LA CASA N° 26 - 27 - casa vecchia degli Inami
 

(Oggi Via Strada Romana n. 19 e 21) P.E. 6, 7
 


            

 

Il questo caseggiato nacquero e abitarono tutti i progenitori degli Inama sparsi nel mondo ed è ancora oggi in parte occupato da persone che portano questo cognome. La casa forse apparteneva già al capostipite Innama figlio di Bonaconta e la troviamo menzionata per la prima volta in una pergamena del 1425, oggi conservata nell'archivio di Castel Bragher. Tale scrittura  fu infatti redatta nella casa di Nicolò detto Foza figlio del fu ser Innama. Un'altra testimonianza ci è data da un documento redatto il 15 maggio 1468 a Dermulo proprio nel cortile della casa degli eredi di Inama.[1] Che la casa fosse in possesso della famiglia da tempo immemorabile è comprovato anche dal fatto che nel Seicento era già contraddistinta come domus vetera dell’Inami. Per prima fu sicuramente costruita la futura casa n. 27 alla quale in un secondo momento fu accostata sul lato nord la futura casa n. 26. Tutto il complesso era caratterizzato da almeno quattro archi prospicienti l'antica strada, caratteristica che fu immortalata in un disegno di fine Ottocento realizzato da Hanns Inama-Sternegg e qui riprodotto. Si può notare come a quel tempo esistessero due archi, uno a nord e l'altro a sud, oggi non più presenti. Fino a non molti anni fa, prima della ristrutturazione, era possibile riscontrare sulla vicina casa 31-32 una chiara traccia della presenza dell'arco meridionale. Tale casa era nata sicuramente con funzioni di rustico e stalla a servizio della casa n. 27 come la si ritrova nelle descrizioni di inizio Ottocento, per cui nonostante la numerazione progressiva potesse far pensare ad una sua relativa modernità, è invece da ritenersi molto più antica. L'arco verso nord nei pressi del crocifisso della Crosara fu probabilmente demolito in occasione della trasformazione del vecchio fienile ivi presente a casa di abitazione da parte della famiglia Zanon. I due archi contigui di accesso ai somassi sono stati fortunatamente preservati durante le varie ristrutturazioni. Il più interessante risulta essere l'arco della casa n. 27 sulla cui chiave si leggono la data 1628 e le iniziali V. I., ovvero Vittore Inama (+1641) il probabile committente dell'opera che immaginiamo fosse stata eseguita in occasione di un'importante ristrutturazione della casa stessa.[2]

Una pergamena del 1542 redatta dal notaio Vittore I Inama inerente la compravendita di una parte di questa casa fra Michele Inama abitante a Coredo e Gregorio Inama di Dermulo, ci fornisce alcune importanti notizie. La casa oggetto della vendita era una porzione della futura casa n. 27, localizzata "via quelli di Inami soto via" e così descritta: cantina, stalla e altri locali in essa esistenti. Come accennato la descrizione dei confini ci permette di individuare bene la casa e di constatare che in quell'anno era suddivisa in almeno tre porzioni, (come risultava anche dal catasto fino a pochi anni fa) appartenenti a Michele Inama la parte a nord, al notaio Vittore Inama la parte ovest, e agli eredi di Giovanni Inama "del Rigollo" la parte sud. Inoltre apprendiamo che la futura casa n. 26 era in quell'anno abitata da Antonio Inama fratello del notaio Vittore. Queste informazioni, constatando che l'ascendente comune di tutti i personaggi risulta essere Gregorio (Rigòlo) figlio di Inama, ci possono far supporre che quest'ultimo avesse ereditato dal padre tutto il caseggiato. Agli altri fratelli Gaspare, Antonio e Giovanni, il padre Inama aveva lasciato il caseggiato sopra la via, comprendente la casa n. 2-3, la casa n.4 e la casa n. 1. In questa parte del paese quindi si era creato un piccolo distretto in mano agli Inama tanto da essere denominato contrada degli Inama. Alle predette case sul finire del Cinquecento si aggiunse nelle disponibilità della famiglia anche la casa n. 7-8.

Ritornando alla nostra casa, dopo il 1542 non abbiamo più notizie dirette ma sappiamo che i discendenti di Gregorio fu Vigilio avevano lasciato Dermulo poco tempo dopo e si erano stabiliti a Fondo, mentre gli eredi di Giovanni fu Vigilio erano già all'epoca della compravendita residenti a Fondo e a Ronzone.[3] Quindi è plausibile che queste parti di casa siano state acquisite dal trisavolo di Silvestro II Inama, ovvero il notaio Vittore I Inama. Silvestro II è la persona alla quale possiamo attribuire documenti alla mano tutta la proprietà della futura casa n. 27. Ma non solo, nel 1681, anno della sua morte, risultava possedere anche la futura casa n. 26 e la quasi totalità della futura casa n. 2-3 sopra la Crosara. Quindi Silvestro II era tenutario di un ingente patrimonio immobiliare alla cui costruzione avevano sicuramente contribuito anche il padre Vittore II e il nonno Silvestro I. Per la casa n. 26 possiamo fare un discorso più approfondito in quanto è possibile tracciare i vari passaggi dei suoi vecchi proprietari fino all'acquisizione attribuibile a Silvestro II.
Come sopra accennato nel 1542 la futura casa n. 26 era in mano ad Antonio II Inama fratello di Vittore I.
Sul somasso della casa di ser Giovanni Inama di Dermulo, presente lo stesso Giovanni che era figlio del precedentemente citato Antonio II, nel 1571 fu redatto un atto dal notaio Ferdinando Barbacovi. All'inizio del Seicento troviamo possessore e occupante della casa Francesco figlio di ser Giovanni, la cui figlia Margherita, sposava appena tredicenne Giorgio Rizzardi di Coredo. Il figlio degli accennati coniugi di nome Francesco ereditò dalla madre la casa n. 26 che sarà poi acquisita da Silvestro Inama II. Nel 1680 con il consenso del padre Silvestro II i suoi figli Vittore III e Giacomo II suddivisero il patrimonio, per cui la casa n. 26 passò nelle disponibilità del fratello maggiore Vittore III che già vi abitava con la sua famiglia. Vittore III disporrà nel suo testamento del 1689 che la casa dovesse toccare al figlio Vittore futuro prete dove "...potrà, se vuole, abitare con la madre Anna Maria usufruttuaria o in alternativa costruirsi una stua". Successivamente però con un codicillo redatto nel 1690, annullava in parte il suo precedente testamento e stabiliva che i figli dopo la sua morte dovessero rimanere in comunione dei beni. Nel 1695 i figli di Vittore III divisero le case paterne a sorte, e la futura n. 26 pervenne a Giovanni Giacomo I. Al giovane fratello Vittore toccò una parte della casa "sopra la Crosara" così come all'altro fratello Ottavio. Giovanni Giacomo I nel 1694 si era già trasferito a Taio nel maso di Castel Bragher in qualità di colono dove rimase fino al 1705 per cui nella casa visse il fratello Ottavio fino a prima del suo matrimonio e l'anziana madre Anna Maria fino alla morte. Giovanni Giacomo I ritornato a Dermulo dopo il 1705, visse fino alla fine dei suoi giorni nella futura casa n. 26, mentre il figlio Giovanni Giacomo II intorno al 1746 ritornò sulle orme paterne al maso di Castel Bragher dove morì nel 1776. Dietro di se lasciò solo un figlio maschio di nome Giovanni Francesco che poco dopo la morte del padre abbandonò il maso e ritornò in paese come proprietario non solo della casa paterna n. 26 ma anche, come vedremo più sotto, della futura n. 27. Nel periodo in cui Giovanni Giacomo II visse a Taio i terreni a Dermulo furono affittati a Silvestro Endrizzi e ad Andrea Endrizzi, per cui non si può escludere che gli stessi avessero abitato nella casa n. 26. 
Il sopraccennato documento divisorio del 1680 purtroppo non è completo
in quanto non cita direttamente la parte di beni pertinente al fratello Giacomo, fra i quali avrebbe dovuto figurare la futura casa n. 27 abitata dal padre Silvestro II. Presumo che Silvestro II si fosse riservato questa casa dove abitava con la moglie Barbara Bonadiman ma comunque avesse disposto che doveva rientrare nelle disponibilità del figlio Giacomo II. Dopo la morte del padre, Giacomo II abitò nella casa avita n. 27 dove, almeno fino a circa il 1730, visse pure il figlio Silvestro III prima di trasferirsi a Taio. La casa di Dermulo quindi rimase a lungo disabitata e alla morte di Silvestro III passò in eredità al figlio Giacomo Antonio che dimorò esclusivamente a Taio. Giacomo Antonio non ebbe discendenti e nel suo testamento del 1776 dispose che la sua casa natale a Dermulo dovesse toccare a Giovanni Francesco figlio di Giovanni Giacomo II detto Rodaro. Poco prima del 1780 Giovanni Francesco si ritrovò in breve tempo fra le mani un ingente patrimonio ereditato principalmente dal padre Giovanni Giacomo II e ma in parte anche da Giacomo Antonio e per tale motivo abbandonò il maso di Castel Bragher e fece ritorno a Dermulo. Qui entrò in possesso della grande casa n. 26-27 accreditata, come anche risulta dal catasto teresiano, di una superficie di 133 Pertiche.
Giovanni Francesco visse con la moglie Francesca Joris e la numerosa figliolanza nella casa n. 27 e precisamente nella parte che nel catasto è segnata come "porzione 1", ovvero l'appartamento che negli anni Settanta del Novecento sarà occupato da Mario Endrizzi.

Nel 1811 Giovanni Francesco decise di assegnare con estrazione a sorte ai suoi cinque figli Antonio, Giacomo Antonio, Baldassarre, Giovanni e Pietro le due case contigue numero 26 e 27. A Giacomo Antonio, Antonio e Baldassarre andrà la casa n. 27, a Pietro e a Giovanni la n. 26. Pietro divenne pure proprietario di una cantina posta all'angolo nord-ovest della dirimpettaia casa n. 2 confinante da tutte le parti con Baldassarre fu Silvestro Inama. Giovanni Francesco riservò per se e la consorte finchè fossero rimasti in vita la stua nell'abitazione di Baldassarre e la cucina e l'avvolto adibito a granaio nell'abitazione di Giacomo Antonio. Di seguito sono date le descrizioni delle varie parti di casa toccate ai fratelli Inama nel 1811 e la sequenza dei proprietari succedutisi dopo tale data.

 

LA CASA N.27


PRIMA PORZIONE ad Antonio: (futura porzione catastale 3 nella casa 27)

"....corte discoperta subito entro della porta fino alli segni fatti, con la metà della stalla e stabbio sopraposto a mezzodì della corte medema fino alle croci con la seconda porzione e con l’obbligo di dare il passo a quella e alla terza per la porta e andare alle loro corti, stalle e caneve e scala per andar al secondo piano che sarà comune a tutte e tre, averà la caneva presso la strada e il suo terzo di portico avanti detta caneva. Nel secondo piano il passo per la saletta, terza parte di somasso, ponte, scala che porta al terzo piano dove averà la camera sopra la stua con altra camera sopra la cucina della terza parte e l'andito sopra la saletta inferiore, terzo dell' andito sopra il somasso salvo i necessari passi per le camere, le scale, le stradughe sopra le annunciate camere fino alle croci. Stimata lire 715:15". Sicuramente fino al 1821 come risulta da un documento ipotecario, Antonio abitò e possedette la parte di casa appena descritta. Poi però nel 1822 per un debito di 450 Fiorini che aveva con suo fratello Giovanni, gli cedeva la sua parte di casa e si trasferiva nella casa n. 5. La descrizione della casa in questo caso non era molto dissimile da quella del 1811 essendo costituita: al piano terra da una stalla e una parte di cortile, la porzione di portico in comunione con i fratelli Giacomo e Baldassarre, la cantina contigua; al primo piano il somasso in comune con i due fratelli Giacomo e Baldassarre, la terza parte dell'aia sopra il somasso; al secondo piano stufa, camera e cucina contigua fino all'aria. Giovanni che già nel 1810 si era trasferito a Taio nel maso di Castel Bragher oltre alla sopra citata porzione acquistata dal fratello Antonio, possedeva anche la porzione di casa assegnatale dal padre Giovanni Francesco nella casa n. 26. Alla morte di Giovanni nel 1832, le due porzioni di casa vengono ereditate dai suoi figli, ma alla suddivisione reale si arriverà solo nel 1851, quando per estrazione a sorte la porzione di casa n. 27 fu aggiudicata ai tre fratelli Francesco, Domenico e Nicolò, figli del fu Giovanni Inama. Nicolò aveva in precedenza acquisito la parte del fratello Pietro. Nel 1870 i suddetti fratelli Inama di Taio venderanno la loro porzione per il prezzo di 252 Fiorini Austriaci a Giuseppe Endrizzi, il quale vivrà nella casa con la moglie Romana Inama. Nel 1922 la casa passò in eredità ai tre figli Luigi, Germano e Giuseppe. Gli ultimi due fratelli nel 1941 cederanno la loro quota a Luigi il cui figlio Gabriele entrerà in possesso della casa nel 1954. Nel 1968 verrà poi acquisita dalla nipote Celestina Endrizzi e nel 1978 da Lia Inama.

 

SECONDA PORZIONE a Baldassarre: (futura porzione catastale 1 nelle casa 27)
"....corte al discoperto, ora prato posta a sera della stalla di questa e della prima parte sino agli segni posti ed è d Passi 29 q.te 70, così il passo per la porta vecchia e corte della prima parte, averà la porzione o metà di stalla stabbio a mezzodì dalla prima e doverà farsi l’accesso per detta stalla, stabbio e corte dalla parte di mezzodì della propria stalla, le tramezze e il terzo del portico avanti la propria caneva quale sarà quella di mezzo con la terza parte di scala e metà del ponticello odierno, il passo per il saletto e proprietà di questo oltre i passi necessari la cucina ivi e la stua fodrata ma doverà portar l’uscio di questa in detto saletto, averà il terzo di somasso e ponte e scala che porta al terzo piano, il terzo dell’andito sopra il somasso dei fratelli, passi di usci e scale, averà la metà della camera sopra la propria cucina cioè verso la strada e si farà l’uscio sull’ara sopra il somasso, la tramezza si farà a comuni spese, averà le stradughe la porzione verso la strada e fino alla porzione di mezzo e fino alle porzioni a settentrione con suo coperto sopra questa porzione, doverà lasciare la stua ai comuni genitori in vita loro e fu stimata Lire 943 C. 87". Per conguaglio Baldassarre avrebbe dovuto pagare alla quinta parte, toccata al fratello Giovanni 228 Lire e 46 Centesimi.

Dei quattro figli di Baldassarre dopo il matrimonio abiterà la casa in modo definitivo solo Giuseppe. Pietro poi detto Guslòt occuperà una porzione con la sua famiglia per poco tempo dopo il matrimonio, per poi trasferirsi nella casa n. 20-21 della moglie Teresa Mendini. Baldassarre il giovane, vivrà nella casa n. 5 Giuseppe morirà nel 1898 lasciando la casa come prelegato al  primogenito Geremia. In quel frangente si dice che la casa era così composta: al piano terra, cantina e portico; al primo piano, cucina, stufa e saletto; al secondo piano, una camera con antana e coperto. Questi possedeva anche la metà del rustico oggi abitazione di Aldo Sandri che allora figurava come stabbio numerato con il 31 confinante a est con la strada, a sud e a ovest con gli eredi di Filippo Inama e a nord con l'altra metà del rustico proprietà di Giuseppe Endrizzi.[4] Vittoria figlia unica di Geremia Inama sposerà Emanuele Sandri di Tuenno che lascerà il proprio paese per trasferirsi a Dermulo nella casa n. 27. Nel 1954 Ottavio Sandri figlio del fu Emanuele entrerà in possesso della casa che nel 1973 sarà acquisita dai coniugi Mario Endrizzi e Lidia Inama.


TERZA PORZIONE  a Giacomo Antonio: (futura porzione catastale 2 nella casa 27)
".....
contiene corte discoperta presso la casa e scala dalla pilastrata settentrionale della porta fino alla linea che tira il muro di sotto da sera a mattina che confina con la prima e seconda parte, quali parti potranno farsi un sterquilinio in fondo a detta corte dove esiste un arco ma fuori dall’arco che fino qui resterà di ragione di questa parte e per andare al sterquilinio questa e la seconda parte si avvaleranno del ponticello odierno e la prima parte potrà farselo di sopra nel terzo piano, ove doverà formare una tromba che porti al basso dello stequilinio suddetto, e le materie poi saranno comuni a tutte e tre le parti, averà pure il voltello ora granaro, a basso stalla ora torchio e caneva appresso e suo terzo di portico, potrà anche erigersi un fienile avanti la propria stalla ond’è che l’odierno sterquilinio e parte di ponticello a sera doverà esser levato avvertendo però che il fienile doverà esser eretto in maniera che non otturi le finestre della prima parte e doverà farsi l’accesso nella stalla e in alto con un coridore o per la propria cucina, averà indi il terzo di scala, somasso, ponte e passo per il saletto indi la cucina a sera del somasso, camera appresso e camerino fodrato presso la stuva ma doverà prendersi l’uscio sul suo, verso il suo camerino o camera suddetta, la tramezza tra la stua e il camerino sarà fatta a comuni spese con la seconda parte, averà il terzo di scala per portarsi al terzo piano, ove averà il terzo dell’andito sopra il somasso con le servitù necessarie ivi averà la metà della camera sopra la cucina vecchia e la porzione a sera e farsi la tramezza a comuni spese. Averà le stradughe la porzione di mezzo tra la prima e la seconda parte, con il coperto sopra e a settentrione sino alla metà e quinta parte questa porzione fu stimata lire italiane 863:33 e doverà dare comodità di cucina e granaro ai genitori." Per conguaglio Giacomo Antonio avrebbe dovuto pagare alla quarta parte, toccata al fratello Pietro 148 Lire e 8 Centesimi. Questa parte passerà a Filippo figlio di Giacomo Antonio e poi dopo la sua morte avvenuta nel 1880 al figlio Giacomo. In questa occasione si precisa che l'abitazione annoverava sette locali. Giacomo vi abiterà con la famiglia fino alla costruzione di una nuova casa, in un suo terreno posto a sud del rustico n. 31-32. Nel 1931 dopo la morte di Giacomo divennero proprietarie le sue dieci figlie e venti anni dopo passò nelle disponibilità della secondogenita Ida la quale vi abito con il marito Germano Kaisermann. La parte di casa sarà poi acquistata nel 1966 dai fratelli Fausto e Giuseppe (Marco) Gabos e abitata dai genitori Mario e Ester Emer. Infine nel 1993 è stata acquistata da Lia Inama. L’unità abitativa alla quale vi si accedeva attraverso una porta in fondo al somasso era posta nella parte nord-ovest della casa ed aveva delle pertinenze anche al secondo piano.

Qui sotto sono rappresentati schematicamente i tre piani e il sottotetto della casa n. 27 così come risultanti al catasto. I numeri contraddistinguono le proprietà delle relative porzioni. Il nord si trova nella parte superiore del disegno.

Nel 1900 la casa n. 27 era abitata dalle famiglie di Giacomo Inama, Giuseppe Endrizzi e Geremia Inama, e fra i tre erano sorte delle divergenze in merito ai confini di portico, somasso ed ara. Per dirimere la questione il 10 marzo del 1900 furono nominati degli arbitri nella persona del geometra Giovanni Brugnara di Cles, che aveva redatto anche dei disegni esplicativi, e dell'allora Capocomune di Dermulo Germano Emer, ma per l'improvvisa morte del Brugnara non si riuscì ad esprimere nessun parere. Quindi il 13 ottobre del 1900 fu nominato arbitro Federico Tabarelli di Tassullo che assieme a Germano Emer, dopo aver visto i disegni, sentito le parti e effettuato sopralluogo, redasse un compromesso. Il 31 ottobre 1901 si stese un ulteriore accordo divisionale tenendo conto del giudizio espresso l'anno precedente fra Luigi Endrizzi, in rappresentanza del padre Giuseppe, Geremia Inama e Giacomo Inama nel quale furono stabilite le seguenti condizioni: il portico della casa n. 27 era proprietà per 1/3 verso la strada di Giuseppe Endrizzi, 1/3 al centro di Geremia Inama e 1/3 più a sera di Giacomo Inama come evidenziato nel disegno. Questa divisione riguardava solo il portico interno perché fuori dalla muraglia maestra laterale della casa, la proprietà era esclusivamente di Giacomo Inama. Le porzioni di portico erano libere da servitù attive e passive, avendo ogni porzione l’entrata dal cortile di Giacomo Inama, entrando sotto le due arcate. Sulla linea divisoria fra Giuseppe Endrizzi e Geremia Inama, le parti avrebbero dovuto erigere un muro divisorio a cantinella a spese comuni. Essendo il somasso indivisibile si stabilì che avrebbe dovuto rimanere sgombero per almeno un metro verso sera dal portone, pertanto i carri che avessero occupato il somasso, avrebbero dovuto rispettare almeno un metro per il passaggio a piedi. L’entrata e l’uscita dal somasso avveniva per il portone a mattina e per la scala e corridoio a mezzodì. La scala e il corridoio a mezzodì che mettevano dal portico al somasso, erano proprietà di Geremia Inama, ma con il diritto di passo di Giacomo Inama e Giuseppe Endrizzi. Il somasso doveva servire a tutti gli scopi che l’economia agricola richiedeva e in particolare per introdurre messi, trebbiarle e vagliarle ad uso delle tre parti. Quindi alle epoche di tali lavori il somasso avrebbe dovuto rimanere sgombro da tutte le altre cose. Il lavoro non avrebbe potuto impedire a nessuna delle parti il passaggio a pedone per raggiungere i loro quartieri e la scala che metteva al secondo piano. Ogni condividente avrebbe potuto usufruire del somasso, e si stabilì che ogni fermata del carro non potesse superare le 6 ore se di giorno e le 12 se di notte, e in quest’ultimo caso, l’occupante avrebbe dovuto mantenere il lume nelle ore notturne. Se fossero stati due gli introducenti in contemporanea, il primo avrebbe procurato il posto al secondo e avrebbe avuto il diritto per primo allo scarico e poi sarebbe toccato subito al secondo. Le altre operazioni di sfogliare il grano, trebbiare e vagliare sarebbero potute continuare per 36 ore, avvisando le altre parti, almeno un giorno prima per potersi organizzare e sgombrare eventuali materiali sul somasso. In caso di morte di qualcuno delle tre famiglie, il cadavere si poteva esporre sul somasso in luogo non necessario al passo. Nel somasso non si sarebbero potuti introdurre altri materiali. Era proibito permettere l’uso del somasso ad estranei. La scala che dal somasso porta all’aia era consortile così come il pianerottolo di fronte all’accesso del quartiere di Giuseppe Endrizzi. All’infuori degli usi agricoli visti sopra, ogni condividente aveva a disposizioni i seguenti spazi per depositare altro materiale: Giuseppe Endrizzi il suolo aderente alla parete di settentrione (lettera A nel disegno), Geremia Inama il suolo lungo la parete a mezzodì, dal corridoio all’uscio della sua abitazione. (lettera B nel disegno) Giacomo Inama il suolo aderente alla parete di sera (lettera C nel disegno). Il mulino a mano che era di uso comune doveva collocarsi come in passato presso la muraglia del somasso a mattina. L’aia veniva divisa in tre parti in direzione settentrione-mezzodì. La porzione a mattina era assegnata a Geremia Inama, quella a sera a Giuseppe Endrizzi e quella al centro a Giacomo Inama. A scopo di ripostiglio era destinato uno spazio a ridosso della parete di settentrione della larghezza di 1,60 metri, in modo che ogni parte potesse avere il proprio ripostiglio separato. Ogni porzione avrebbe avuto la larghezza di quasi 3 metri del lato a nord, e 3,10 m il lato a est. Lungo il lato di mattina per la larghezza di 1 metro l’aia doveva rimanere sgombra perché destinata a passaggio comune. Geremia Inama per far passare le fruggi sul somasso, si sarebbe servito del piccolo bocchiere presente nella sua porzione. Il bocchiere preesistente nella porzione di Giacomo Inama sarebbe stato chiuso e ne sarebbe aperto un altro sulla linea divisoria fra Giacomo Inama e Giuseppe Endrizzi, che avrebbe dovuto avere le seguenti misure: 90 cm di larghezza, la lunghezza dipende dalla distanza dei travi. Riguardo al bocchiere (bocèr: botola per far passare il fieno dall'ara al somasso e viceversa), nel 1878 ci fu una dura disputa riguardo il suo uso, in quanto Filippo Inama ne pretendeva l'uso esclusivo, cosa non accettata da Giuseppe Inama e Giuseppe Endrizzi. La questione andò avanti per molto tempo a suon di perizie e testimoni ma dell'esito non sono a conoscenza. Il tratto di pavimento fra il ripostiglio e il corridoio comune doveva rimanere sgombro in modo che dalla finestra a mattina potesse entrare sempre la luce. Tale finestra poteva essere utilizzata per introdurre da parte dei condividenti il materiale necessario in caso di fabbrica o restauro. Questa finestra si era detto nel 1900 che sarebbe stata chiusa e che ne sarebbe stata aperta un'altra verso sud, utilizzando le pietre della prima. Evidentemente ci fu un ripensamento perchè tale finestra è tuttora esistente. Il pavimento dell’aia doveva essere mantenuto in comune per lo stesso motivo per cui non fu possibile dividere il somasso. Come in passato per accedere dall’aia ai relativi spleuzali le parti avrebbero fatto uso di scale o altri dispositivi mobili.

Mappa della suddivisione dell'ara

 

Mappa della suddivisione del somasso

 

Mappa della suddivisione del portico

 

Giacomo Inama concordava a Giuseppe Endrizzi il passo per asportare le feci, dallo sterquilinio posto a sera della casa, ogni due anni e solo nei mesi di novembre e dicembre, fino all’avvenuto spurgo con barella a ruota, attraverso il suo cortile. Però all’altezza del suo stabile debba in questo entrare. Questo però fino che Giacomo non avesse eretto nel cortile un edificio, poi l’accordo sarebbe cessato. Per questo aggravio Giacomo Inama riceveva da Giuseppe Endrizzi 20 Corone. Geremia Inama concordava come sopra il passo a Giuseppe Endrizzi per il passaggio sul suo terreno. Si specificava che in quanto questo atto non ne comportava modifiche, restavano in vigore i due documenti del 8 ottobre 1811 e 4 giugno 1823.
Nel 1943 la casa 27 apparteneva agli eredi di Geremia Inama, Germano Kaisermann e Luigi Endrizzi.

 

LA CASA N.26

QUARTA PORZIONE a Pietro: (nella Casa 26)

"...posta a settentrione delle tre prime ed averà la corte discoperta posta a settentrione della stessa e della quinta porzione di casa e fino alla corte della quinta porzione fino alli segni dimodochè queste sono tagliate da mattina a sera col diritto di passo per venire e uscire dalla porta che sarà a comuni spese e del pari questa e la quinta parte a comuni spese doveranno riattare le cente che cingono dette corti all’intorno, averà la stalla a sera con la stalla bassa alla quale potrà fare l’accesso o nel portichetto che porta alla superiore propria stalla oppure nel cortile ove sia questa che l’altra parte averà l’accesso per andare alli fienili disegnati da farsi nell’andito a settentrione della stalla di sotto di questa parte che sarà diviso l’uno a mattina e l’altro a sera e questa parte avrà quello a mattina acciò potrà farsi un uscio nella detta stalla volendo, avvertendo che detti fienili dovranno essere eretti all’altezza di q.te 16018 dal terreno odierno la scala per salire al somasso verrà eretta sotto la cucina di questa parte, averà pure la caneva nella casa di Baldassarre Inama e nel secondo piano averà la cucina, saletto, stuva con l’avvolto che ha accesso da detta stuva per una scala, averà metà del somasso e ponte con il saletto comune per andare ai fienili e ponticello e sterquilinio, qual saletto doverà aver l’accesso largo quarte 7 presso il somasso e q.te 13 verso il ponticello, nel terzo piano averà tutto l’andito sopra il somasso cioè dalle croci scolpite nel telaro dei stradugari fino in fondo a sera, e col diritto di poter far abbassare i legni inferiori all’andito disegnato alla quinta parte e saletto suddetto fino all’arco odierno e doverà dare il passo alla quinta parte per andare sul proprio, in detto piano le scale saranno comuni, ed averà le stradughe e coperto dalla colm in giù a sera a linea retta di detta colm,.." La casa fu stimata 567 Lire italiane e 7 centesimi. Nel 1848 Pietro [5] passava a miglior vita senza aver avuto discendenti per cui con atto del 16 maggio 1851 la sua sostanza fu suddivisa in sei parti quanti erano gli eredi ovvero i suoi fratelli Antonio, BaldassarreGiacomo Antonio, gli eredi di Giovanni altro fratello, la sorella Marianna maritata Paternoster e gli eredi dell'altra sorella Caterina maritata Cordini. Per quanto riguarda la casa essendo impossibile predisporre sei porzioni, si accordarono per dimezzarle. Per tale motivo Baldassarre avrebbe acquisito le parti dei fratelli Antonio e Marianna divenendo possessore di 3/6 della casa. Allo stesso modo avrebbero fatto gli eredi di Caterina Cordini con gli eredi di Giovanni Inama per cui questi ultimi avevano 2/6 di possesso. L'altro sesto rimase in possesso di Giacomo Antonio. Le tre porzioni costituite con l'aiuto di Felice Zadra di Taio e del capocomune di Dermulo Giovanni Inama furono le seguenti:
PORZIONE I
"Una caneva posta nella casa degli eredi di Valentino Inama cui 1 2 3 4 gli stessi eredi. Valutata F. 65 La cucina che confina 1 la strada, 2 somasso, 3 saletto, 4 corte. A detta cucina spetta il diritto di passo e ripasso a pedone per il somasso e subito entrato nel saletto si dovrà costruire l’uscio per entrare nella cucina e dovrà otturare l’ora esistente restando di sua proprietà sia il battente che il solaio cogli accessori, esso uscio non potrà aver maggior larghezza di quarte 5 e mezzo, questa porzione avrà diritto di andare al solaio per recarsi allo sterquilinio. Valutata f. 45 In tutto F. 110"
Tale porzione toccò per estrazione a sorte agli eredi di Giovanni Inama.
PORZIONE II
"Una stalla e precisamente detta la scura col diritto di aprire una finestra della larghezza di piedi 2 e altezza di piedi 1 e mezzo nel muro, che questa è divisa da quella assegnata alla porzione III e tale finestra potrà essere collocata ove più otterà lume. Questa porzione per mettersi in detta stalla avrà il passo sulla porzione di corte assegnata alla porzione III indi per il portico fra questa e la III alla quale serve pure di passaggio, per cui esso portico deve essere sempre sgombro. Valutata f. 30 La metà della corte e precisamente quella posta a mattina coll’aggravio dei passi sempre praticati Valutata f.20 Il volto sottoposto alla stufa valutato f.70. Per andare in esso volto questa porzione si dovrà costruire un corridoio, subito entrato dal somasso, nel saletto, il qual corridoio dovrà essere della larghezza compresa la cantinellata di quarte 5 e mezzo la qual misura di sito dovrà venir estratto e ceduto dalla stufa per cui questa di tanto viene spiciolita in tutta la sua lunghezza ed indi potrà farsi nel muro del volto l’uscio per entrarvi, e volendo potrà anche costruirsi sull’imboccatura del corridoio altro uscio che non oltrepassi la larghezza prescritta di quarte 5 e mezza. La quarta parte del somasso indiviso colla III porzione e con gli eredi di Giovanni Inama. Calcolata f. 15 La metà dell’ara al secondo piano in comunione con la III porzione la quale deve essere sempre sgombra a benefizio del passo e ripasso d’ambedue le porzioni. Prezzata f. 5 Gli straduli verso sera fino all’aria valutati f. 40 per mettersi ai quali avrà il passo per la scala da costruire da questa porzione, dalla terza e dagli eredi di Giovanni Inama la di cui spesa tocca metà a questi ultimi ed il restante un quarto per cadauna, la qual scala sarà collocata ove fu stabilito clle divisioni fra i fratelli Inama dei 4 giugno 1823.  Totale 180 fiorini". La porzione fu assegnata a sorte a Giacomo Antonio Inama.

PORZIONE III
"La stalla grande per portarsi in quella avrà l’ingresso pel il portico enunciato alla seconda porzione, il quale sarà comune per il passo e ripasso e dovrà essere sempre sgombro, l’uscio d’ingresso a quella dovrà aprirselo subito finito il muro della stalla della porzione II, ed a sue spese dovrà otturare il vecchio, ma suo poi sarà la telara e l’uscio attuale. Siccome per collocare questo uscio necesita nel portico comune eseguire uno scavo di terra e che questo porta vantaggio ad ambe le porzioni, così sarà effettuato in comune, e sarà tale che misurando da un cosìdetto remenat ivi esistente, il terreno abbia da quello una bassezza di quarte 16. Il sedime da erigersi uno stabbio qual sedino è in comunione cogli eredi di Giovanni Inama. Prezzato F. 2 Metà della corte e precisamente quella posta verso sera coll’agravio di passo e ripasso a favore della II porzione per portarsi nella stalla e così pure in vantaggio degli eredi di Giovanni Inama per recarsi al proprio stabbio. Valutata  F. 20 La stufa col saletto fino ai due usco cioè uno della cucina della I porzione e l’altro del corridore della II porzione, ma per altro con diritto di passo e ripasso anche lungo questi usci per andare al somasso comune e se questa porzione volesse rinchiudere il saletto con uscio li possa fare, La qual stufa e saletto fu valutato f. 55. La quarta parte del somasso in comune colla II porzione e con gli eredi di Giovanni Inama. Calcolata f. 15 La metà dell’ara al secondo piano in comune con la II porzione la quale deve essere sempre sgombra per passo e ripasso d’ambedue le porzioni. Prezzata f. 5 Gli straduli dalla sottocolm, così detta, alla col fino all’aria cogli accessi e passi sempre praticati valutati F. 20 Complessivamente la porzione è valutata 172 Fiorini. La porzione fu assegnata a sorte a Baldassarre Inama.

Si prese atto da parte degli intervenuti che la casa era stata divisa nel miglior modo possibile e con l'occasione si definirono alcune altre cose che non avevano avuto seguito nei precedenti accordi del 1823, quale per esempio
la mancata costruzione di una scala che dal piano terra portava al somasso e la conseguente demolizione di quella preesistente in pietra; come pure la costruzione di un muro che cingesse le cort. Le spese per questi lavori interessando l'intera casa n. 26 dovevano essere suddivise metà per ciascuno fra gli eredi di Pietro Inama e gli eredi di Giovanni Inama. Fu ribadito che tutte le porzioni avrebbero dovuto concorrere alle spese di manutenzione delle parti comuni quali il somasso, la porta e il poggiolo. Si prese atto che fra gli interessati non era presente Luigi fu Giovanni Inama che mancava dalla patria da più di sette mesi, ma non si sarebbe potuto ritardare ulteriormente le divisioni perchè la casa stava deperendo. Fu comunque eletto procuratore dell'assente, Lorenzo fu Valentino Inama. Si evidenziò pure che le tre porzioni presentavano valori diversi per cui si concordò una compensazione in denaro: il beneficiato della seconda porzione doveva dare a quello della prima 26 Fiorini e il beneficiato della terza doveva pagare alla prima 18 Fiorini.

QUINTA PORZIONE a Giovanni: (nella Casa 26)

".... contiene al pian terreno corte discoperta subito entro dalla porta fino alla corte della quarta parte cioè la metà di tutta dopo restaurate le cente attorno alle due porzioni, averà il passo per venire alla casa e doverà pure lasciare passare per la sua la quarta parte, averà la metà del sito descritto nella quarta parte per farsi il fienile, e accesso a quello , averà la caneva sotto il somasso e stalla appresso a sera e nel ? portichetto si metterà la scala per andare al somasso e ? comune alla metà ponte, averà metà del somasso ponte saletto ponticello e sterquilinio, averà questa parte il sito i andito tra il somasso e ponticello suo, il saletto descritto nella quarta parte con le ivi servitù descritte, ed abbassamento di legni nel qual saletto, sia questa che la quarta parte si faranno li usci per i fienili averà metà della scala che porta al terzo piano ove averà la camera sopra la stua, saletto e cucina della quarta parte, e la camera d’assi sopra il somasso con gli undici legni d’avvolto piano, e l’andito sopra il somasso sino alle croci verso la detta quarta parte, averà il passo necessario per l’andito di questo piano della quarta parte per venire sul proprio, le stradughe le averà dalla colm in suo verso la strada e settentrione a linea della colm suddetta indi dopo fatto il fienile l’andito sopra il proprio". La casa fu stimata 486 Lire e 80 Centesimi.
A questa parte di casa toccata a Giovanni nelle divisioni paterne si era aggiunta anche la piccola porzione (2/6) acquisita dai figli del fu Giovanni in eredità dallo zio Pietro, ovvero la seguente:
PORZIONE I "Una caneva posta nella casa degli eredi di Valentino Inama cui 1 2 3 4 gli stessi eredi. Valutata F. 65 La cucina che confina 1 la strada, 2 somasso, 3 saletto, 4 corte. A detta cucina spetta il diritto di passo e ripasso a pedone per il somasso e subito entrato nel saletto si dovrà costruire l’uscio per entrare nella cucina e dovrà otturare l’ora esistente restando di sua proprietà sia il battente che il solaio cogli accessori, esso uscio non potrà aver maggior larghezza di quarte 5 e mezzo, questa porzione avrà diritto di andare al solaio per recarsi allo sterquilinio. Valutata f. 45 In tutto F. 110" .
Nel 1851 al momento di dividere fra gli eredi del fu Giovanni le entità presenti nella casa 26, le due parti furono riconsiderate cercando di rispettare una certa equità di valore. Per tale motivo la porzione I qui sopra riportata fu arricchita di alcuni locali a discapito della quinta porzione ottenuta nel 1811. La sorte stabilì che le due porzioni contenute nella casa n. 26 dovessero appartenere a Luigi e a Vigilio, rispettivamente figlio del fu Giovanni e figlio del fu Giovanni fu Giovanni.
In particolare a Vigilio toccò: la metà del cortile, la metà della stalla verso mattina, la cantina aderente alla stalla. Al primo piano la cucina, e la quarta parte del somasso. Al secondo piano: la camera sopra la predetta cucina e la metà di una camera di legno. Le soffitta e coperto e il diritto di utilizzo di un quarto dell'ara. Non risulta che Vigilio avesse abitato la casa; intorno al 1860 si trovava a Nogarè nei pressi di Pergine e probabilmente in seguito emigrò in America. Vigilio non era comunque presente al momento della suddetta divisione per cui fu rappresentato dallo zio Antonio. Nella casa di Vigilio invece abitò dal 1846 al 1855 sua madre Domenica Brida "confinata" dai suoi parenti di Taio, perchè pazza. La porzione di casa pervenne più tardi al cugino
Giuseppe Inama figlio di Antonio.
A Luigi toccò: la metà del cortile verso settentrione, la cantina nella casa n. 2, la metà della stalla verso ovest, il diritto di costruirsi uno stabbio assieme agli eredi di Pietro Inama. Al primo piano: la quarta parte del somasso e un andito per costruire una camera. Al secondo piano: una camera posta verso sera, la metà di una camera di legno, soffitta e coperto sopra la predetta camera e il diritto di utilizzo di un quarto dell'ara. Anche Luigi come Vigilio non era presente alla sopra descritta suddivisione, si dice che mancava di casa da più di dieci mesi e quindi era rappresentato da Lorenzo fu Valentino Inama. Luigi a differenza di Vigilio aveva però moglie e figli che abitavano a Dermulo, plausibilmente in questa porzione di casa n. 26. In pochi anni però passarono tutti a miglior vita tranne Angela, che andrà in moglie a
Giuseppe Endrizzi.
Sugli sviluppi immediatamente successivi non ho trovato documenti, ma già intorno nel 1865 (vedi l'elenco case assicurate per l'incendio) troviamo abitare nella casa
Giuseppe figlio maggiore di Antonio Inama. Giuseppe detto Bomba probabilmente sarà colui che acquisirà tutte le varie quote di casa n. 26 dagli eredi dello zio Giacomo Antonio, dello zio Baldassarre, e dagli eredi dei cugini Luigi e Vigilio, divenendone così l'unico proprietario. Considerando che poco dopo la metà dell'Ottocento nella parte nord della casa n.5, dove in precedenza viveva Giuseppe, troviamo abitare Baldassarre il figlio più giovane di Baldassarre, si potrebbe ipotizzare che fosse avvenuta una permuta fra i due. Tale permuta potrebbe aver interessato la metà della casa che fu di Pietro e che era toccata al padre Baldassarre, oppure la casa n. 26 nella sua interezza, magari aggregata precedentemente da Baldassarre il giovane. Un indizio di questa avvenuta aggregazione potrebbe essere la citazione nel 1880 di Baldassarre junior come confinante a nord alla casa n. 27. Nel 1905 Giuseppe Inama detto Bomba assegnava a Ferdinando ed Angelo, rispettivamente figlio maggiore e figlio minore, l'intera casa ed alcuni terreni per il motivo disse, di essere sempre stato da loro accudito.
Oggi la casa n. 26 è proprietà degli eredi di Aldo Inama figlio di Angelo.

   

 

PERSONE EFFETTIVAMENTE PRESENTI NELLA CASA *

Anno 1554

Anno 1620

Anno 1670

Anno 1710

Anno 1780

Anno 1830

Anno 1880

Anno 1921

futura casa 26

futura casa 26

futura casa 26

futura casa 26

futura casa 26

casa 26

casa 26

casa 26

Antonio Inama

Francesco Inama

disabitata ?

Gio. Giacomo Inama

disabitata

Pietro Inama

Giuseppe Inama

Ferdinando Inama

N.N. (m)

Maddalena N. (m) 

 

Domenica Endrizzi(m)

 

Marianna Sicher (m)

Leopolda Zucal (m)

Rachele Eccher (m)

 Giovanni Inama (f)

Margherita Inama (f) 

futura casa 27

Gio. Giacomo Inama (f)

futura casa 27

 

Ferdinando Inama (f)

Maria Inama (f)

 

Maddalena Inama (f)

disabitata ?

Silvestro Inama (f)

Gio. Francesco Inama

casa 27

Modesto Inama (f)

Felice Inama (f)

futura casa 27

 

 

Gio. Paolo Inama (f)

Francesca Jori (m)

Baldassarre Inama

Romedio Inama (f)

Lorenzo Inama (f)

Salvatore Inama

 futura casa 27  

Anna Maria Inama (f)

Pietro Inama (f)

Caterina Vit (m)

Candido Inama (f)

Paolina Inama (f)

Giacoma Martini (M)

Vittore Inama  

 Barbara Inama (f)

Giacomo A. Inama (f)

Maria Inama (f)

Angelo Inama (f)

Emilio Inama (f) (a)

N. Inama (S)

Maria Fuganti (m)  

 Vittore Giuseppe Inama (f)

Giovanni Inama (f)

Pietro Inama (f)

 

Marina Inama (f) (a)

 Silvestro Inama (fr)

Silvestro Inama (f)

 

 

 Margherita Inama (f)

Giuseppe Inama (f)

casa 27

Guido Inama (f) (a)

 

Marina Inama (f)

 

 futura casa 27

 Anna Inama (f)

Baldassarre Inama (f)

Giuseppe Inama

Giacomo Inama (f) (a)

Vigilio Inama

Maria Inama (f)  

Silvestro Inama

 Maria Inama (f)

Giovanni Inama (f)

Brigida Inama (m)

 

N.N. (m)

Caterina Inama (f)

 

Margherita De Panizza (m)

 

Francesca Inama (f)

Geremia Inama (f)

Angelo Inama

 

 

 

Caterina Inama (f)

 

 

Virginia Inama (f)

Maria Tamè (m)

Gregorio Inama

 

 

Giovanna Inama (f)

 

Giacomo Inama

Caterina Inama (f)

Adelfina Inama (f)

N.N. (m)

 

 

Giacomo Antonio Inama (f)

 

Maddalena Pedrotti (m)

Clemente Inama (f)

Anselmo Inama (f)

Vigilio Inama (f)

 

 

Barbara Inama (f)

 

Filippo Inama (f)

Maria Inama (f)

Germano Inama (f)

 

 

 

Margherita Inama (f)

 

Teresa Inama (f)

 

 

 

 

 

Pietro Inama (f)

 

Francesca Inama (f)

Augusta Eccher (v)

casa 27

 

 

 

Silvestro Inama (f)

 

Luigia Inama (f)

Sofia Inama (f)

Emanuele Sandri

 

 

 

N. Inama

 

Bartolomeo Inama (f)

Giacomo Inama (f)

Vittoria Inama (m)

 

 

 

 

 

Caterina Inama (f)

Maria Inama (f)

Ilda Sandri (f)

 

 

 

 

 

 

Fortunata Inama (f)

Maria Sandri (f)

 

 

 

 

 

 

 

Onorina Sandri (f)

 

 

 

 

 

 

Giuseppe Endrizzi

Eleonora Sandri (f)

 

 

 

 

 

 

Angela Inama (m)

Valeria Sandri (f)

 

 

 

 

 

 

Luigi Endrizzi (f)

Anna Sandri (f)

 

 

 

 

 

 

Giuseppe Endrizzi (f)

Geremia Inama (s)

 

 

 

 

 

 

Germano Endrizzi (f)

Emilia Inama (s)

 

 

 

 

 

 

Fortunato Endrizzi (f)

 

 

 

 

 

 

 

Romana Formolo (s)

Giacomo Inama

 

 

 

 

 

 

 

Maria Depaoli (m)

 

 

 

 

 

 

 

Rosina Inama (f)

 

 

 

 

 

 

 

Ida Inama (f)

 

 

 

 

 

 

 

Giuseppina Inama (f)

 

 

 

 

 

 

 

Pia Inama (f)

 

 

 

 

 

 

 

Anna Inama (f)

 

 

 

 

 

 

 

Maria Inama (f)

 

 

 

 

 

 

 

Emma Inama (f)

 

 

 

 

 

 

 

Narcisa Inama (f) (a)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giuseppe Endrizzi

 

 

 

 

 

 

 

Rosalia Mendini (m)

 

 

 

 

 

 

 

Marcello Endrizzi (f)

 

 

 

 

 

 

 

Angelina Endrizzi (f)

 

 

 

 

 

 

 

Maria Endrizzi (f)

 

 

 

 

 

 

 

Agnese Endrizzi (f)

 

 

 

 

 

 

 

Lorenzo Endrizzi (f)

 

 

 

 

 

 

 

Paolina Endrizzi (f)

 

 

 

 

 

 

 

Irma Endrizzi (f)

 

 

 

 

 

 

 

 

* Per gli anni 1554, 1620 e 1670 le persone non sono quelle effettivamente presenti ma solo quelle di cui si è avuta contezza. Il nominativo sottolineato corrisponde al capofamiglia. Le seguenti abbreviazioni indicano i rapporti di parentela con il nome sottolineato: m sta per moglie, f. per figlio/a, fr per fratello, S per sorella, v per vedovo/a, p per padre, M per madre, s per suocero/a, n per nipote, z per zio, N per nuora e c per cognato/a. Per il 1780, i nomi dei proprietari provengono dal Catasto teresiano  presso l’A.S.T. Per il 1921 si è preso in considerazione il censimento di tale anno presso l’A.C.D.  Inoltre, e solo per questo anno, sono state evidenziate le persone assenti con la lettera a. Per gli anni rimanenti i nomi dei capifamiglia e/o il numero degli occupanti la casa, sono stati desunti da vari documenti consultati presso A.C.D., A.P.T. e A.D.T.

 

 

[1] Il regesto della prima pergamena è riportato a pag. 71 del libro "Geschichte alles Familien Inama" il cui autore l'ha ripreso da pag. 7 del libro "Coredo nell'Anaunia" di don Edoardo Endrici. Il secondo documento è riportato come regesto a pag. 73 dello stesso libro dell'Inama-Sternegg.

[2] L’Inama Sternegg a pag. 203 di “Geschichte aller Familien Inama” scrive che sul portale che immetteva nel cortile compariva la data 1627. Questo arco, visibile in un disegno del 1900, fra la casa 27 e la 32 è stato purtroppo abbattuto. 
[3] Nel 1545 sulla via presso la casa degli eredi del fu Giovanni fu Vigilio veniva steso un atto di compravendita oggi conservato nell'archivio Inama di Coredo. Possiamo immaginare che il notaio si fosse posizionato in prossimità dell'arco verso sud, dove appunto la casa apparteneva agli eredi del fu Giovanni Inama.

[4] Da queste descrizioni ricaviamo alcune notizie importanti. Vengono per la prima volta descritte una stalla e uno stabbio che però non si trovano nella casa 27, ma bensì nella vicina casa n. 32. Quest'ultima costruzione era stata edificata probabilmente da svariati anni ma essendo destinata a fienile e rustico non fu mai considerata abitazione. La numerazione data tardivamente con il numero 31-32 poteva invece far pensare ad una costruzione relativamente recente.

[5] Pietro figlio di Giovanni Francesco è stato confuso dall’Inama-Sternegg con un altro Pietro Inama fu Giovanni del ramo Fogia, al quale lo stesso autore attribuisce il matrimonio con Marianna Sicher. In ogni caso i due Pietro non ebbero discendenza.

 

 

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Case  Mappa delle case Introduzione Foto della casa n. 26-27