IL PATRIMONIO DELLA CHIESA

 

    

I BENI STABILI  I BENI MOBILI L’ INVENTARIO DEL 1766 TRASCRIZIONE INVENTARIO  LA SITUAZIONE NEL 1825

 

I BENI STABILI

 

Nel 1482 la chiesa possedeva un fondo arativo e prativo delle pertinenze di Dermullo nella località detta zo a Gorgo che in quell’anno fu affittato ad Antonio Inama, per il prezzo di due minali d’olio d’oliva e mezza oncia.[1]

Nel 1617 Simone Cordini e Giacomo Chilovi cedevano alla chiesa di Dermulo un fondo a Cambiel, per la celebrazione d’annuali Messe 24, in suffragio dell’anima del reverendo Gaspare Inama loro cognato che fu pievano di Fassa.[2]

Le prime notizie circostanziate sugli immobili, si evincono dall’inventario dei documenti presenti nella chiesa di Dermulo, dove si riporta il regesto di un documento del 1618 con enumerati i terreni appartenenti alla chiesa. Specificatamente si trattava di 7 appezzamenti: uno alle Doi vie, uno in Cambiel, uno a Casalin, uno a Poz, un altro a Poz, uno Sotto la chiesa, e un altro sotto la chiesa detto Fassa Longa. In più i proprietari di un terreno arativo e vignato al Marzol erano tenuti a pagare sei mosse di olio all’anno.[3]

Ai terreni sopraccitati, se ne aggiunsero di altri lasciati per volere testamentario o per altre ragioni da varie persone.

Nel 1655 Antonio Mendini, per estinguere un debito di 55 ragnesi che aveva con la chiesa di Dermulo, le cedeva un fondo arativo e vignato al Plantadiz.[4]

Nel 1681 Bartolomeo Inama figlio del fu Marino, lasciò alla chiesa un terreno alla Croce, con l’aggravio di 4 messe annuali perpetue.[5]

Nel 1699 Nicolò Mendini vendeva alla chiesa, per il prezzo di 25 Ragnesi, un suo arativo al Fossà.[6]

Nel 1736 Pier Antonio Mendini sacrestano di Dermulo, aveva in locazione i beni stabili della chiesa per l’importo di 27 ragnesi.

Nel 1750 Giacomo Inama di Taio, per volere di suo padre Silvestro, cedeva alla chiesa di Dermulo, a mezzo del suo sindaco Gio.Batta Inama, un terreno al Pradapont, uno alle Lenarde (Ciambiel) ed uno alle Romenere.[7]

Nel 1760 Bartolomeo fu Giovanni Mendini, era debitore della chiesa di una somma di 57 ragnesi  3 Troni  e mezzo (R.57=3=6=), per cui decise di cedere alla medesima, rappresentata dal suo sindaco Francesco Mendini, un fondo a Cambiel confinante con il campo della chiesa, gli eredi di Gregorio Endrizzi, gli eredi di don Pellegrino Moggio e Giacomo Mendini.[8]

Nel 1762 Francesco Mendini aveva un debito di ragnesi 25 con la chiesa di Dermulo per l’affitto dei suoi terreni. In estinzione della somma, il Mendini lasciava alla chiesa un suo fondo a Cavauden.[9]

Nell’inventario del 1766[10] sono elencati i seguenti terreni:

1.Un prato sotto al cemeterio detto=al Pisarachel

2.Un prato=a Poz= o sia alla Sonda Longa [11]

3.Un prato= in PraMartinel d.o al Pont [12]

4.Un gaggio d.o= a Santa Giustina

5.Un campo arativo d.o= a Santa Giustina

6.Un fondo arativo e vineato alle Romenere

7.Un fondo arativo e vineato = alla Leonarda=

8.Un fondo arativo e vineato = a Cambiel=

9.Un gaggio= a Cambiel=

10.Un fondo arativo e vineato = a Cambiel=

11.Un fondo arativo e vineato = al Bertusel=

12.Un fondo arativo e vineato =alla Croce=

13.Un fondo arativo e vineato =a Plantadig=

14.Un Campo = a Cavauden=

 

Nel catasto del 1790[13] invece si trovano i seguenti beni:

 

una casa

un arativo a Cambiel

un arativo alle Romenere

un arativo alla Leonarda

un terreno ai Pradi

un terreno al Plantadiz

un terreno alla Croce

un terrreno a Poz

un terreno a S. Giustina

un prato a Pisarachel

un bosco a Cambiel

un bosco a S. Giustina

 

Alcuni dei sopradescritti terreni, che fino allora era consuetudine fossero goduti dal sacrestano pro tempore, nel 1774 furono locati a livelli perpetui, con lo scopo, si disse, di preservarli dal loro progressivo peggioramento. Quindi il Pradapont e un fondo a Cambiel toccarono a Silvestro Endrizzi, la Leonarda e Poz (Fondo Longo) a Giuseppe Tamè, le Romenere e il prato al Pisaracel a Giovanni Michele Inama; S.Giustina, Poz e Fassa a Giuseppe Tamè, il Plantadiz a Francesco Mendini.[14]

Il livello era un tipo di locazione della durata diciannove anni, trascorsi i quali poteva essere rinnovata per altri diciannove “con l’onoranza di una libbra di pepe”. Una così lunga durata fece in modo che i terreni passassero agli eredi dei contraenti, che spesso non pagavano più nemmeno il canone. Si pensò allora di regolarizzare la situazione, facendo sborsare una somma con la quale essi divennero proprietari a tutti gli effetti.

La chiesa quindi fatta eccezione della casa, si ritrovò senza beni immobili e quando nel 1950 si fondò la parrocchia, venne beneficiata dal comune di Taio dei due prati comunali alle Ciasete e al Grezot e da Clemente Inama di un bosco alle Plazze.[15]

 

 

I BENI MOBILI

 

Anche di questi averi troviamo qualche notizia negli atti visitali. Nel 1579 venne riscontrata la presenza di una croce di rame dorato, due calici d’argento due pianete una delle quali figurata, due candelieri di ottone, un gonfalone, una lampada di rame, due ampolline di stagno, due pallii d’altare, un turibolo e due campanelle.[16]

Nel 1766 venne steso un inventario molto dettagliato riportante i seguenti oggetti:

Un calice d'argento, il più bello con patena pure d'argento indorata del peso d'oncie venti

Altri due simili con patene d'oncie diciasette per cadauno.

Corporali n° nove

Borse di diversi colori n° nove

Velli di diversi colori per li calici n° dieci

Facioletti bianchi per detti calici n° quattro

Piance bianche due, rosse due, verde una, morele una, nere tre, e così in tutte n° nove accompagnate dalle sue stole, e manipoli uniformi

quadrati da sacerdoti n° tre

Messali da vivo n° tre

Messali da morto n°cinque

Rituali n° due

Camici ed amiti n° cinque, uno festivo con pizzi, e gli altri feriali coi loro cordoni.

Cotte n° due, una ordinaria l'altra fatta da (nocio?)

Tovaglie per gl'altari n° cinque

Sugamani n° due

Telle incerate n° tre

Sottotovaglie n° otto

Campanelli di metallo n° due

Un secchiello per l'Acqua Santa

Un centonaro [17] per l'oglio col coperchio, e serratura

Un banco per il grano con serratura vecchia

Candellieri per mortori n° quattro

Banche n° due da ponervi sopra li morti

Una tela per coprirli

Cuscini feriali n° due

Altri festivi n° sei

Lampadi n° due, una grande, ed una picciola vecchia

Un turibile con sua navicella d'ottone

Candellieri d'ottone n° sei

Candellieri di legno argentati col suo crocifisso n° sei

Altri crocifissi di legno n° tre

Ceforali [18] n° quattro

Tavolette per uso de sacerdoti sull'altari, mude [19] n° tre

Un sacchetto per raccoglier l'elemosina

Banchi a spese della chiesa n° due novi, e un vecchio di larice

Quadri per decoro della chiesa n° quattro

Un confalone di damasco rosso, e bianco con sua croce d'ottone in cima, e cintura per portarlo

Altra croce d'ottone vecchia

Palme di fiori con suoi vasi n° quattro

Altre dizioni vecchie n° due

Angioli per abelimento degl'Altari movibili n° sie

Una lanterna

Un armaro per le pianete [20]

Un cataletto [21]

Un genuflessorio per la preparazione

Un armaro per li calici

Un zocco di pietra fuori della porta per l'elemosina

Un lavamano inmurato

Scatola per le ostie

Calamaro con libro per notare le messe

Ampoline para n° tre

Una sedia d'appoggio per comodo dei confessori

Lampadini due di vetro

Animelle [22] n° quattro

Un crocifisso in sacristia

Una tavoletta ove sono notate le messe

Un velo per andar a comunicare

Una ombrella per il medesimo fine

Due banchetti in chiesa

Un banco in sacristia

Tele due da coprire gl'altari

Purificatori n° tredici

Due vesti telari

Un lavello

Un armaro per i confaloni

 

Nel 1825 la chiesa si dice dotata di tabernacolo contenente le reliquie dei due Santi Apostoli Filippo e Giacomo, tre calici, vari corporali e purificatoi, 3 messali da vivo e altrettanti da morto

 

 

L’ INVENTARIO DEL 1766

 

Il documento riportato nella prime pagine dell’Urbario della Chiesa dei SS. Filippo e Giacomo, è stato redatto dal Notaio Baldassare Alfonso Bergamo di Taio assistito dal Parroco di Taio Cristoforo Franceschini, dal Sindaco della Chiesa Antonio fu Gio.Batta Inama, da uno dei Regolani della Comunità cioè Silvestro fu Ottavio Inama, nonchè dal sacrestano Antonio figlio di Giuseppe Tamè. Inoltre sono presenti come testimoni Giovanni figlio di Gaspare Inama e Romedio figlio del nobile Bartolomeo Mendini. Lo stesso documento, con allegata una lista dei terreni della Chiesa compilata da Giovan Udalrico Gilli di Taio, si trova anche nell’Archivio di Stato di Trento nei protocolli dello stesso notaio Bergamo.

L’atto è suddiviso in due parti, una in lingua latina di introduzione, ed un’ altra in italiano che è il vero e proprio inventario; questo a sua volta è diviso in tre parti, una dove sono elencati tutti i beni mobili, un’altra comprendente i terreni e l’ultima i capitali e debiti.

La Chiesa al momento dell’inventario non possedeva nessuna casa, perchè era stata venduta proprio qualche mese prima a Gaspare Inama.[23] Nel Catasto del 1780 invece, compare a nome della Chiesa una casa (più tardi n. 16), ceduta nel 1778[24] dopo varie traversie dall’eremita di S. Giustina, a scopo di abitazione del primissario.[25] I terreni di proprietà erano 14 (Vedi sopra)
 

Nel 1774 tutti i prati ed i campi che al punto 1 dell’inventario del 1766 erano posseduti dal sacrestano pro tempore, furono affittati a livelli perpetui a varie persone del paese per salvaguardarli si disse, dal loro progressivo peggioramento. Il livello perpetuo o investitura era un tipo di locazione che durava diciannove anni, trascorsi i quali poteva essere rinnovata per altri diciannove “con l’onoranza di una libbra di pepe”. Per l’affitto il livellario corrispondeva annualmente alla Chiesa il 5 % della rendita del terreno.[28] In pratica queste persone dopo molti anni potevano diventare proprietari dei terreni a tutti gli effetti.

L’unità di misura della superficie dei terreni era lo Staio pari a mq 450.[29] Lo Staio si divideva in quattro Quarte, una Quarta corrispondeva a quattro Minelle.

Nella terza parte sono elencati i censi, cioè i prestiti in denaro che la Chiesa concedeva ai privati o al Comune al tasso del 6 o del 7 % annuo, che poteva essere corrisposto in denaro,[30] in prodotti, oppure in entrambi i modi.

Nel caso della corresponsione in prodotti, esisteva il seguente rapporto fisso fra capitale prestato e merce da consegnare:

 

CAPITALE IN RAGNESI

PRODOTTI

6

1 staio di frumento

5

1 staio di segale

4

1 staio di miglio

3

1 staio di qualsiasi altro grano

75

1 staio di vino teroldego

70

1 staio di vino qualsiasi

60

1 staio di mosto

 

Ogni censo formalizzato con un atto notarile, era assicurato su uno o più beni immobili del censuario,[31] al quale veniva data la possibilità di renderlo affrancabile in ogni momento; il censualista[32] inoltre poteva cedere il diritto di riscossione del capitale e dei relativi interessi ad altre persone od enti. Oltre alla Chiesa, di solito prestavano soldi anche le persone agiate, spesso pronte ad approfittare della povera gente in caso di insolvenza.[33]

 

 

[34]

In Christe Nomine

Die dominica 24: Mensis Augusti 1766 in Pagi Hermuli Plebis Thaij, Vallis Annania, Tridentina diocesis, et in sacrario Templi eiusdem Loc( )ad pntiam Joannis filij Gaspris Inama, et Romedij filij Nob.Bartholamei Mendini testium rogatorum & c:

Cupiens Illris, et Revmus dnus Cristophorus Franceschini Tresij Patritius iam iam a sexdecim annis Ecclesia Parochialis Sacti Victoris Thaij Rector, et Parochus Praedecessorum suorum laudabilia Sequivestigia er quod precipuum est sacrorum canonum, et costitutituionum Mandatis humilimme obtemperare invetarium publicum tam stabilium, quam mobilium, juricum, et gravaminum Ecclesia Filialis Sanctorum Apostolorum Philippi, et Jacobi dicti Pagi Hermuli subhac Parochia Thaij fieri curavit. Deo? assumpti Sindicus eiusdem Ecclesia Antonius qm Jo: Bapta Inama, Regolanus Loci Silvester qm Octavij Inama agens etiam nomine consocij Joannis qm Jo:Bapta Inama absentis, atque adituus Antonius filius Josephi Tamè, et per me Notarium publicum interrogati de omnibus Stabilibus, Mobilibus, Juribus et gravaminibus in uim? juramenti per osiam prestiti dixerunt ac unanimiter nominauerunt sequentia quo ad unius cuiusque intelligentiam italico sunt descripta sermone o protestatione, quod si quid a liud ad lucem, et cognitionem euruet?, sub codem? juramento sint quocumque tempore patefacturi et quidem facto signo S: Crucis

 

1. La Chiesa stessa dedicata ai Santi Filippo, e Giacomo con la sua sagrestia, revoltello aderente, e campanile con due campane, e funi per sonare le medesime, col cemeterio attorniato da muri, ove sono due entrate colle inferriate, alla quale da mattina confina la strada comune, ed il Coe [35], da mezzodì il prato della stessa chiesa, da sera parimente, da 7ne [36] la casa del Nob: Francesco Mendini.

In questa vi sono tre altari di legno indorati, il pmo [37] dedicato ai d.ti Santi Filippo e Giacomo, il secondo a cornu Evangelij a S: Bortolameo, ed il terzo ai Santi Gioseppe, e Valentino da consacrarsi, ma colla pietra portatile consacrata.

Indi li seguenti mobili

Un calice d'argento, il più bello con patena pure d'argento indorata del peso d'oncie venti

Altri due simili con patene d'oncie diciasette per cadauno.

Corporali n° nove

Borse di diversi colori n° nove

Velli di diversi colori per li calici n° dieci

Facioletti bianchi per detti calici n° quattro

Piance bianche due, rosse due, verde una, morele una, nere tre, e così in tutte n° nove accompagnate dalle sue stole, e manipoli uniformi

quadrati da sacerdoti n° tre

Messali da vivo n° tre

Messali da morto n°cinque

Rituali n° due

Camici ed amiti n° cinque, uno festivo con pizzi, e gli altri feriali coi loro cordoni.

Cotte n° due, una ordinaria l'altra fatta da (nocio?)

Tovaglie per gl'altari n° cinque

Sugamani n° due

Telle incerate n° tre

Sottotovaglie n° otto

Campanelli di metallo n° due

Un secchiello per l'Acqua Santa

Un centonaro [38] per l'oglio col coperchio, e serratura

Un banco per il grano con serratura vecchia

Candellieri per mortori n° quattro

Banche n° due da ponervi sopra li morti

Una tela per coprirli

Cuscini feriali n° due

Altri festivi n° sei

Lampadi n° due, una grande, ed una picciola vecchia

Un turibile con sua navicella d'ottone

Candellieri d'ottone n° sei

Candellieri di legno argentati col suo crocifisso n° sei

Altri crocifissi di legno n° tre

Ceforali [39] n° quattro

Tavolette per uso de sacerdoti sull'altari, mude [40] n° tre

Un sacchetto per raccoglier l'elemosina

Banchi a spese della chiesa n° due novi, e un vecchio di larice

Quadri per decoro della chiesa n° quattro

Un confalone di damasco rosso, e bianco con sua croce d'ottone in cima, e cintura per portarlo

Altra croce d'ottone vecchia

Palme di fiori con suoi vasi n° quattro

Altre dizioni vecchie n° due

Angioli per abelimento degl'Altari movibili n° sie

Una lanterna

Un armaro per le pianete [41]

Un cataletto [42]

Un genuflessorio per la preparazione

Un armaro per li calici

Un zocco di pietra fuori della porta per l'elemosina

Un lavamano inmurato

Scatola per le ostie

Calamaro con libro per notare le messe

Ampoline para n° tre

Una sedia d'appoggio per comodo dei confessori

Lampadini due di vetro

Animelle [43] n° quattro

Un crocifisso in sacristia

Una tavoletta ove sono notate le messe

Un velo per andar a comunicare

Una ombrella per il medesimo fine

Due banchetti in chiesa

Un banco in sacristia

Tele due da coprire gl'altari

Purificatori n° tredici

Due vesti telari

Un lavello

Un armaro per i confaloni

 

2. Li beni stabili, che sono altresì posseduti dal sacrestano [44] coll'annuale pensione alla chiesa de Ra.si [45] ventiotto fra danaro, formento, e segalla alla tassa.

Un prato sotto al cemeterio detto= al Pisarachel= della semenza de stara tre, e minelle una, che da mattina confina il d.o [46] cemeterio, da mezzodì, e sera il Rido, da 7ne li Molti Illri Sigri Inami di Fondo.

Un prato= a Poz= o sia alla Sonda Longa= de stari uno, quarte una, al quale da mattina confina la via comune, da mezzodì li Sigri Inami di Fondo, da sera Nob: Sige Romedio Mendini, da 7ne Sig Giacomo Inama.

Un prato= in PraMartinel d.o al Pont= de stari quattro minelle una, presso da mattina il comune, da mezzodì Nob: Sige Romedio Mendini, da sera il fiume Nos, da 7ne il Comune.

Un gaggio [47] d.o= a Santa Giustina=del valore a corpo, e non a misura de R.si dodeci, cui da mattina il Nob: Bortolo Mendini, da mezzodì Antonio Inama, da sera il fiume Nos, da 7ne li beni di C: Brughier.

Un campo arativo d.o= a Santa Giustina= de stari due, quarte due, al quale da mattina e mezzodì confina il Sig. Giacomo Inama, da sera Sig. Romedio Mendini, da 7ne il Molto Illre Sig. Betta di C: Malgolo, e Nob: Bortolo Mendini.

Un fondo arativo e vineato [48] = alle Romenere= de stara quattro, e quarte due, con un gaggio de stara tre, e quarte tre, al quale confinano da tre parti il Sud.o? Sig. Betta, e dall'altra la via consortale.

Un fondo arativo e vineato = alla Leonarda= de stara quattro, al quale confinano da mattina altri beni di d.a Chiesa, da mezzodì la via consortale, da sera Mr[49] Gio:Giacomo Inama, da 7ne un gaggio di d.a Chiesa.

Un fondo arativo e vineato = a Cambiel= de stari nove, quarte tre, cui da mattina confinano li beni di S: Vettore di Taio, da mezzodì la via consortale, da sera la stessa Chiesa col descritto fondo = alla Leonarda=, da 7ne parimente col gaggio anesso.

Un gaggio= a Cambiel=de stara due, presso da mattina il Sig. Romedio Mendini, da mezzodì li Sig.i Ridi da Cles, da sera la med.ma Chiesa col Fondo, e da 7ne l'Eccmo Sig. dr Pierantonio Panizza di Taio.

Un fondo arativo e vineato = a Cambiel= de stara uno e q.te due al quale confinano da mattina gl'eredi di Gregorio Endrici, da mezzodì la via consortale, da sera i Sig.i Ridi da Cles, da 7ne il gaggio.

Un fondo arativo e vineato = al Bertusel= de stara uno, quarte una, e minelle due, cui da mattina confina la via Imple, da mezzodì, e sera Sig. Romedio Mendini, da 7ne Giacomo qm Ottavio Inama.

Seguono altri beni posseduti in locazione temporale dall'infranomate persone.

Un fondo arativo e vineato =alla Croce= de stara sette e minelle due, cui da mattina confina il Molto Illre Sig. Bonifacio Betta, da mezzodì la via consortale, da sera Dominico Massenza, da 7ne il Fondo lasciato dal qm d: Silvestro Inama a d.a Chiesa.

Posseduto dal Sindico anted.o Antonio Inama coll'annuale affitto de stari uno formento, ed uno segalla.

Un fondo arativo e vineato =a Plantadig= de stara due quarte due, cui da mattina confina Nob.e Fran.co [50] Mendini, mezzodì e 7ne le vie consortali, e da sera Nob.e Brtolo Mendini.

Posseduto dal sud.o Nob.e Fran.co Mendini mediante l'annuale pensione de stari uno formento.

Un Campo = a Cavauden= de stari due, minelle due e mezza, cui da mattina la strada consortale, da mezzodì li eredi del Nob.e Nicolò Mendini, da sera il Comune di Dermulo e da 7ne il Sig.Romedio Mendini.

Proveniente questo dal d.o Nob: Francesco Mendini come nei rogiti de Mediis del 24 8bre 1762= e da lui posseduto con l'annuale prestazione de stara uno formento.

 

3. Seguono finalmente li censi attivi, ed altre ragioni.

Un capitale de R.si settanta al sei formato in due volte presso gl'eredi di Mr Gio:Batta Inama come appare riguardo ad uno de R.si trentatre in Rogiti di me Sosto [51] Not.o da 29 maggio 1752=era posto all'altro via Rogiti.

Un capitale de R.si novanta fatto in due volte presso Giacomo qm Ottavio Inama come consta in Rogiti di me Sosto Not.o del 27= Gen.o 1749= cioè il primo de R.si trenta al sei, ed il sdo de R.si sessantasei al cinque.

Un capitale de R.si venticinque presso il Nob: Bortolamio Mendini al sei come da Rogiti Barbacovi di Taio.

Un capitale de fiorini cento allemani provenienti da Mr Gio:Giacomo Inama presso la Mag:ca Comunità di Dermulo, conforme apparerà da Insto da farsi in breve da me Notaro.

Un capitale de R.si settantaquattro proveniente pure dal sud.o Mr Gio:Giacomo Inama presso gl'eredi di Nicolò Mimiola detti li Colodoni, e Mr Gio: Giacomo Franceschini come da istromento parimente da farsi.

Un capitale de R.si sessanta al sei presso Gasparo Inama come in Rogiti di me sosto Notaro dei 20=mese di luglio 1766=.

Un capitale de R.si venti al sette presso Vettore Tamè come in Rogiti Chilovi dei 21 9bre 1740=

Altro presso lo stesso de R.si 13=1=6 [52] al sei come Rogiti di me sosto, lì 3=Xbre 1753=

Un capitale de R.si trentacinque al sei presso il Nob.e Francesco Mendini come in Rogiti de Medis.

La ragione d'esigere annulamente un staro di formento dall'Eredi del Nob.e Nicolò Mendini sopra un fondo=al Fossà= presso da mattina il rido, da mezzodì Ant.o qm G:Batta Inama, da sera la strada pubblica, da settentrione il Sig. Romedio Mendini come si desume dall' Urbario vecchio senza spiegarne il titolo, quale però vien riferito ai Rogiti del qm mio avo.

La ragione d'esigere annualte mosse [53] n° sei d'oglio [54] dalli Molti Illri Sigri Inami di Fondo, a soglievo de quali senza saperne la previsione successeron li Molti Illri Signori Eredi Bombardi di Coredo a pagarne mosse cinque il d: Silvestro Rizzardi di d.o Coredo a pagarne una frachela: e Silvestro Inama a pagarne altra frachela.

Altro capitale presso Mr Gio:Giacomo Inama de R.si cinquanta al sette, ma ora ridotto al sei, come dalli Rogiti Barbacovi dei 18=Giugno millesettecentoventitre.

Altro capitale de R.si trenta al sette, ma ora ridotto al sei presso Mr. Gio:Giacomo Inama, conforme appare dalli citati Rogiti Barbacovi sotto la medesima data.

Gli aggravi poi consistono in troni novantadue, e mezzo, che si pagano annualmente al Revmo Sig: Parocho per le Messe Legatarie n° 40: ed altro.

E questo fu asserito essere l'intiero e fedele Inventario della ramentata Chiesa, il quale ridotto da me Not.o in publico documento, fu anche quivi registrato assieme colle sue relative scritture già fatte e che verano da farsi a maggior cauzione della d.a Chiesa, nonchè a dilucidazione della verità e così sia & c:

 

Io Baldassare Alfonso Bergamo Notaro di Taio le cose premesse pregato fui iscrivere, e pubblicai.

 

LA SITUAZIONE NEL 1825

 

Nel 1825 in occasione della visita dei rappresentanti vescovili venne redatto il seguente scritto.

Actum Dermullo 5 Agosto 1825

In esecuzione d’ordine di S. Al. Rema P.e Vescovo di Trento di 17 mese di giugno 1825 n. 1680/851, si è trasferito il sottoscritto a visitare la Chiesa Primissariale di Dermullo e dopo attenta considerazione ebbe a rilevare

 

Nella Chiesa

1. Esserci il Tabernacolo, in cui sta riposta la reliquia dei Santi Apostoli Filippo e Giacomo decentemente ornato.

2. Tre altari coperti con tre tovaglie per ciascheduno buone e sufficiente, come pure le cave delle S. Reliquie illese.

3. Non esiste Battisterio ne alcun vaso, e luogo per conservarvi l’acqua Battesimale, poichè i neonati vengono portati al Battesimo nella Parrocchiale

4. Si ritrova un luogo al di dentro della Sacrestia colla grada in chiesa per udire le confessioni, non però avvi Pulpito.

5. Tutta la chiesa interiore ispira devozione per la sua decenza.

 

II°

In Sacrestia

1. Calici tre con coppa dorata e rispettiva patena come pure tutto ciò fa bisogno d’apparati a portare il Viatico agli infermi in buon stato.

2 Corporali e Purificatoi buoni ed in sufficiente numero, ed il luogo da riporli pria di lavarli addottato.

3. Lo stesso dei Sacri arredi intieri e mondi, ed il luogo ove gli camici destinati alla lavanda vengono posti.

4. Missali da vivo n. 3, da morto n. 3 buoni e sufficienti, non il manuale.

5. Non si da sacrario indicato a questa ciffra, mentre i neonati vengono trasportati alla Parrocchiale come si disse di sopra.

6. Non la particela di S. Croce, pure la Reliquia dei Santi Apostoli Filippo e Giacomo, che solamente vien esposta alla pubblica venerazione ul giorno del Titolare di questa Chiesa, della quale esiste l’autentica.

.........
 

[1] A.P.T. Busta 22. (Regesto dei documenti presenti nella chiesa di Dermulo)

[2] A.P.T. Busta 22. (Regesto dei documenti presenti nella chiesa di Dermulo)

[3] A.P.T. Busta 22. (Regesto dei documenti presenti nella chiesa di Dermulo)

[4] A.P.T. Busta 22. (Regesto dei documenti presenti nella chiesa di Dermulo)

[5] A.P.T. Busta 22.

[6] A.P.T. Busta 22.

[7] A.S.T. Protocolli del notaio Alfonso Baldassare Bergamo Busta I.

[8] A.P.T. Busta 22.

[9] A.S.T. Protocolli del notaio Giovanni Pietro de Mediis Busta I.

[10] L’inventario è riportato nelle prime pagine dell’Urbario della chiesa dei SS. Filippo e Giacomo oggi conservato nell’A.P.T. Lo stesso documento si ritrova nei protocolli del notaio Baldassare Alfonso Bergamo c/o l’A.S.T.

[11] Nell’inventario del 1616 lo stesso posto è chiamato “Stregla Longia” e sicuramente era una delle attuali relativamente lunghe particelle nella località “Poz”.

[12] Questo toponimo (più tardi “Pradapont”) è interessante perchè ci indica con sicurezza che nei paraggi si ergeva una passerella sul Noce, che facilitava il passaggio fra le due sponde.

[13] A.S.T. Catasto di Dermulo 55/1, 55/2, 55/3, 55/4.

[14] A.P.T. Urbario della chiesa dei SS. Filippo e Giacomo.

[15] Cfr. Celestino Eccher in “Il santuario e l’opera S. Pio X per la musica Sacra” pag. 37.

[16] Cfr. Simone Weber “Le chiese della Val di Non nella storia e nell’arte”. I decanati di Taio, Denno e Mezzolombado Volume III° pagg. 27-28.

[17] Vaso di pietra per l’olio.

[18] Candelabri.

[19] Ricambi.

[20] Indumento del sacerdote celebrante la messa.

[21] Specie di portantina dove si posava la bara.

[22] Lucignolo incerato dei vecchi lumini a olio.

[23] Nel 1740 Gaspare Inama aveva comperato dalla Chiesa una prima porzione di detta casa.

[24] Anno della fondazione della Primissaria.

[25] La casa dell’eremo (dal 1778 casa primissariale), detta “la casa di Vicenzi” dal nome del suo vecchio proprietario (Vincenzo Cristiani) fu data nel 1617 da Maria Massenza moglie di Cipriano all’eremita Eteratther come pagamento per un censo. Non si sa in che modo Maria fosse divenuta proprietaria della casa, che nel 1616 dovrebbe essere stata dei fratelli Pietro e Bartolomeo Cordini eredi di Vincenzo Cristani.

[26] Nell’inventario del 1616 lo stesso posto è chiamato “Stregla Longia” e sicuramente era una delle attuali relativamente lunghe particelle nella località “Poz”.

[27] Questo toponimo (più tardi “Pradapont”) è interessante perchè ci indica con sicurezza che nei paraggi si ergeva un ponte sul Noce, probabilmente di legno, che facilitava il passaggio fra le due sponde.

[28] Il pagamento poteva essere fatto in grano terzato e cioè 1/3 in frumento, 1/3 in segale e 1/3 in leguminose.

[29] Corrispondeva alla superficie di terreno che si poteva seminare con uno staio di grano (litri 21). Lo staio trentino era di mq. 845.

[30] La moneta più usata era il Fiorino del reno o Ragnese che corrispondeva a 4½ Troni (Lira Tron) ed a 54 Carantani.

[31] Colui che prende il capitale in prestito.

[32] Proprietario del capitale.

[33] Probabilmente il tasso applicato era più elevato di quello che compariva nei documenti.

[34] L’inventario è stato fedelmente ricopiato come risulta dai protocollo del Notaio Bergamo all’anno 1766 c/o l’A.S.T.

[35] Il Comune.

[36] Settentrione.

[37] Primo.

[38] Vaso di pietra per l’olio.

[39] Candelabri.

[40] Ricambi.

[41] Indumento del sacerdote celebrante la messa.

[42] Specie di portantina dove si posava la bara.

[43] Lucignolo incerato dei vecchi lumini a olio.

[44] Il sacrestano in quelli anni era Francesco Mendini.

[45] Ragnesi.

[46] Detto.

[47] Bosco.

[48] Campo arativo con filari di viti.

[49] Messer.

[50] Francesco.

[51] Sottoscritto.

[52] Ragnesi 13, 1 Tron e 6 Carantani.

[53] Una mossa corrispondeva a litri 1,414, la frachela era la quarta parte della mossa. Per la altre misure vedi anche la relativa tabella.

[54] L’olio serviva per la lampada del Santissimo.