tutti quelli che accompagneranno il suo corpo alla santa terra gli sia data una tronda del valore di un carantano, oppure un carantano di denaro. Vuole che sia distribuita dall’erede una carità di pane e di vino e mezza quarta di sale per ogni vicino di Dermulo.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE
21 settembre 1735

Caterina Bertoldi

G. V. Chilovi

Legato

Il documento proviene dalla trascrizione fatta dal parroco Chilovi nel registro della confraternita del Rosario.

Qui presente Caterina vedova del fu Gregorio Endrizzi di Dermulo, inferma di corpo bensì libera di mente e loquela lasciò in suffragio della sua anima i seguenti legati. Obito, settimo, trigesimo anniversario con l’intervento di tre sacerdoti. 30 messe nello spazio di 30 anni da celebrarsi dall’arciprete con la contribuzione di due troni per messa, fra la settimana dopo l’ottava dei defunti. Una carità di pane e vino ai vicini e forestieri di Dermulo, sottoponendo un suo luogo dotale a Cambiel, pertinenze di Dermulo. Scritto a Dermulo alla presenza di Giovanni Battista Inama sindaco della chiesa figliale del luogo.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

2 febbraio 1737

Antonio Mendini

Ferdinando Panizza

codicillo

Codicillo al testamento del 5 luglio 1733.

Nella stua della casa del notaio, presenti Giovanni Mendini e Giovanni Battista Inama entrambi di Dermulo, testimoni pregati. Avendo Antonio Mendini lasciato un legato pio il 5 luglio 1733 di 12 messe da celebrarsi a Dermulo e avendo lasciato per detto legato, due campi nelle pertinenze di Dermulo, comanda che il suo erede non possa ciò sostituire con un censo di 180 ragnesi, ma rimangano sempre i detti campi per assicurazione. Se l’erede volesse contravenire, lascia tal ragione alla comunità di Dermulo e quanto avanza sia di utile alla comunità. Lascia per legato pio che gli siano celebrate 50 messe entro un anno dalla sua morte. Lascia che gli siano celebrate 100 messe con un officio di 5 messe all’anno da farsi dll’arciprete di Taio con altri quattro sacerdoti, con l’elemosina di 3 troni all’arciprete e 2 ciascuno agli altri sacerdoti. Nello spazio di venti anni sia adempiuto questo legato. Lascia a quel sacerdote che lo assisterà nel passaggio a miglior vita, un ducato in specie.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

18 luglio 1743

Ferdinando Panizza

G.F.Barbacovi

Testamento

Erede Pietro Antonio Panizza


Ferdinando Panizza lascia 5 ragnesi alla chiesa dei SS. Filippo e Giacomo di Dermulo e una carità di pane e vino entro due anni dalla morte ai vicini di Dermulo. Dispone che enga aggregato al beneficio del fu Stefano Panizza un livello perpetuo che pagano gli eredi di Giovanni Tamè; un livello che paga Antonio Rosetta su un arativo in parte su Dermulo e parte su Taio, detto alle Fogette, un livello che paga Simone Tamè su un campo a Campolongo come in rogiti Panizza, cioè sei orne di brascato. Beneficia le nipoti Anna Elisabetta moglie di Giovanni Battista Marzari e Anna Margherita moglie di Giovanni Domenico Giustiniani della Villa di Nogarè. Beneficia la sorella Anna Felicita moglie in seconde nozze del chirurgo Giuseppe Scalfi di Fondo, con l’obbligo di consegnare la metà ad Alberto Ferdinando Inama figlio del fu Giacomo Antonio, e in prime nozze, della predetta Felicita. La casa a Dermulo nel luogo alli Marini, con orto contiguo e diversi terreni come da compera fatta da Bortolo Bernardelli di Val di Sole. Un livello di due stari di frumento e due di segala che pagano gli eredi di Giovanni Mendini. Piu un paio di manzi con gli utensili bovini, con le semenze che tiene l’affitalino come da contratto di locazione. Lascia alla sorella Margherita Andreana, moglie del cancelliere Giovanni Vigilio Tomasini di Tres, alcuni terreni a Tres e livelli a Tuenetto. Lascia ai figli e eredi della sorella Anna Barbara moglie di Giovanni Vigilio Lucca di Sarnonico, oltre a altri capitali anche: un livello perpetuale che paga Simone Tamè su un luogo arativo e vignato a Dermulo, al Blaum, di due stari di frumento, due di segale, uno di lente, un’orna di brascato e la metà del brascato di detto luogo. Un campetto al Fossà, di 10 quarte di semenza, un canevaro alle Fontanele stesse pertinenze, un affitto francabile che paga Massenza vedova di Antonio Endrizzi di 50 ragnesi, un livello di due orne di brascato che paga Giacomo fu Giovanni Giacomo Inama. Alla moglie Vittoria Veronica figlia del fu Silvestro Pasotti di Tuenno lascia in usufrutto la sua casa a Taio, nel luogo detto a Cros, con orto contiguo e la clausura di sotto luogo a Santa Maria. Nomina erede universale il dott. Pietro Antonio Panizza, nipote e figlio di don Filippo Panizza. Fra i testimoni compaiono Vittore figlio di Ottavio Inama di Dermulo e Giovanni figlio di altro Giovanni Tamè della pieve di Sanzeno ambi abitanti in Taio.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

12 agosto 1743

Ferdinando Panizza

G.F. Barbacovi

Codicillo

Modifiche.



Nella casa del codicillante, presenti Matteo Panizza, Francesco Gilli, Martino Calovi, Ferdinando Bergamo e Giovanni Tamè testimoni. In presenza di Ferdinando Panizza siccome aveva fatto testamento il 18 luglio, vuole che abbia pieno valore e ha cambiato alcune cose per cui ha disposto quanto segue: lega alla sorella Felicita moglie di Giuseppe Saverio Scalfi di Fondo e a suo figlio Alberto Ferdinando Inama 2500 ragnesi divisi per metà che dovranno essere pagati da Pietro Antonio Panizza suo erede universale e in tal modo revoca le disposizioni fatte rispetto ai beni di Dermulo ed altrove. Ai figli e eredi di Barbara fu moglie di Giovanni Vigilio Luca di Sarnonico, invece dei beni lega una somma di 2000 ragnesi. Ad Andreana altra sua sorella moglie di Giovanni Vigilio Tomasini, lega 2500 ragnesi.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

9 novembre 1744

Silvestro Inama

G. A. Miller

Testamento

Erede Giacomo Antonio Inama


Silvestro Inama della villa e pieve di Taio, vuole essere sepolto nel cimitero di Taio, lascia 18 carantani alla fabbrica di San Vigilio, e ai confratelli della compagnia del Santissimo Sacramento di Taio, un carantano di pane per ciascuno che accompagnerà il suo cadavere. Ai confratelli che non potranno intervenire lascia un soldo di pane. Per dieci anni dopo la sua morte il giorno dell’anniversario tutti i sacerdoti di Taio si devono portare sulla sua tomba. Ordina poi i seguenti legati: nel trigesimo sia distribuita mezza quarta di sale sottile a tutti i vicini e abitanti di Taio. A tutti i vicini di Dermulo una quarta di sale sottile o un peso di grossa e 6 carantani di pane di formento e una mossa di vino entro il termine di un anno dalla sua morte, per fuoco e una sola volta. Lascia cinque ragnesi a ciascuna chiesa di Taio in tanto grano interzato, dieci ragnesi alla chiesa di Dermulo e otto alla chiesa di san Rocco di Coredo. Per due anni dopo la sua morte vengano distribuiti due stari di frumento di pane a quelli di Dermulo che interverranno alla processione delle rogazioni che passa per la villa di Dermulo, sopra il ponte della casa del testatore. Lascia alla nipote Maria figlia di Maria Caterina figlia del testatore grano e denaro. A Caterina nezza figlia dell’antedetta Maria Caterina, moglie di Pietro Dalpiaz di Terres venti ragnesi. Ai figli e eredi della fu Barbara fu moglie di Pietro Martinelli di Campo Tassullo, nipoti e nezza rispettivamente del testatore 20 ragnesi. A Margherita e Maria nezze figlie della sua fu figlia Margherita moglie di Cristoforo Endrizzi di Don, ragnesi 15 ciascuna. Nomina erede universale il figlio Giacomo Antonio avuto dalla fu sua consorte Margherita Panizza. Se con il figlio venisse a cadere la linea mascolina, ordina che vengano estratti tanti beni immobili del valore di 300 ragnesi da consegnarsi alla chiesa di Dermulo che avrà l’obbligo di far celebrare in perpetuo sei messe in suffragio del testatore fra l’ottava della commemorazione dei morti.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

31 marzo 1745

Silvestro Inama

G.A. Miller

Codicillo

Legato pio


Giacente a letto languente di corpo ma sano di mente, per evitare litigi riguardo ai 300 ragnesi che dovesse avere la chiesa in caso di estinzione della linea mascolina, ha pensato di assegnare egli stesso i beni: primo, un prato pertinenze di Dermulo detto al Pra dal Pont di stari; secondo, un arativo vignato alle Lenarde ossia Cambiello; terzo, un arativo vignato con pezzetto di bosco alle Romenere di stari 4 circa. Annulla il legato fatto a Maria figlia di sua figlia Caterina fu moglie di Francesco Antonio Micheli, essendo questa morta prima del codicillante senza eredi.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

8 maggio 1745

Giacomo Mendini

G.F. Barbacovi

Testamento

Fidecommesso


Giacomo fu Giacomo Mendini sano di mente e loquela a letto gravemente infermo ha disposto testamento ordinando che il suo corpo venga sepolto nella sepoltura dei suoi antenati nel cimitero della chiesa di Dermulo. All’obito venga accompagnato da nove sacerdoti che saranno compensati da congrua elemosina e una decente candela. Gli stessi sacerdoti devono essere presenti anche all’ottava, trigesimo e anniversario. Alla fabbrica di San Vigilio lascia troni 1. Alla chiesa d Dermulo 3 ragnesi per una volta da pagarsi entro l’anno della sua morte in tanto grano interzato alla tassa; identica cosa alla chiesa di San Vittore, alla chiesa di Santa Maria e alla confraternita dell’augustissimo Sacramento di Taio. Lascia una carità di mezza quarta di sale per ogni fuoco di Dermulo sia ai vicini che foresti. Subito dopo la sua morte vengano fatte celebrare dai padri riformati di Cles per l’ammontare di 14 ragnesi e per pagare questi si ricaveranno dagli interessi che paga l’onoranda comunità di Banco. Che entro il termine di anni tre dalla morte gli vengano celebrate 500 messe, 100 delle quali saranno celebrate dai frati del venerabile convento della santissima Vergine Inviolata di Riva e le restanti 400 dai padri reformati di Cles e dai sacerdoti della Pieve di Taio. A tutti si deve dare la solita elemosina. Lascia a Caterina figlia di Bartolomeo Inama a titolo di legato pio un campetto a Cavauden pertinenze di Sanzeno, sperando che essa pregherà per l’anima di esso testatore. In piu sottopone a perpetuo fideicomisso tutti i seguenti terreni: un gaggio sopra la villa di Dermulo, alle Sorti, tale quale come si ritrova; un arativo e vignato con due pezzi di prato al Plantadiz; un arativo vignato a Lamport con una sorte di roveri aderente; un campo a Cavauden sopra la strada a cui confina a nord il testatore con campo sottoposto e surrogato al legato dei coniugi Antonio e Maddalena Mendini, altresì fondato su questo campo e ora inserito nel presente fedecomisso; un campo a Cavauden pertinenza di Sanzeno; un campo a Cavauden pertinenze di Dermulo; un prato a Pramartinel; un prato ai Vicenzi; un prato con una casa detta “la casa vecchia mendina; un censo attivo presso la comunità di Banco di 300 ragnesi; un censo attivo presso Bartolomeo Parolini di Banco di 200 ragnesi (rogiti Marinelli di Casez) Due capitali di 100 ragnesi e 10 ragnesi che paga Stefano Casari di Smarano (rogiti Widmann di Coredo) Un censo di ragnesi 100 che paga Baldassarre Brentari di Smarano. Un censo di Ragnesi 100 che paga Domenico Gilli di Taio (rogiti Demedis) Tre censi che paga il sig. Pietro Antonio Barbacovi e suoi nipoti di Taio, uno di 40 ragnesi (rogiti Simoni di Tres), uno di 60 ragnesi (rogiti Panizza) e uno di 50 ragnesi (rogiti dottor Antonio Bonaventura mio figlio) e questo pagato per accollazione fatta a favore di Michele Bergamo. Un censo di 40 ragnesi che pagano i fratelli Bartolomeo Fuganti e Giovanni Antonio Fuganti di Taio (rogiti Demedis) Un gaggio a Ponte Alto; un arativo e vignato a Fagnai pertinenze di Taio e ultimo un arativo vignato con prato aderente, a Poz con altro prato pure contiguo detto la Fasseta. Tutti i beni qui sopra il testatore vuole siano sottoposti e subiugati a perpetuo fideicomisso con proibizione di qualunque alienazione perché l’assolata sua mente è che questi restino in perpetuo alle persone sotto nominate e vietare ad esse qualunque alienazione che sotto qualunque pretesto si volesse fare. A tale fideicomisso ha chiamato i figli Romedio Maria Quirino e Gioachino Antonio Filippo in mancaza di eredi maschi dopo tutte le varianti (riguardo ai discendenti) sostituirà il figlio maggiore Giacomo Antonio Anastasio sempre ad esclusione delle femmine. Se nemmeno questo avesse figli maschi allora la figlia più vecchia di Romedio Maria e dopo la morte di questa subentrino i maschi della medesima. Alla figlia Maria Antonia per dote la somma di 1000 ragnesi parte in mobili e il residuo per un terzo in buon terreno, un terzo in tanti buoni censi e un terzo in vino e grano interzato alla tassa e bestiame. Se andasse monaca lascerebbe la stessa somma ma se per entrare nel monastero si richiede il pronto denaro così si supplica la Contessa Margherita nata e vedova Thun si degni comprare censi e terreni per tale fine. Se restasse Maria Antonia nubile lascerà la stessa somma e gli eredi devono darle un congruo albergo. Alla sua consorte Maria Veronica Bott lascia le sue doti in parte ricevute e in parte da ricevere come si ricava dal libro domestico, per cui i suoi eredi devono pagare la somma non pagata e assicurare la madre su vari beni. Inoltre siccome dalla fu donna Orsola, vedova Bott, era stata lasciata la somma di 300 ragnesi per legato, i suoi eredi devono assegnare a Maria Veronica dei censi. Istituisce curatrice e tutrice dei suoi figli e prega il cognato Lorenzo Bott per la buona educazione e mantenimento delle proprie facoltà e per questo sia fatta una descrizione privata con confidenti e non pubblico inventario. Se Maria Veronica non volesse abitare con i figli, il che non crede, oltre alle sue doti e decente albergo, annualmente un botticino di vino buono, 4 stara di grano da fare pane con 4 stari minestra e pure i necessari utensili. Come prelegato lascia ai suoi due figli minori (Romedio Maria e Gioachino) il grano, vino, bestiame, tutti gli attrezzi bovarezzi, tutti i mobili e utensili presenti al momento della morte del testatore nelle sue case a Dermulo nel modo che Giacomo Antonio Anastasio non ne possa prendere nessuno. La casa dove abita il testatore sia di piena ragione dei due figli minori invece quella presso la casa di castel Bragher, in vicinanza dell’abitazione di Ottavio Inama, spetti a Giacomo Antonio. Per il rimanente non espresso, rimangono eredi tutti e tre i figli. Se qualcuno non rispettasse il suo volere, sia privato dell’eredità fino alla legittima e il rimanente vada ad accrescere la parte degli altri.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

17 luglio 1745

Ottavio Inama

G.N.Bergamo

Testamento

Eredi i figli.


Nella stufa del testatore presenti Giovanni Giacomo fu Giovanni Giacomo Inama, Giovanni Giacomo fu Michele Inama, Giovanni Battista fu Antonio Inama, e il figlio Giovanni, Romedio figlio di Giacomo Mendini, Bartolomeo Inama e Vittore Tamè. Qui sedendo a tavola il magnifico Ottavio Inama redigeva testamento. Vuole essere sepolto nel cimitero di Dermulo e al settimo, trigesimo e anniversario gli vengano celebrate quattro messe per ciascuna volta e altre 24 nello spazio di quattro anni dalla sua morte. Che venga distribuita una carità di pane e vino e di sale entro due anni dalla morte ai vicini. Lascia a San Vigilio tre carantani. Lascia ai suoi due figli Giacomo e Silvestro un campo e prato alla Casetta del valore di 380 ragnesi, indipendentemente dall’altro figlio Vittore, che aveva acquistato in rogiti Barbacovi di Taio. Lascia per dote alla figlia Anna Maria 60 ragnesi oltre ai mobili che ha già ora. Espone di aver avuto per Margherita, moglie del figlio Giacomo 80 ragnesi e altri 70 come in rogiti Giuliani e per questo la assicura su una porzione di casa che ora abita costituita da un cortile, una stalla, stabi e anditi sopra e le assegna adesso per allora questa casa. Lascia padrona e usufruttuaria la moglie Lucia nata Fedrizzi, vivendo però vedova. Per tutto il resto lascia eredi i suoi tre figli Giacomo, Silvestro e Vittore in porzioni uguali.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

1 ottobre 1747

Marina Massenza

A.B. Bergamo

Testamento

Eredi i figli.


Presenti Giovanni Battista fu Antonio Inama e Domenico Massenza testimoni. Qui seduta su una cadrega Marina figlia e erede di Giovanni Battista Massenza, moglie di Bartolomeo Inama. (Molto simile al documento redatto nel 1750. Con differenza che i due figli Antonio e Giovanni Battista erano eredi universali).



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

19 gennaio 1749

Matteo Panizza

A.B. Bergamo

Testamento

Erede la figlia


Testamento di Matteo Panizza. Elisabetta sua figlia erede universale.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE
7 febbraio 1750

Maria Inama

Cristoforo Franceschini

Legato

Il documento proviene dalla trascrizione fatta dal parroco Franceschini nel registro della confraternita del Rosario.

Nella stua della casa del maso dell’illustrissima contessa Margherita Thun. Qui giacente a letto Anna Maria, figlia nubile del fu Giacomo Inama, dispone che il suo corpo venga decentemente sepolto con l’intervento di dieci sacerdoti, tanto all’obito, quanto al settimo, trigesimo e anniversario e in occasione della sua sepoltura venga data oltre all’elemosina anche una decente candela. Che entro due anni venga corrisposta mezza quarta di sale ai vicini di Dermulo, accompagnadola con una messa. Che per dieci anni venga celebrata una messa il giorno della vigilia dell’assunzione di Maria. E ciò alla presenza di suo fratello Giacomo Inama. All’atto sono presenti anche il venerabile eremita dei santi martiri Cipriano e Giustina, Giovanni Battista Rosetti e di Bartolomeo fu Pietro Martinelli di Campo Tassullo.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE
1750

Pietro Antonio Mendini

Pietro Antonio Panizza

Legato

Il documento proviene dal registro della confraternita del Rosario.


Per l’obito ha lasciato che venga accompagnato da quattro sacerdoti e parimente per il settimo, trigesimo e anniversario vengano celebrate quattro messe per volta. Vuole che vengano celebrate sei messe, una volta all’anno per sei anni da qualunque sacerdote in qualunque luogo. Lascia sette carantani a San Vigilio. Ha raccomandato che dai suoi eredi venga distribuita una carità di pane e vino ai fuochi facienti della villa di Dermulo



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

1 maggio 1750

Marina Massenza

A.B. Bergamo

Testamento

Eredi i figli.


Testamento di Marina Massenza. Sedendo su una cadrega Marina erede di Giovanni Battista Massenza e moglie di Bartolomeo Inama, dice di aver fatto testamento in rogiti del padre del notaio il 1 ottob e 1747 ma ora vuol cambiare qualcosa. Alle figlie Orsola e Veronica aveva lasciato la somma di 100 ragnesi ciascuna da pagare in 4 rate dopo il loro matrimonio con bestiame, grano o vino, o fondi. Siccome aveva istituito suoi eredi i figli Giovanni Battista e Antonio, a questo ultimo ora lascia solo la legittima ossia un terreno a Campolongo e se non fosse sufficiente una parte di casa a Dermulo. Per il resto erede sarà il figlio Giovanni Battista Inama. Il 1 maggio 1750 a Taio venne redatto un altro documento a corredo di quello sopra. Giovanni Battista Inama figlio di Bartolomeo e Marina si obbliga a mantenere i suoi genitori tanto di vitto che di vestito e assisterli nel bisogno assicurando ciò sui suoi beni presenti e futuri. E questo Giovanni Battista Inama muraro ha fatto perché i genitori gli hanno donato tutti i loro beni con la facoltà di farne ciò che vuole ad eccezione di quelli soggetti a censi e livelli. Però deve adempiere a tutto quanto sopra altrimenti ritorneranno in mano ai genitori.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

1753

Stefano Panizza

A.B. Bergamo

Testamento

Eredi i nipoti.


Testamento di don Stefano Panizza giacente a letto infermo. A Stefano Panizza suo nipote la casa comprata dai Bergamo. Nomina poi diversi membri della famiglia i cui nominativi sono utili per la ricostruzione genealogica. Giuseppe altro nipote fratello di Stefano, Girolama sorella del don moglie di Pietro de Medis, Anna Maria sua nipote moglie di Giovanni Battista Valentinotti. Anna Barbara sua sorella moglie di Giovanni Valentini di Tassullo, Pietro fu Pietro Frasnel suo nipote. Nomina eredi universali i suoi nipoti Giuseppe e Stefano figli del fu Giorgio Panizza. Però se venisse a abitare in codeste parti Matteo o Alberto fu Giovanni Maria Panizza, suo fratello ora abitante a Verona, sono obbligati a dare un’abitazione.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

7 dicembre 1759

don Filippo A. Panizza

F.V. Barbacovi

Testamento

Erede il figlio Pietro Antonio


In casa Panizza presente fra i testimoni Vittore fu Ottavio Inama. Don Filippo Antonio Panizza redige testamento. Lascia a Caterina moglie di Giacomo Antonio Angeli di Cloz, figlia avuta con Anna Elisabetta Panizza sua moglie quando era secolare così, ai figli della sua fu figlia Anna moglie di Pietro Fedrigoni di Rovereto per il rimanente nomina erede suo figlio Pietro Antonio Panizza.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

10 agosto 1759

Giacomo Mendini

G.P Demedis

Atto

Annulla legato


Fu esposto da Giacomo Mendini di Dermulo che siccome nel suo testamento del 8 maggio 1745 del fu Giovanni Francesco Barbacovi abbia lasciato come legato a Caterina, moglie di Giuseppe Massenza detto Tomelin, un arativo posto a Cavauden pertinenze di Sanzeno con la condizione che essa lo dovesse assistere nell’infermità, ora però per non averlo assistito, annulla tale legato.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

2 maggio 1767

Vittore Tamè

G.B.Rizzardi

Testamento

Eredi figli


Vittore Tamè di Dermulo, giacente a letto gravemente infermo, decide di fare testamento. Vuole essere sepolto nel cimitero di San Vittore di Taio con l’intervento di cinque sacerdoti. Vuole che siano celebrate cinque messe per il suo anniversario. Lascia 6 carantani a San Vigilio e una carità di pane e vino agli abitanti di Dermulo. Avendo avuto da sua moglie Barbara 270 ragnesi come dote, li vuole assicurare su un suo fondo a Campolongo. Lascia alla moglie Barbara, se vive vedova, l’usufrutto di tutto il suo avere da condividere coi suoi eredi. Se non volesse vivere con i suoi figli, lascia l’usufrutto della cucina, la sala e così parimente la stufa, come pure l’uso della stalla e la possibilità di metter le frugi a minor danno degli eredi. Barbara deve essere curatrice dei due figli minori, assieme a Giuseppe Tamè di Dermulo. Per tutto il resto nomina eredi i suoi figli Giovanni Maria, Romedio e Giovanni Battista.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

3 aprile 1769

Barbara Andreis

A.B. Barbacovi

Testamento

Erede il marito


Testamento di Barbara Andreis di Mechel, moglie di Giacomo Antonio Inama di Taio, giacente a letto. Lascia la carità di  mezza quarta, ossia 10 libre, di sale ai vicini di Taio e Dermulo, anche foresti. A Barbara figlia di Giovanni Giacomo Inama lascia un vestito rosso e turchino. Beneficia Maria Agnese Springhetti serva di casa. Alla moglie di Giovanni Battista fu Vittore Tamè, boiaro in casa maritale, una veste per farsi il vestito. A Marina moglie di Giovanni Giacomo Inama un corpetto di panno. Beneficia la nipote Carolina figlia di suo fratello Paolo Andreis. Lascia i restanti beni a suo marito.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

16 ottobre 1771

Antonio Inama

A.D. Widmann

Testamento

Eredi figlie.
 


Costituito messer Antonio fu Giovanni Battista Inama di Dermulo sano di mente, senso, viso, udito, loquela, intelletto e poco indisposto di salute corporale ha ordinato il presente testamento. Il suo corpo dopo la morte sia sepolto nel cimitero di Dermulo, nel luogo dei suoi antenati. Lascia 25 ragnesi in tante sante messe in suffragio della sua anima. Al funerale elemosina di mezza quarta di sale per fuoco di Dermulo. Lascia sei carantani a S. Vigilio di legato per una sola volta. Lascia a sua moglie Caterina Fedrigoni di Rumo tutta la sua facoltà, e le figlie non possano pretendere niente in vita della madre. Antonio aveva ricevuto 50 ragnesi e un letto fornito per 20 ragnesi da Bartolomeo Mendini, quando Giovanni figlio di Bartolomeo, aveva sposato sua figlia Maria ed era andato a vivere con lui. Quindi suo genero può levare dalla massa questi 70 ragnesi. Lascia alla figlia Maria moglie di Giovanni Mendini la sua casa con orto, broilo e anditi attorno presso quella dei nipoti fu Giovanni Battista Inama “di la dal ri sopra la chiesa” con fieni e fruggi e altre merci che ci saranno al momento della sua morte. Nonché tutte le arti, bovi d'ogni sorte e che per uso di detti bovi servono, con il lavezzo mezzano della tenuta di mosse sette in otto e questo per i servigi fatti avuti fino a quel momento e futuri prestati al testatore. Per tutto il resto nomina eredi universali le sue due figlie legittime e naturali dalla sua predetta consorte, Dorotea moglie di Tommaso Paoli di Nanno e Maria suddetta moglie di Giovanni Mendini in due parti uguali, eccetto il suddetto prelegato.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

31 agosto 1773

Margherita Bergamo

B. Bergamo

Testamento

Legati figli


Testamento di Margherita moglie di Giacomo fu Ottavio Inama che vuole essere sepolta a Dermulo. Lascia a Lucia, sua figlia moglie di Michele Rosetta di Taio, 40 ragnesi, a Maria figlia nubile pure 40 ragnesi, ad Anna Maria maritata a Brescia 10 ragnesi, lascia 300 ragnesi, ai tre figli Giuseppe, Giacomo Floriano e Giovanni Battista.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

3 febbraio 1776

Giacomo A. Inama

G.P. Andreis

Testamento

Assetto complesso


A Cles nel convento di Sant'Antonio nella cella del reverendo Urbano da Tres, seduto sopra una panca Giacomo Antonio Inama di Taio redige testamento alla presenza di diversi frati. Dice che vuole essere seppellito nel cimitero di Taio e che al funerale e al settimo, trigesimo e anniversario debbano intervenire tutti i sacerdoti delle pieve di Taio, Torra e castel Bragher. Lascia 3 ragnesi alla chiesa di Dermulo e altro denaro alle chiese di Taio. Entro l’anno della sua morte lascia come legato da distribuire ai vicini e foresti di Taio e Dermulo, 11 libre di sale grossa o mezza quarta di sale sottile e così anche dopo il secondo e il terzo anno dopo la sua morte. Lascia alla sua consorte Brigida Barbacovi 400 fiorini in vari capitali fra i quali anche 30 ragnesi presso la comunità di Dermulo. Lascia pure un fondo a Segno che Giacomo Antonio aveva acquistato da Eleonora Barbacovi (nata Inama), madre di Brigida e anche la Chiesura al di la della casa e la casa. Nell'evenutalità che gli eredi ne avessero bisogno devono procurarne un’altra con caratteristiche ben descritte. Lega a Giovanni Francesco Inama abitante a Taio: la casa di origine di esso testatore che si trova in Dermulo; il campo presso detta casa assieme al bosco di sotto che arriva fino alla strada per andare al Prato Martinel; il prato Martinel verso Rivalem sino alla Roggia Lunga di circa 19 stari; il bosco contiguo verso Rivalem; un campo nominato il Campo Vechel; un prato contiguo nominato il Campo Vechel confinante con beneficio Panizza e il fosso; un greggio a Cambielotto con due pezzetti di bosco contigui al bosco di esso legatario Giovanni Francesco. In caso manchi sua discendenza maschile e non potendoli vendere prima dei 40 anni dalla sua morte. Se non ci fossero maschi fra i discendenti di Giovanni Francesco, allora saranno eredi i figli maschi di di Giovanni Giacomo Inama. Se anche questo non avesse figli maschi, Baldassarre figlio di Silvestro Inama. Se nemmeno questo avesse discendenza maschile, allora i discendenti maschili di Giovanni Battista Inama di Coredo. Lascia a Giovanni Francesco Inama il prato al Capitel di due stari con l’obbligo di far segnare sopra la sepoltura Inama di Dermulo, ogni anno in perpetuo le sera di ogni santi e la mattina seguente dei morti con elemosina di mezzo tron al parroco. Alle sorelle Lucia e Cecilia figlie del fu Vittore Inama 25 ragnesi ciascuna che deve pagare Giovanni Francesco e questo deve dare alla sua matrigna due stari di formentazzo all’anno se essa non volesse vivere con lui. A Barbara figlia di Giovanni Giacomo Inama e sorella di Giovanni Francesco, lascia 50 ragnesi da pagarsi dai suoi eredi. Alle figlie di sua sorella Maria Caterina vedova Dalpiaz, Margherita e Caterina 50 ragnesi. A Giacomo figlio di Ottavio Inama la ragione di esigere tre stari di formento e quattro stari di segala e uno staro di panizzo annualmente che tiene il testatore sui fondi posseduti da Giacomo e dei quali lo stesso legatario gode l’enfiteutico utile dominio. A Baldassarre figlio di Silvestro Inama  il diretto dominio sopra il fondo arativo e vignato a Cambiel cioè la ragione di esigere sopra quel fondo 5 ragnesi ad anno in ordine all’investitura. Come prelegato lascia la metà della casa ai figli della fu Barbara moglie di Pietro Martinelli di Campo Tassullo e a Pietro figlio della fu Margherita moglie di Cristoforo Endrizzi di Don altra sorella. Eredi universali nomina sua sorella Caterina e poi nipoti figli delle sue sorelle ed esecutore testamentario il reverendo don Giuseppe Panizza assistito da Giovanni Francesco Inama.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

16 agosto 1776

Giacomo A. Inama

G.P. Andreis

Codicillo

Modifiche. Il presente codicillo restò annullato mediante il testamento fatto il 26 giugno 1781 in rogiti Lorenzo Campi dottore e notaio di Campodenno.

Giacomo Antonio Inama estende un codicillo al suo testamento. Toglie nove stari di prato al Pramartinel che in tutto erano 19 e erano stati lasciati a Giovanni Francesco Inama e li lascia invece ai suoi eredi. Lascia a Giovanni Francesco il suo genuflessorio presente nella chiesa di Taio che deve rimanere dei suoi figli e discendenti in perpetuo. Se volesse alienare i prati a Martinel devono esibirli a Pietro Antonio Panizza.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

18 ottobre 1777

Giacomo A. Inama

G.P. Demedis

Codicillo

Annulla precedente. Il presente codicillo restò annullato mendiante testamento 26 giugno 1780 in rogiti Campi di Campodenno.

Giacomo Antonio Inama di Taio giacente a letto, asserisce di aver gia fatto testamento e codicillo in rogiti del notaio Giovanni Paolo de Andreis di Mechel. Ma asserisce di fare questo secondo codicillo dove conferma il testamento in favore di Brigida Barbacovi sua consorte e annulla invece il primo codicillo. Lascia alla moglie una posata d’argento e tutti i suoi vestiti e bagattelle donnesche. Lei potrà vivere in casa con gli eredi se lo desidera. Nomina esecutori del suo testamento don Giuseppe Panizza e Giovanni Francesco Inama. Lascia il terreno a Vin a Domenico Panizza e un prato in Pramartinel  alla sua nezza Marianna moglie di Antonio figlio di Rocco Fuganti. Lascia a Lucia Mendini di Dermulo, sua serva attuale, 10 ragnesi da dare al tempo del suo matrimonio. Alle figlie di Giuseppe Inama di Dermulo 16 ragnesi, quindi 8 per ciascuna, che altresì gli doveva Giacomo loro avo. A Giovanni Michele figlio di Gaspare Inama che è suo famiglio uno staro di formentazzo. A Giovanni fu Giovanni Battista Inama conferma la locazione dei suoi beni per i prossimi 7 anni.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

22 ottobre 1778

Anna Barbara Widmann

G.M. Widmann

Testamento

Eredi Mendini


Testamento di Anna Barbara Mendini nata Widmann moglie di Giacomo Antonio Mendini di Sanzeno da molti anni assente dalla patria. A Barbara nipote figlia di Veronica, predefunta fu moglie di Mattia Zini di Cavareno. Alle nuore Brigida e Teresa un grembiule ciascuna. A Barbara nipote e figlio Giacomo. Per il resto eredi i suoi figli Giacomo e Michele avuti da Giacomo Antonio Mendini.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

12 novembre 1778

Cristano Emer
Teresa M. Widmann

G.B. Rizzardi

Testamento congiunto

Eredi i figli


Gli sposi Cristano e Margherita Teresa Emer vogliono redigere testamento per evitare liti e controversie future. Lasciano ai vicini di Dermulo una quarta di sale e ai foresti abitanti una minela di sale. In caso di premorte di uno dei due, usufrutto sulla parte dell’altro ecc. Asseriscono di avere avuto due figli emancipati Giovanni e Giacomo quest'ultimo già morto e che ha lasciato una figlia, Marianna, già pagati come parte paterna. Per parte materna lascia a Giovanni 10 ragnesi in grano o brascato, due anni dopo la sua morte; alla nezza Marianna, 20 ragnesi in grano, brascato o bestiame da darsi da parte dei figli più giovani al tempo del matrimonio. Se essa morisse giovane, i figli sono esentati dal pagamento. Per parte materna e paterna lasciano a Gaspare residente a Cortaccia 100 ragnesi e  quindi nominano eredi universali della loro sostanza i figli Leonardo e Giorgio, col patto che la casa resti indivisa. Se uno domandasse la divisione ne resterà privo.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

23 aprile 1779

Antonio Inama

B. Bergamo

Testamento

Dona alla figlia.

Nella casa Inama, presente don Giuseppe Manincor primissario e Giovanni Francesco Inama. Antonio fu Giovanni Battista Inama aveva fatto testamento in rogiti Widmann che ora annulla. Per cui assegna alla figlia Maria Caterina, moglie di Giovanni Mendini, tutti i suoi beni alle seguenti condizioni: tutti i suoi beni saranno donati dopo la sua morte; si dovranno far celebrare quattro messe, e altre 20 messe, mezza quarta di sale per ogni casa a Dermulo, un tron a San Vigilio e comprare per la chiesa di Dermulo due belle palme di fiori. Di pagare all’altra figlia Dorotea moglie di Tommaso Paoli 80 ragnesi che questa sia accontentata avendo ricevuto 300 ragnesi di dote; 80 ragnesi agli eredi di Dorotea, se alla morte di Maria Caterina non ci fossero discendenti. Obbligo di accudire il padre e se gli sopravivesse la presente moglie Caterina Fedrigoni, debba essa figlia Maria Caterina dare albergo e mantenerla sana o malata.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

25 giugno 1780

Giacomo A. Inama

 

Codicillo




Codicillo di Giacomo Antonio. In casa Inama testimone don Antonio Ceschi curato di Priò /pro parte nob. D. heredis/don Cristoforo Dalpiaz cappellano di Taio, Leonardo Larcher, Romedio figlio di Giovanni Gilli di Taio. Giacomo Antonio asserisce che se dopo la sua morte vi trovassero delle note di legato, scritto di suo carattere e firmato, questi devono essere eseguiti. Ai figli delle sue sorelle, ai quali lasciò per cadauna ragnesi 2100 devono aggiungersi talleri 100. Ai quattro figli maschi di Pietro Emer lascia 30 fiorini cadauno, a Tommaso Panizza lascia per 3 anni, 10 stari di grano per anno. Ordina a Giacomo fu Ottavio Inama 20 ragnesi che gli deve. Aggiunte: i 100 ragnesi in denaro o mobili da pagarsi ai figli delle sorelle, devono essere pagati in denaro e i 2000 ragnesi non possono essere pagati in boschi. L’erede deve dare a Giovanni Francesco Inama oltre l’assegnato, un gaggio alle Fontanelle pertinenze di Coredo. Lascia tre messe. Il prato al Capitel non può essere venduto fuori della famiglia Inama e qualora ciò accadesse, da ogni Inama possa “riaverlo” rompendo ogni contratto. A Marina moglie di Giovanni Giacomo Inama lascia 8 stara di segala, un staro all’anno. A Giovanni Francesco Inama di Dermulo lascia il suo bosco a Cavauden pertinenze di Coredo. Lascia  Domenica moglie di Tommaso Depero sua parente 10 ragnesi, a Lucia moglie di Michele Rosetta tre ragnesi; a Giovanni Francesco Inama di Dermulo la caldaia piccola; Alla serva pro tempore 10 ragnesi. A Giovanni Francesco Inama lascia lo scrittoio di noce comprato dagli eredi del conte Ernesto Thun. A Francesca moglie di Giovanni Francesco Inama lascia il covertore e la tovagliola da battezzare, con l’obbligo di far celebrare due messe. A Maddalena Bonaletti che fu sua serva, e della quale si sparlò ingiustamente, lascia due prati ai Saiegen e il bosco a Rizzagn, con l’obbligo di dare in opere pie 100 ragnesi. Essa deve essere lasciata entrare nei banchi di famiglia. A Baldassarre fu Silvestro Inama di Dermulo lascia metà del suo credito verso Giacomo Endrizzi di Dermulo, l’altra metà la rimette all’Endrizzi stesso.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

1 febbraio 1781

Giacomo Inama

G.B. Rizzardi

Testamento

Eredi i figli


Giacomo fu Ottavio Inama ricordando che aveva fatto testamento a Brescia, il quale ora cancella e annulla e dice che vuole essere sepolto nel cimitero della chiesa di Dermulo accompagnato da otto sacerdoti. Lascia a San Vigilio mezzo tron, una carità di pane di 5 quarte in tante tronde a chi andrà all’obito; una carità di sale ai vicini e ai foresti; una carità di carantani tre di pane di formento e una mossa di vino focatim agli abitanti di Dermulo da dare entro tre anni dalla sua morte. Atteso poi che i suoi figli sono abitanti a Brescia, se essi lasciano passare il tempo per fare questi legati, incarica l’arciprete di Taio di far valere i legati con la rendita del terreno alle Braide e quindi farlo coltivare. Lascia a Giuseppe suo figlio maggiore a titolo di prelegato un suo terreno a Cambiel. Lascia ai suoi figli Giacomo e Giovanni abitanti a Brescia 30 ragnesi cadauno da estrarre dal fondo alle Braide. Alla figlia Lucia moglie di Michele Rosetta di Taio 50 ragnesi da darsi dai suoi figli e eredi entro due anni dalla sua morte, se entro il termine non fosse pagato l’importo, Lucia può prendere possesso del fondo al Bertusel. Lascia agli eredi della fu sua figlia Anna Maria moglie di Francesco Bonafede di Brescia 50 ragnesi da darsi entro 4 anni dai suoi figli eredi. Lascia a sua figlia Maria moglie di Stefano Radigh di Brescia 50 ragnesi da darsi entro 4 anni dai suoi figli eredi. Per tutti i suoi beni ha nominato eredi i suoi figli Giuseppe, Giacomo e Giovanni, però che i due figli Giacomo e Giovanni non saranno tenuti di dare alcun conto dei loro crediti o debiti che avranno nella città di Brescia, per togliere qualunque controversia sui beni presenti a Dermulo. Se ci fossero controversie ci si rimetterà a due uomini del luogo il cui giudizio sarà inapellabile, pertanto chi vi si opponesse, rimarrà senza per fino della legittima.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

3 gennaio 1786

Cristano Emer

G.B. Rizzardi

Testamento

Eredi quattro figli


Giovanni Cristano Emer, annulla un suo precedente testamento, fatto salvo la carità di sale. Afferma che il secondo testamento debba aver effetto nel seguente modo: devono intervenire tre sacerdoti al suo obito; lascia sei troni  a S. Vigilio per una volta; una carità di pane alle persone che lo accompagneranno alla sepoltura, per il resto eredi universali i suoi quattro figli: Giovanni, Gaspare, Leonardo e Giorgio.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

14 aprile 1792

don Cristoforo Franceschini

Baldassarre Bergamo

Testamento

Eredi i parenti


Foglio allegato scritto da don Antonio Stringari. Giacendo l’arciprete Cristoforo Franceschini a letto, ordina che i suoi eredi non possano riscuotere da suo nipote Giacomo Mendini un capitale di 50 Ragnesi e in più diano a Romedio figlio di Giacomo, suo pronipote, 50 ragnesi e che siano usufruttuati da Domenica sua nezza e rispettivamente madre del medesimo suo pronipote.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

30 ottobre 1792

Maria Orsola Mendini

A.D. Widmann

Testamento

Eredi parenti. Il documento è presente anche nell’archivio parrocchiale di Taio.

Maria Orsola fu Giacomo Mendini, vedova di Tomaso Simbeni di Don redige testamento. Annulla tutti i precedenti testamenti e disposizioni. Vuole essere sepolta nel cimitero della chiesa di Dermulo e l’anima sua sia suffragata ai soliti quattro funerali, d’obito, settimo, trigesimo e anniversario col clero della pieve di Taio. Lascia una minela di sale a ciascun fuoco del vicinato, cioè mezza quarta per fuoco, fra l’anno della sua morte, con una tronda dietro la bara a quelli che l’accompagneranno alla sepoltura. Sia celebrata una messa bassa annuale in perpetuo entro la settimana della Madonna d’agosto e i sui eredi possono sgravarsi da questo obbligo versando 20 ragnesi. A San Vigilio lascia 12 carantani. Per il rimanente nomina suoi eredi il fratello Romedio Maria e i nipoti Michele e Giacomo Antonio in tre parti uguali. In caso di morte dei nipoti al fratello Romedio Maria con cui convive.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

3 giugno 1802

Giovanni Mendini

P.Demedis

Testamento

Erede il fratello.


Nella casa del testatore presenti: Giovanni Francesco Inama, Giovanni suo figlio, Giovanni Emer padre e figlio, Giovanni fu Michele Inama, Silvestro Inama, Giacomo figlio di Giacomo Endrizzi. Giovanni fu Bortolo Mendini redige il testamento….al suo funerale vuole tutti i sacerdoti della pieve, esclusi quelli di Tres, carità di sale focatim e “lascia a Bortolo e Giovanni nipoti figli del fu Bortolo Mendini ragnesi 25 per ciascuno; a Domenica nezza figlia del fu Bortolo Mendini ragnesi 25; alla sorella Teresa vedova di Michele Busetti ragnesi 50; a Battista fu Battista Inama ragnesi 30; al fratello Romedio ragnesi 30; a Teresa figlia del predetto Romedio ragnesi 30; a Dorotea Betta di Cagnò sua serva ragnesi 25”. Lascia a sua moglie Maria Caterina finchè vivrà vedova, l’usofrutto su tutta la sua sostanza. Afferma di aver acquistato qualche piccola parte di casa che per la maggior parte derivava dal suocero, ma secondo lui per averla migliorata, gli spetta metà del valore. Per cui lascia metà casa alla moglie e metà al suo erede. Tutte le cose mobili che al momento della morte saranno presenti in casa, spettano alla vedova, a parte la drapperia da uomo che andrà all’erede. Per il resto nomina suo erede universale il fratello Matteo Mendini.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

19 luglio 1803

Giovanni Emer

P. Demedis

Testamento

Eredi i tre figli.


Nella casa del testatore Giovanni Emer, alla presenza del medico Antonio Martini, del prete Nicolò Corradini di Scanna, e di Giuseppe Inama, redige testamento: oltre a tutte le solite cose, lascia alla figlia Teresa sposata a Taio 25 ragnesi, a Leonardo suo fratello, residente in Italia 12 ragnesi, ai due nipoti figli del fu Gaspare, altro fratello dimorante in Cortaccia 6 ragnesi per ciascuno, ordinò che i figli paghino alla comunità di Dermulo 12 ragnesi dovuti dal suo fu padre Cristano. Alla moglie Barbara, se non volesse più stare con i figli, lascia l’usufrutto della stufa e cucina da basso esistente in questa casa e la camera in cui ci troviamo e anche sito per mettere fruggi e legna. In più usufrutto dell’orto aderente alla casa e terreno a Campolongo proveniente da Domenico Massenza e da Giovanni Inama. Per il resto nomina suoi eredi universali i tre figli Giovanni, Pietro e Romedio. Come esecutore testamentario ha eletto Alfonso Cova di Taio.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

11 agosto 1805

don Luigi Mendini

 G.V. Inama

Testamento

Eredi madre e fratello.


Testamento di don Luigi Mendini figlio del notaio Michele Mendini di Sanzeno, ora capellano a Fondo. Al padre ai suoi 3 fratelli Alfonso curato di Cagnò, Michele e Vincenzo la legittima e dichiara eredi sua madre Teresa e l’altro fratello Francesco.


DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE

12 dicembre1805

Innocente Massenza

P. Demedis

Testamento

Eredi le figlie


Innocente Massenza lascia una minela di sale per fuoco a Dermulo. Nomina nel testamento sua moglie Teresa Covi di Fondo. A Cristina aveva dato in occasione del matrimonio con Giovanni Bergamo 100 ragnesi, e per le altre tre figlie ancora nubili, venga estratta uguale somma. Alla più giovane, Innocenza, lascia un prelegato di 20 ragnesi però con l’obbligo di assistere la madre nei ultimi suoi giorni. Eredi le quattro figlie: Cristina, Innocenza, Caterina e Teresa.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE


14 gennaio 1807


Lucia Inama


P.
Demedis


Testamento

Erede nipote


Testamento di Lucia vedova di Giovanni Battista Inama. Alla nuora Elisabetta lascia, finchè vivrà nubile, l’uso di una piccola parte di casa costituita da una camera e la cucina aderente al ponte. Alle quattro nezze figlie di Battista Inama 10 ragnesi per ciascuna da pagarsi al loro matrimonio, e per tutto il resto erede universale il nipote Battista fu Battista Inama. Se questo premorisse, saranno eredi in parti eguali le predette nezze, sorelle di Battista.



DATA TESTATORE NOTAIO/ESTENSORE TIPO NOTE


1815


don Udalrico Barbacovi


P.
Demedis


Testamento

Lasciti familiari.


Don Udalrico Barbacovi lascia ai suoi fratelli Francesco Vigilio e Giovanni 500 fiorini. Se morissero e fossero senza figli erade sarà il cugino Vigilio Inama di Fondo oppure i suoi figli.


 

[1]Negli atti del notaio Giovanni Matteo Widmann di Coredo sono stati rinvenuti tre testamenti di particolare rilievo per la storia del ramo coredano della famiglia Inama. Nello specifico, si tratta dei testamenti del notaio Giovanni Giacomo Inama (15 ottobre 1671), di Antonio Inama (1676) e di Giacomo Inama (1679).
Tra i protocolli del notaio Maurizio Bombarda figura inoltre l'atto di ultima volontà di Melchiore Melchiori di Tuenetto, datato 13 novembre 1680.