IL PATRIMONIO DELLA CHIESA DEI SS. FILIPPO E GIACOMO

    

I BENI STABILI I BENI MOBILI L’ INVENTARIO DEL 1766  LA SITUAZIONE NEL 1825

 

I BENI STABILI

 

La chiesa, fin dai tempi più antichi, possedeva dei terreni che le erano pervenuti in via principale per lasciti testamentari o donazioni. La più antica testimonianza di un terreno appartenente alla chiesa, risale al 1381, essendo infatti citato come confinante di un campo "alle Sort" appartenente a Castel Valer. L'ubicazione di questo terreno è da riconoscersi molto probabilmente sulla destra orografica del rivo Pissaracel, (oggi detta al Ri o Voltoline) dalla parte opposta delle Sort attuali, in quanto ancora nel 1780, la zona delle Sort era coperta interamente dal bosco. Nel 1482 la chiesa risultava possedere un fondo arativo e prativo nelle pertinenze di Dermulo, nella località detta "zo a Gorgo" che in quell’anno veniva locato ad Antonio Inama, per il prezzo di due minali d’olio d’oliva e mezza oncia. Non sappiamo dove fosse localizzato questo terreno, essendo il toponimo del tutto sconosciuto, e forse, considerando che la notizia non proviene da una fonte diretta, ma da uno scritto che ha già manifestato diverse imprecisioni, non si trattava di "Gorgo" località ben nota a Taio, ma di Gregio o Gregiot.
Nel 1617 Simone Cordini e Giacomo Chilovi cedevano alla chiesa di Dermulo un fondo a Cambiel, come era stato disposto nel testamento del reverendo Gaspare Inama, loro cognato. Per questo lascito dovevano essere celebrate 24 messe ogni anno, in suffragio dell’anima  di don Gaspare che fu pievano di Fassa.
Le prime notizie circostanziate sugli immobili, si evincono dall’inventario dei documenti presenti nella chiesa di Dermulo, dove si riporta il regesto di un documento del 1618 con enumerati i terreni appartenenti alla chiesa. Specificatamente si trattava di sette appezzamenti:
un'arativa e vignata alle Doi vie, della superficie di 1 staro circa
un'arativa e vignata in Cambiel, della superficie di 4 stari e mezzo
un'arativa e vignata a Casalin, della superficie di 1 staro, 1 quarta e mezza
un'arativa e vignata a Poz, della superficie di ? stari e mezzo
un prato a Poz,
un prato Sotto la chiesa, di un carro di fieno
un prato sotto la chiesa detto Fassa Longa di un carro di fieno.
Questi beni, grazie al toponimo e alla superficie, si possono riconoscere fra gli altri elencati nel Settecento. Il terreno alle Doi Vie coincide con il Bertusel; quello a Cambiel corrispondeva al terreno ceduto dai due cognati Simone Cordini e Giacomo Chilovi nel 1617; il Casalin era sicuramente pervenuto alla famiglia Mendini e Antonio l'aveva poi riceduto alla chiesa per saldare dei debiti. (Vedi più sotto). L'arativa vignata a Poz era sicuramente la Fasseta; il prato Sotto la Chiesa corrispondeva al prato al Pissaracel e la Fassa Longa alla Sonda Longia. Alla luce dei vari documenti, ritengo che in passato si fosse fatta un po' di confusione fra alcuni terreni della zona di Poz; confusione che ad un certo punto ha messo in difficoltà anche chi scrive. Specificatamente è stato confuso l'arativo vignato denominato a Poz con il prato alla Sonda Longia; quest'ultima era inequivocabilmente costituita dalle future due lunghe particelle n. 216 e 217 e a volte appare descritta come "Fassa Longa" o "Fondo Longo". L'arativo vignato a Poz, costituito dalla parte sud della futura p.f. 224, oggi è detto alle Fasse, mentreil terreno a sud di questo era denominato Fasseta.
Ai terreni sopraccitati, se ne aggiunsero di altri lasciati da vari benefattori o per pagamento di debiti nei confronti della chiesa.

LE DUE PAGINE DEL CATASTO TERESIANO RIGUARDANTI LA CHIESA DEI SS. FILIPPO E GIACOMO


Nel 1655 Antonio Mendini, per estinguere un debito di 55 Ragnesi che aveva con la chiesa di Dermulo, le cedeva un fondo arativo e vignato al Plantadiz. Il terreno seguì il destino degli altri beni della chiesa e fu locato nel 1774 a Francesco Mendini, poi nel 1799 ai suoi figli Giuseppe e Pietro ed infine a Battista Mendini figlio di Pietro che ne divenne proprietario. Nel 1921 la parte a valle del terreno contraddistinta dalla p.f. 263/2, fu donata da Rosa Inama, erede di Battista, per la costruzione del nuovo cimitero.
Nel 1688 veniva locato ad Antonio Mendini, per tre anni, un terreno arativo e vignato alla Croce, lasciato alla chiesa da Bartolomeo Inama figlio del fu Marino, con l’aggravio di 4 messe annuali perpetue. Essendo Bartolomeo morto nel 1651, si può datare il possesso da parte della chiesa, poco dopo tale anno. Il terreno è sicuramente riconoscibile nelle future p.f. 315, 316 e 317 e forse nella parte a monte della p.f. 319. I rinnovi proseguirono fino al 1696 e dopo un lungo periodo di silenzio si trova locato ad Antonio Inama nel 1766 ed a Baldassarre Inama nel 1788. Dopo la metà dell'Ottocento lo troviamo diviso in due porzioni fra gli eredi di Valentino Inama e Silvestro Inama a loro volta figli del predetto Baldassarre.
Nel 1699 Nicolò Mendini vendeva alla chiesa, per il prezzo di 25 Ragnesi, una parte del suo arativo al
Fossà che veniva poi locato per cinque anni allo stesso Nicolò. Sull'arativo contestualmente veniva spostato un aggravio di una messa in suffragio dell'eremita Federico Gaiardelli che prima era radicata su un terreno nelle pertinenze di Tres, nel luogo detto all'Ors. Dall'onere si sarebbe potuto affrancare sborsando alla chiesa 25 Ragnesi. Venti anni più tardi il terreno al Fossà non risultava più nelle disponibilità della chiesa.
Nel 1715 la chiesa vendette un terreno al Casalin ad Alberto Inama di Fondo per poter pagare la nuova campana. Ed infatti non se lo ritrova più fra i possessi della chiesa. Nel documento di compravendita si dice che il terreno, della misura di 5 quarte e 2 minele, era appartenuto al fu Antonio Mendini che come amministratore della chiesa le aveva ceduto l'arativo vignato, affinchè "la chiesa non patisca danno". Il terreno è localizzabile in una porzione della futura p.f. 291/2, posta a nord della stradina, in passato pubblica, contrassegnata dalla p.f. 265 e confinante da una parte con Antonio Inama e da tre parti il compratore.

DISLOCAZIONE DEI TERRENI DELLA CHIESA DEI SANTI FILIPPO E GIACOMO SUL TERRITORIO DI DERMULO

 

   Terreni che rimasero in proprietà alla chiesa fino alla metà dell'Ottocento.          Terreni che furono della chiesa solo temporaneamente.

                  

Nel 1716 con un documento redatto alla presenza di don Francesco Cordini, dell'eremita Bartolomeo Sandri, del sindaco Giovanni Giacomo Inama e dei regolani di Dermulo, venivano dati in locazione perpetuale per 19 anni, ai fratelli Giacomo e Pietro Antonio Mendini, i seguenti terreni: un prato "al Rì giù in fondo", un prato "sotto il Segrà", un arativo vignato "a Poz", un arativo vignato "a Santa Giustina", un arativo vignato "al Campobello", un boschetto attiguo "al Campobello", un arativo vignato "al Bertusello", un arativo vignato al Plantadizzo", un gaggio "a Santa Giustina", un gaggio "Sotto il Segrà" e un prato "a Poz ossia Sonda Longia". L'importo del canone fu fissato in 10 Ragnesi in denaro, 10 Ragnesi in frumento e 10 Ragnesi in segale, nel quale veniva ricompreso il compenso per la mansione di sacrestano. Nel 1736 Pier Antonio Mendini sacrestano di Dermulo, deteneva ancora in locazione i beni stabili della chiesa per l’importo di 27 Ragnesi. Non è dato a sapere si si trattasse di locazione perpetuale o temporale.
Nel 1750 Giacomo Inama di Taio, per volere di suo padre Silvestro, cedeva alla chiesa di Dermulo, a mezzo del suo sindaco Giovanni Battista Inama, un terreno al Pradapont, uno alle Lenarde (Cambiel) ed uno alle Romenere (Cambiel).
Nel 1760 Bartolomeo fu Giovanni Mendini, era debitore della chiesa di una somma di 57 Ragnesi, 3 Troni e mezzo (R.57:3:6), per cui decise di cedere alla medesima, rappresentata dal sindaco Francesco Mendini, un fondo a Cambiel confinante con il campo della chiesa, gli eredi di Gregorio Endrizzi, gli eredi di don Pellegrino Moggio e
Giacomo Mendini. [1] Questo terreno è citato autonomamente solo una volta nell'inventario del 1766. Successivamente confinando con altre porzioni della chiesa venne conglobato in queste. 
Nel 1762 Francesco Mendini aveva un debito di Ragnesi 25 con la chiesa di Dermulo dovutole per l’affitto dei terreni. In estinzione della somma, il Mendini cedeva alla chiesa un suo fondo a
Cavauden.[2]
Alcuni dei sopradescritti terreni, che era consuetudine fossero goduti dal sacrestano pro tempore, nel 1774 furono locati a livelli perpetui, con lo scopo, si disse, di preservarli dal loro progressivo peggioramento. Quindi il Pradapont e un fondo a Cambiel toccarono a Silvestro Endrizzi, la Leonarda ad Antonio figlio di Giuseppe Tamè, le Romenere e il prato al Pissaracel a Giovanni Michele Inama; Santa Giustina, Poz e Fassa a Giuseppe Tamè, il Plantadiz a Francesco Mendini. [3]
Come visto sopra però, già nel 1716, si era proceduto ad una locazione perpetuale, per cui quella del 1774 non era la prima e quindi, nella polemica sollevata nel 1801 da Giuseppe e Pietro, nipoti di Pietro Antonio Mendini, inerente la locazione di alcuni terreni della chiesa, c'era forse un fondo di ragione. Infatti i Mendini ritenevano di essere stati investiti perpetuamente di almeno due dei fondi sopraccitati, (ma in realtà quasi tutti) e questo sembrerebbe fosse confermato da un'investitura del 1798. Alcuni vicini di Dermulo però, ritenevano che i fondi fossero posseduti dai Mendini in locazione temporale, in quanto nell'urbario della chiesa non c'erano notizie in merito, per cui nel 1801 si decise di convocare la regola per dirimere la questione. La comunità si espresse con 17 voti favorevoli e 3 contrari per la "non perpetualità" del contratto. Comunque la situazione è poco chiara, e molti atti risultano in contraddizione fra loro, al punto che qualcuno potrebbe essere stato annullato e sostituito da altri di cui non siamo a conoscenza. Nel contratto di investitura del 1716, si riportava specificatamente che se ogni cinque anni i locatari non avessero provveduto a revisionare i confini dei terreni, il contratto si sarebbe potuto risolvere; così come era previsto l'annullamento anche per decisione unilaterale del sindaco della chiesa pro tempore. Negli archivi non ho rinvenuto nessun documento di rinnovo di investitura che dovrebbe essere stato dato intorno al 1735. In verità nel 1736 Pietro Antonio Mendini, in una supplica indirizzata al vescovo al fine di ottenere una riduzione di canone, asseriva di detenere in locazione (senza specificare se temporale o perpetuale) i beni della chiesa per i quali pagava 27 Ragnesi, quindi cifra non molto lontana dai 30 Ragnesi che si era obbligato a pagare per la locazione perpetuale del 1716. Ritornando al 1801, la cosa strana è comunque che si sia contestata la locazione perpetuale dei due terreni a Santa Giustina e Sonda Longia, avvenuta solamente tre anni prima! Ammesso che il documento di investitura fosse andato perduto, risulta almeno singolare che, nessuno degli intervenuti, a parte gli interessati, ricordasse la natura della locazione. Io credo che questa necessità di provare la natura temporale del contratto fra i fratelli Mendini e la chiesa, derivasse in realtà dalla smania dei dermulani di poter avere in locazione dei terreni che in quel momento erano goduti da persone che non erano più presenti in paese. Infatti in due fratelli Mendini, da qualche anno si erano trasferiti a Taio dove avevano preso moglie.
Nel 1803 Antonio Tamè, trasferitosi a Brescia, rinunciava ai due fondi della chiesa da lui posseduti in locazione perpetuale. I due terreni erano quello alla Leonarda, per il quale fu investito Giovanni Francesco Inama e il terreno a Poz, ossia Sonda Longia per il quale subentrò Giovanni (Battista) fu Giacomo Inama. (Quest'ultimo fondo era stato locato nel 1798 ai fratelli Pietro e Giuseppe Mendini).
Con la legge sullo "svincolamento della gleba" del 1848 furono aboliti i livelli e tutte le prestazioni gravanti sui terreni. Le persone che fino ad allora possedevano i terreni della chiesa in locazione perpetuale anche da moltissimi anni, divennero proprietari dei terreni a tutti gli effetti, sborsando una somma in denaro commisurata alle caratteristiche del terreno. La chiesa quindi fatta eccezione della casa, si ritrovò del tutto priva di beni immobili e quando nel 1950 si costituì la parrocchia, venne beneficiata dal comune di Taio dei due prati comunali alle Ciaseta e al Grezot e da Clemente Inama di un bosco alle
Plazze.[4]
Qui di seguito propongo una tabella di confronto fra i terreni appartenuti alla chiesa nel corso degli anni. Per la descrizione abbiamo a disposizione ben sei documenti che a vario titolo elencano tali immobili. Specificatamente si tratta di un documento del 1716, due documenti del 1766, uno del 1774, uno del 1780 ed infine uno del 1799. Il primo è un'investitura perpetuale, i due del 1766 sono molto simili fra loro e sono stati compilati a scopo di inventario. Il documento del 1774 concerne l'investitura perpetuale dei terreni, poi riconfermata con l'atto del 1799. E' invece del 1780 l'elenco tratto dal catasto teresiano. Ci sono poi altri documenti che contemplano solo alcuni appezzamenti.

 

RAFFRONTO FRA I BENI ELENCATI TRA 1716 E IL 1799

TOPONIMO ANNO 1716 ANNO 1766 ANNO 1774 ANNO 1780 ANNO 1799 NOTE
PISSARACEL

p.f. 195, 196
Prato detto sotto il Segrà di circa 3 quarte, cui il cimitero, altro prato della chiesa, i conduttori Mendini. Un prato sotto al cimitero detto al Pisarachel di 3 stari e 1 minela cui a mattina il cimitero, mezzodì e sera il rido e settentrione Inami di Fondo. Dal Gilli è detto Sotto il Segrà al Pissarcel di 3 stari e 1 minela. Prato al Pissaracel di 2 stari e 2 quarte cui beni della chiesa, zengio, Inama di Fondo. Locato a Giovanni Michele Inama. (p.f. 195)

Un prato a Pisarachel cui 1 2 il rido, 3 i sig. Inami, 4 il cimitero.  (12)

Prato al Pissaracel di 2 stari e 2 quarte, cui 1 chiesa, 2 rido, 3 e 4 Inama di Fondo. Locato a Giovanni Michele Inama. E' uno dei prati individuato come "Sotto la chiesa" nel 1618. Nel 1766 il prato è stato considerato un'entità unica, pertanto formata dalle due p.f. 195 e 196, ovvero dai numeri catastali (12) e (9)
SONDA LONGIA

p.f. 216, 217
Un prato a Poz ossia Sonda Longia di 3 quarte e 1 minela, cui via comune, Alberto Inama, Giacomo conduttore e Pietro Mendini e Giacomo Antonio Mendini. Un prato a Poz o sia alla Sonda Longa di 1 staro, 1 quarta, cui confina via comune, mezzodì Inami di Fondo, sera Romedio Mendini e settentrione Giacomo Inama. Un pradestello di 1 Staro e 1 quarta alla Fassa, cui strada consortale, Inama di Fondo, fratelli Mendini di Sanzeno, Betta e Giacomo Antonio Inama. Locato a Giuseppe Tamè.

Un prato a Poz cui 1 via pubblica, 2 sig. Inami, 3 Sig. Giacomo Inama, 4 Sig. Romedio Mendini (10)

Un prato a Poz ossia Sonda Longia, cui strada comune, Inama di Fondo, Romedio Mendini, Luigi Panizza. Locato perpetuamente ai fratelli Pietro e Giuseppe Mendini nel 1798. Si trattava del prato che nel 1618 era denominato Fassa Longa. Nel 1801 la comunità di Dermulo non riconobbe l'investitura ai fratelli Mendini. Nel 1803 fu locato a Giovanni Battista fu Giacomo Inama.
PRADAPONT

p.f. 104, 105, 106 e 107
  Un prato in Pramartinel detto al Pont, di 4 stari e 1 minela, cui da mattina il comune, mezzodì Romedio Mendini, sera il fiume Nos e settentrione il comune. Prato a Pradapont, di 3 stari con piccolo bosco annesso, cui comune da due parti, Romedio Mendini e fiume Nos. Terreno locato a Silvestro fu Antonio Endrizzi.

Un prato ai Pradi cui 1 il comune, 2 Sig. Romedio Mendini, 3 e 4 il fiume Noce. (5)

Un prato a Pradapont  cui 1 2 beni comuni, 3 il Noce, 4 eredi di Romedio Mendini. Locato a Silvestro Endrizzi. Il terreno fu donato alla chiesa da Giacomo Antonio Inama nel 1750. Nel 1681 era proprietà del notaio Udalrico Barbacovi che lo assegnò come dote della figlia Maria che fu moglie di Giacomo Inama.
SANTA GIUSTINA

p.f. 335 e 336
Un gaggio a Santa Giustina, cui Pietro Antonio Panizza, il fondo a Santa Giustina, eredi di Antonio Inama, fiume Nos. Un gaggio a Santa Giustina, cui da mattina Bartolomeo Mendini, mezzodì Antonio Inama, sera il fiume Nos, settentrione i beni di Castel Bragher. Compreso nella locazione qui sotto.

Un bosco a S. Giustina, cui 1 Bartolomeo Mendini, 2 Antonio Inama, 3 il fiume Noce, 4 Castel Bragher. (14)

Il bosco a Santa Giustina fu ricompreso nella sottostante locazione.  
SANTA GIUSTINA

p.f. 327, 328 e 329
Un fondo arativo e vignato a Santa Giustina, di 2 stari e 3 quarte cui Giacomo Antonio Mendini, Giacomo Mendini, Silvestro Inama, gaggio della chiesa, i fratelli Pietro e Giacomo Mendini e  Antonio Betta. Un campo arativo a Santa Giustina di 2 stari e 2 quarte, cui da mezzodì Giacomo Inama, sera Romedio Mendini, settentrione i Betta di Malgolo e Bartolomeo Mendini. Arativo a Santa Giustina di 4 stari e 3 minele, cui Betta da due parti, la stradella che conduce all'eremo, Giacomo Antonio Inama, beni di Castel Bragher. Locato a Giuseppe Tamè.

Un arativo a S. Giustina cui 1,2,4 gli eredi Betta, 3 Castel Bragher. (8)

Un arativo a Santa Giustina, cui gli eredi Betta, Luigi Panizza, il Noce, Castel Bragher e Betta. Fu locato perpetuamente ai fratelli Pietro e Giuseppe Mendini nel 1798. Nella nota Gilli nei confini a mezzogiorno cita il sig. Mendini. I confini non corrispondono a quelli del Catasto teresiano. Nel 1774 la superficie aumentò per più di uno staro per via della permuta eseguita con Bartolomeo Mendini. Nel 1801 la comunità non riconobbe la locazione perpetuale ai fratelli Mendini. Il terreno fu locato a Antonio Tamè.
ROMENERE

p.f. 341, 342
Un fondo arativo e vignato alle Romenere di 4 stari e 2 quarte con un gaggio di 3 stari e 3 quarte, cui confinano da tre parti i Betta e da una la via consortale. Arativo vignato alle Romenere di 4 stari e 2 quarte con incolto di laste e bosco contiguo, cui beni di Santa Maria di Taio, don Gaspare Chilovi, Bonifacio Betta, beni della chiesa di Dermulo da più parti e stradella comunale. Locato a Giovanni Michele Inama. Un arativo alle Romenere cui 1 Domenica vedova Endrizzi, 2 Domenico Massenza, 3,4 Via consortale. (3) Arativo vignato e incolto con piccolo bosco alle Romenere di 4 stari e 2 quarte, cui 1 Giovanni Massenza e Giovanni fu Giacomo Inama, 2 la chiesa di Santa Maria di Taio e Giovanni Massenza, 3 la chiesa locatrice e stradella comunale.  Locato a Giovanni Michele Inama. Nella nota Gilli fra i confini si dice a mattina i Betta e da tre parti le vie consortali. I confini non corrispondono a quelli del Catasto teresiano forse perchè sono riferiti al bosco. Il terreno fu donato alla chiesa da Giacomo Antonio Inama nel 1750.
LEONARDA

p.f. 370, 371, 372, 373
  Un fondo arativo e vignato alla Leonarda di 4 stari, cui a mattina altri beni della chiesa, mezzodì via consortale, sera Giovanni Giacomo Inama, settentrione gaggio della chiesa. Arativo vignato a Cambiel ossia alla Leonarda di 4 stari e mezzo, cui da due parti la chiesa, il conduttore (Antonio Tamè) livellario Bertolini  e Pietro Antonio Panizza con bosco. Locato a Antonio figlio di Giuseppe Tamè. Un arativo e vignato  alla Leonarda, cui 1 la chiesa, 2 via consortale, 3 Antonio Tamè, 4 bosco della chiesa. (4) Un arativo e vignato alla Leonarda, cui 1 2 la chiesa, 3 il conduttore (Silvestro Endrizzi) livellario Bertolini, 4 i  fratelli Panizza, che in precedenza era locato ad Antonio Tamè, ora è locato a Silvestro Endrizzi. Il terreno fu donato alla chiesa da Giacomo Antonio Inama nel 1750.
Nel 1803 il fondo arativo e vignato alla Leonarda  di 5 stari e 3 quarte fu locato a Giovanni Francesco Inama. Si dice che nella misura era ricompresa oltre ad un gaggetto anche 5 quarte di terreno ceduto da Silvestro Endrizzi che tutto assieme confinava 1 Silvestro Endrizzi, eredi di Giovanni Michele Inama (pure livellari della chiesa) 3 Giovanni Emer, 4 i fratelli Domenico e Pietro Panizza.
CIAMBIEL

p.f. 369
Un arativo vignato a Campobello di 6 stari e 3 quarte, cui eredi di Gregorio Endrizzi, Silvestro Inama da due parti, Pietro Lorenzo Panizza. Un fondo arativo e vignato a Cambiel di 9 stari e 3 quarte, cui da mattina i beni di San Vittore di Taio, mezzodì la via consortale, sera la stessa chiesa col fondo alla Leonarda, a settentrione il gaggio della chiesa. Arativo e vignato al Cambiel di 15 stari e mezzo, cui eredi di Gregorio Endrizzi, beni della chiesa da due parti, Pietro Antonio Panizza con bosco. Terreno locato a Silvestro fu Antonio Endrizzi.

Un arativo e vignato a Cambiel cui 1 Maurizio Rensi, 2 chiesa, 3 Antonio Tamè, 4 sig. Panizza. (2)

Un arativo e vignato a Cambiel, cui 1 Giovanni fu Giacomo Inama, 2 Giovanni fu Giacomo Inama e Michele Inama, 3 il conduttore con fondo alla Leonarda, 4 fratelli Panizza con gaggio. Locato a Silvestro Endrizzi. L'originario terreno a Cambiel pervenuto alla chiesa nel 1617 fu progressivamente ampliato con altre acquisizioni. Sicuramente una avvenne nel 1741, quando la chiesa di Dermulo comperava da quella di Taio un fondo a lei confinante. Nel 1766 la chiesa di Taio appare ancora fra i confini di Cambiel perchè nel 1750 era diventata proprietaria di un altro terreno.
CIAMBIEL

p.f. 368? e parte della 369?
Un gaggetto attiguo. Un gaggio a Cambiel di 2 stari, cui a mattina Romedio Mendini, mezzodì i sig. Rido di Cles, sera la chiesa, settentrione Pietro Antonio Panizza.  

Un bosco a Cambiel cui 1 Sig. Mendini, 2 Sig. Riddo di Cles, 3 Chiesa, 4 Sig. Panizza. (13)

  Forse era una parte della futura p.f. 369 però ancora occupata dal bosco.
CIAMBIEL

p.f. ....
  Un fondo arativo e vignato a Cambiel di 1 staro e 2 quarte, cui da mattina gli eredi di Gregorio Endrizzi, mezzodì via consortale, sera i Sig. Rido di Cles, settentrione il gaggio.  

 

  Si trattava del terreno ceduto da Bartolomeo Mendini nel 1760.
BERTUSEL

parte a sud della p.f. 605
Arativo vignato al Bertusello di 1 staro, 1 quarte e 3 minele, cui via imperiale, Antonio Mendini, Giacomo Mendini, Silvestro Inama. Un fondo arativo e vignato al Bertusel di 1 staro, 1 quarta e 2 minele, cui da mattina Via imperiale, mezzodì e sera Romedio Mendini e settentrione Giacomo fu Ottavio Inama.  

 

  Il campo al Bertusel era quello che nel 1618 era definito alle Doi Vie. Nel 1774 questo terreno uscì dalle disponibilità della chiesa passando in proprietà di Bartolomeo Mendini. Il quale Mendini aveva dato alla chiesa un suo terreno a Santa Giustina, già confinante con i beni della chiesa stessa.
CROS

p.f. 315, 316 e 317 e parte p.f. 319
Non presente fra i terreni locati. Un fondo arativo e vignato alla Croce di 7 stari e 2 minele, cui a mattina Bonifacio Betta, mezzodì via consortale, sera Domenico Massenza, settentrione la chiesa con il fondo (le Romenere) lasciato da Silvestro Inama. Non appare nella locazione. Forse già locata ad altra persona.

Un arativo e vignato  alla Croce cui 1 2 eredi Betta, 3 Domenico Massenza, 4 la chiesa. (11)

Arativo alla Croce, cui 1 e 2 Betta, 3 Innocente Massenza livellario della primissaria di Taio, 4 Giovanni Michele Inama livellario della chiesa (con le Romenere). Locato a Baldassarre Inama. Il terreno proveniva dal lascito di Bartolomeo Inama nel 1688. Nel 1766 era posseduto dall'allora sindaco Antonio Inama in locazione. E infatti si riscontra anche nel 1767 dall'urbario. Il terreno alla Croce come da Urbario fu locato la prima volta a Baldassarre Inama nel 1788.
PLANTADIZ

p.f. 263
Arativo vignato al Plantadizzo di 3 quarte, cui Giovanni fu Nicolò Mendini, Giacomo Antonio Mendini e Michele Inama. Un fondo arativo e vignato a Plantadig di 2 stari e 2 quarte, cui da mattina Francesco Mendini, mezzodì e settentrione vie consortali, sera Bartolomeo Mendini. Arativo vignato a Plantadiz di 2 stari e 2 quarte, cui Francesco Mendini, Romedio Mendini, Antonio Inama, Gaspare Inama livellario di Castel Bragher. Locato a Francesco Mendini. Un arativo e vignato al Plantadiz, cui 1 Francesco Mendini, 2 Sig. Mendini, 3 Giovanni Mendini, 4 via consortale. (7) Arativo vignato a Plantadizzo, cui 1 essi conduttori, 2 Giacomo Mendini, Giovanni Mendini, 4 beni livellari Thun. Locato ai fratelli Pietro e Giuseppe Mendini. Il terreno era stato ceduto alla chiesa nel 1655 da Antonio Mendini. Nel 1766 era posseduto da Francesco Mendini in locazione temporale. Nel 1921 sulla parte a valle del terreno, prese posto il nuovo cimitero.
CIAVAUDEN

p.f. 515
  Un campo a Cavauden di 2 stari e 2 minelle e mezza cui da mattina via consortale, mezzodì eredi di Nicolò Mendini, sera il comune di Dermulo e settentrione Romedio Mendini.       Il terreno era stata ceduto alla chiesa da Francesco Mendini nel 1762 e nel 1766 era posseduto da Francesco Mendini in locazione. Più tardi però l'aveva ricomprato, per cui non appare nel 1774 e nemmeno nel 1780.
SOTTO IL SEGRA'

p.f. 196
  Ricompreso nel primo terreno sopradescritto, denominato sotto al cimitero al Pissaracel. Un piccolo prato al Cimitero cui il cimitero, il zengio, esso Francesco Mendini. Locato a Francesco Mendini. Un prato a Poz cui 1 2 il rido, 3 Sig.i Inami, 4 Francesco Mendini. (9) Prato detto al Cimitero cui 1 il cimitero, 2 e 3 cengio, 4 i conduttori. Locato ai fratelli Giuseppe e Pietro Mendini. Nel 1766 il prato è stato considerato un'entità unica, pertanto formata dalle due p.f. 195 e 196, ovvero dai numeri catastali (12) e (9) e denominato Pisarachel. Il prato sotto il cimitero aveva una misura di circa 3 quarte.
POZ (FASSETA)

Parte a sud della p.f. 224
Un arativo e vignato a Poz con prastello aderente di 5 stari, meno 1 minella e mezza, cui via comune, Antonio fu Antonio Mendini, Giacomo Mendini e Giacomo Antonio Mendini. Un fondo arativo e vignato a Poz di 4 stari, 2 quarte, 3 minele, cui a mattina via comune, mezzodì sig. Mendini, sera sig. Giacomo Inama, settentrione sig. Mendini (appare solo nella lista di Giovanni Udalrico Gilli) Un fondo arativo e vignato a Poz di 3 stari, 1 quarta, 1 minela, cui strada consortale, Romedio Mendini da più parti, Giacomo Antonio Inama. Locato a Giuseppe Tamè. Un arativo e vignato a Poz cui 1 via comune, 2 4 Sig. Romedio Mendini, 3 Sig. Giacomo Inama. (6) Un fondo arativo e vignato a Poz di 3 stari, 1 quarta, 1,5 minele, cui strada consortale, eredi di Romedio Mendini da più parti, Luigi Panizza. In precedenza era locato a Antonio Tamè e quindi ad Anna vedova di Romedio Maria Mendini. Il terreno risultava già in proprietà della chiesa nel 1554 e si può riconoscere in uno dei due terreni denominati Poz nel 1618. Esso non appare nell'inventario ufficiale del 1766, ma solo nella lista Gilli e non so spiegarmi il motivo. Come si può vedere dalla riduzione della superficie, inizialmente era un arativo vignato da più di 4 stari e poi da 3 e rotti perchè 1 staro e 1 quarta furono trasformati in prato. Il terreno poi pervenne ai Mendini.
PISSARACEL

p.f. 201
"Al rì giù in fondo"  della misura di 7 quarte e 1 minela, cui il rivo, il sasso, Alberto Inama e fondo della chiesa.         Il terreno in un momento imprecisato passò in mano alla famiglia Inama di Fondo.

Casa n. 16
Una casa per abitazione del Sig. Primissario, con orto aderente cui 1 4 Sig. Romedio Mendini, 2 Antonio Massenza, 3 via consortale. (1)

 

 

 

 

I BENI MOBILI

 

Anche di questi averi troviamo qualche notizia negli atti visitali. Nel 1579 venne riscontrata la presenza di una croce di rame dorato, due calici d’argento due pianete, una delle quali figurata, due candelieri di ottone, un gonfalone, una lampada di rame, due ampolline di stagno, due pallii d’altare, un turibolo e due campanelle.[5]

Nel 1766 venne steso un inventario molto dettagliato riportante i seguenti oggetti:

Un calice d'argento, il più bello con patena pure d'argento indorata del peso d'oncie venti

Altri due simili con patene d'oncie diciasette per cadauno.

Corporali n° nove

Borse di diversi colori n° nove

Velli di diversi colori per li calici n° dieci

Facioletti bianchi per detti calici n° quattro

Piance bianche due, rosse due, verde una, morele una, nere tre, e così in tutte n° nove accompagnate dalle sue stole, e manipoli uniformi

quadrati da sacerdoti n° tre

Messali da vivo n° tre

Messali da morto n°cinque

Rituali n° due

Camici ed amiti n° cinque, uno festivo con pizzi, e gli altri feriali coi loro cordoni.

Cotte n° due, una ordinaria l'altra fatta da (nocio?)

Tovaglie per gl'altari n° cinque

Sugamani n° due

Telle incerate n° tre

Sottotovaglie n° otto

Campanelli di metallo n° due

Un secchiello per l'Acqua Santa

Un centonaro [6]  per l'oglio col coperchio, e serratura

Un banco per il grano con serratura vecchia

Candellieri per mortori n° quattro

Banche n° due da ponervi sopra li morti

Una tela per coprirli

Cuscini feriali n° due

Altri festivi n° sei

Lampadi n° due, una grande, ed una picciola vecchia

Un turibile con sua navicella d'ottone

Candellieri d'ottone n° sei

Candellieri di legno argentati col suo crocifisso n° sei

Altri crocifissi di legno n° tre

Ceforali [7] n° quattro

Tavolette per uso de sacerdoti sull'altari, mude [8] n° tre

Un sacchetto per raccoglier l'elemosina

Banchi a spese della chiesa n° due novi, e un vecchio di larice

Quadri per decoro della chiesa n° quattro

Un confalone di damasco rosso, e bianco con sua croce d'ottone in cima, e cintura per portarlo

Altra croce d'ottone vecchia

Palme di fiori con suoi vasi n° quattro

Altre dizioni vecchie n° due

Angioli per abelimento degl'Altari movibili n° sie

Una lanterna

Un armaro per le pianete [9]

 

Un cataletto [10]

Un genuflessorio per la preparazione

Un armaro per li calici

Un zocco di pietra fuori della porta per l'elemosina

Un lavamano inmurato

Scatola per le ostie

Calamaro con libro per notare le messe

Ampoline para n° tre

Una sedia d'appoggio per comodo dei confessori

Lampadini due di vetro

Animelle [11] n° quattro

Un crocifisso in sacristia

Una tavoletta ove sono notate le messe

Un velo per andar a comunicare

Una ombrella per il medesimo fine

Due banchetti in chiesa

Un banco in sacristia

Tele due da coprire gl'altari

Purificatori n° tredici

Due vesti telari

Un lavello

Un armaro per i confaloni

 

Nel 1825 la chiesa si dice dotata di tabernacolo contenente le reliquie dei due Santi Apostoli Filippo e Giacomo, tre calici, vari corporali e purificatoi, 3 messali da vivo e altrettanti da morto.

 

 

LA SITUAZIONE NEL 1825

 

Nel 1825 in occasione della visita dei rappresentanti vescovili venne redatto il seguente scritto.
Actum Dermullo 5 Agosto 1825
In esecuzione d’ordine di S. Al. Rema P.e Vescovo di Trento di 17 mese di giugno 1825 n. 1680/851, si è trasferito il sottoscritto a visitare la Chiesa Primissariale di Dermullo e dopo attenta considerazione ebbe a rilevare 

Nella Chiesa

1. Esserci il Tabernacolo, in cui sta riposta la reliquia dei Santi Apostoli Filippo e Giacomo decentemente ornato.

2. Tre altari coperti con tre tovaglie per ciascheduno buone e sufficiente, come pure le cave delle S. Reliquie illese.

3. Non esiste Battisterio ne alcun vaso, e luogo per conservarvi l’acqua Battesimale, poichè i neonati vengono portati al Battesimo nella Parrocchiale

4. Si ritrova un luogo al di dentro della Sacrestia colla grada in chiesa per udire le confessioni, non però avvi Pulpito.

5. Tutta la chiesa interiore ispira devozione per la sua decenza.

 

II°

In Sacrestia

1. Calici tre con coppa dorata e rispettiva patena come pure tutto ciò fa bisogno d’apparati a portare il Viatico agli infermi in buon stato.

2 Corporali e Purificatoi buoni ed in sufficiente numero, ed il luogo da riporli pria di lavarli addottato.

3. Lo stesso dei Sacri arredi intieri e mondi, ed il luogo ove gli camici destinati alla lavanda vengono posti.

4. Missali da vivo n. 3, da morto n. 3 buoni e sufficienti, non il manuale.

5. Non si da sacrario indicato a questa ciffra, mentre i neonati vengono trasportati alla Parrocchiale come si disse di sopra.

6. Non la particela di S. Croce, pure la Reliquia dei Santi Apostoli Filippo e Giacomo, che solamente vien esposta alla pubblica venerazione il giorno del Titolare di questa Chiesa, della quale esiste l’autentica.

 

 


 

[1] A.P.T. Busta 22.

[2] A.S.T. Protocolli del notaio Giovanni Pietro de Mediis Busta I.

[3] A.P.T. Urbario della chiesa dei SS. Filippo e Giacomo.

[4] Cfr. Celestino Eccher in “Il santuario e l’opera S. Pio X per la musica Sacra” pag. 37.
[5] Cfr. Simone Weber “Le chiese della Val di Non nella storia e nell’arte”. I decanati di Taio, Denno e Mezzolombado Volume III° pagg. 27-28.

[6] Vaso di pietra per l’olio.

[7] Candelabri.

[8] Ricambi.

[9]  Indumento del sacerdote celebrante la messa.

[10] Specie di portantina dove si posava la bara.

[11] Lucignolo incerato dei vecchi lumini a olio.