I VECCHI MASI NEL PAESE DI DERMULO

 

 

 

MASO MARTINI MASO WIDMANN MASO INAMA DI FONDO MASO THUN MASO INAMA DI TAIO

 

 

Per maso, qui intendiamo un insieme di proprietà signorili costituite dalla casa e da vari terreni, dati in locazione a persone terze. I proprietari stipulavano dei contratti essenzialmente di due tipologie: locazioni perpetuali e locazioni temporali. Nel primo caso erano dette anche "investiture" o "livelli" ed erano caratterizzate nell'avere durate molto lunghe, tipicamente di 19 anni, al termine dei quali si potevano rinnovare per altrettanti anni. Era tipica di questa locazione la procedura che prevedeva, alla prima stipulazione o al rinnovo, il tocco di mano e la corresponsione di una libbra di pepe al locatore da parte del locatario. I beni locati a livello perpetuo, dopo la morte del locatario passavano per diritto al suo figlio più anziano, e quindi al figlio maggiore di questo, e così via. Dietro corresponsione di una somma detta "di affrancazione", poi, potevano divenire loro proprietà, naturalmente se la situazione finanziaria lo permetteva. L'altro tipo di locazione, quella temporale, aveva una durata variabile, solitamente di 3, 5 o 7 anni, al termine dei quali poteva essere rinnovata senza ulteriori aggravi. I locatari quindi abitavano la casa del maso assieme alla loro famiglia, traendo il sostentamento dai terreni e corrispondendo al proprietario un canone in denaro o dei prodotti. Caratteristiche di questi masi erano anche la continuità e la relativa staticità nel tempo dei vari possessi, che hanno permesso di seguirne la localizzazione nell'arco degli anni. Per tale scopo mi sono servito del toponimo, dei nomi dei confinanti, nonchè del numero di particella fondiaria.

Già nel XIII secolo sono documentati quattro masi insistenti sul territorio di Dermulo, ma a tutt'oggi non sono ricollegabili a quelli che compariranno nei secoli successivi, fatta eccezione forse, al maso Inama di Fondo, per il quale si potrebbe azzardare una derivazione dal Manso Casalis. Il maso di più antica origine di cui è possibile seguire la storia è il Maso Betta, del quale si hanno notizie certe a partire dal 1569.

Per presunte antiche ingerenze, le proprietà catastali di Dermulo in alcune zone, si ritrovano molto limitate dai comuni confinanti. Ad esempio la zona di Cavauden, dove la morfologia stessa suggerirebbe una quasi totale appartenenza al territorio di Dermulo, ci si trova davanti ad una situazione del tutto ribaltata. I comuni di Sanzeno e di Coredo possedevano e possiedono tuttora la maggior parte della zona. A dispetto della proprietà catastale, però, la scomodità dei proprietari che abitavano lontano, ha fatto in modo che la zona, pur sottoposta ai comuni confinanti, fosse quasi interamente in mano a persone di Dermulo. A questa realtà non si sottraevano nemmeno i terreni dei masi che quindi si potevano ritrovare su territori extracomunali. Per tali terreni, allo stato attuale non sono stato in grado di tracciarne la storia.

 

 

 

 

 

IL MASO MARTINI

 

 

I primi proprietari del maso di cui si ha notizia, sono i notai Guelmi di Scanna che appaiono indirettamente la prima volta nel 1663 con Simone Guelmi, quale confinante a nome della moglie in un terreno nella località alle Sort. Prima di tale anno non ci è giunta nessuna notizia, per cui si possono solo formulare delle congetture. Una particolarità interessante è che la casa del maso era soggetta al Gafforio, cioè alla tassa dovuta alla mensa Vescovile di Trento. Per questa caratteristica era accomunata alla casa al Castelet, e quindi si potrebbe forse ipotizzare un'origine molto antica, risalente al XIII secolo. Considerando la struttura della casa, credo di poter affermare si trattasse di una costruzione abbastanza importante, anche se probabilmente una volta non raggiungeva le dimensioni odierne. La sua pianta, non molto regolare, e alcuni particolari, quali un arco in pietra, uno stipite anch'esso di pietra posto all'interno, la disposizione dei piani e un ampio avvolto, lasciano trasparire la sua origine nobile. Anche se a priori non si può escludere un'origine Barbacovi,[1]  Pret, o Frison, ho ragione di ritenere che questa casa, fosse appartenuta alla famiglia Inama che per secoli fu proprietaria di tutte le altre parti di casa del colomello. Infatti non credo sarebbe stato concesso a nessuno, fuori della famiglia, di costruire una casa, appoggiata ad un’altra, se il possessore non fosse stato un parente. La casa Guelmi possedeva anche un orto nella località agli Orti, racchiuso fra gli altri di pertinenza del colomello. Anche tale circostanza, quindi, depone a favore dell'ipotesi di una proprietà Inama. Analizzando più specificatamente la questione: vediamo che a partire dalla seconda metà del '500 si trovavano a Dermulo diverse persone di questa famiglia che poi non avranno più discendenza in paese. Una di queste era Giovanni fu Vigilio Inama che era morto intorno nel 1531. Nel 1545, sulla strada vicina alla casa dei suoi eredi, veniva stipulato un documento di compravendita, oggi presente nell'archivio della famiglia Inama di Coredo. Nel 1554 a Dermulo viveva ancora un Vigilio discendente da tale linea. Quindi, secondo me, l’ipotesi più plausibile è che Vigilio non avesse avuto discendenti, e quindi la sua sostanza fosse stata conglobata con quella dei suoi eredi, ormai da qualche tempo trasferitisi a Sarnonico. Alla metà del Seicento, una figlia di questi eredi potrebbe aver sposato Simone Guelmi da cui l’uxorio nomine dell’anno 1663. Ribadisco che quanto sopra affermato è una ricostruzione ipotetica che pertanto potrebbe essere smentita da nuove conoscenze. Oltre ai sopra citati individui, rimanendo nell'ambito della famiglia Inama, avrebbero potuto essere proprietari gli eredi di Giovanni fu Leonardo Inama, oppure i discendenti di Giacomo figlio di Cipriano Inama abitante a Taio. Un modo indiretto per scoprire l'antico proprietario lo abbiamo già utilizzato con Simone Guelmi, cioè considerando le proprietà del maso sul territorio di Dermulo. I nomi dei confinanti dei vari terreni che si incontrano negli atti notarili, consentono di attribuire alla persona confinante, un terreno in quella località. Ad esempio l'arativo vignato alle Braide, poi divenuto p.f. 829, alla metà del '500 si trovava attorniato da proprietari appartenenti alla famiglia Inama. Quindi ci sono buone probabilità che pure il terreno dei Guelmi, fosse stato in precedenza proprietà Inama.

Non ci è giunta notizia che i Guelmi avessero abitato nella loro casa a Dermulo, ma non si può comunque escludere con sicurezza che ciò sia avvenuto. Nella casa, invece, troviamo come affittuari i Mendini, che dapprima con Giacomo e poi con i figli Giacomo e Giacomo Antonio, la occuparono per almeno 35 anni, dal 1700 al 1735.  Trattandosi di investitura perpetuale, cioè di 19 anni, poi rinnovabile per altri 19 e così via, è da credere che i Mendini, siano stati investiti almeno due volte, e quindi per almeno 38 anni. Dal 1735 al 1742 i locatari ci sono rimasti sconosciuti, mentre dal 1742 al 1749, l'affittuario era Giacomo fu Michele Inama. Quest'ultimo però, nel 1742 non fu in grado di corrispondere il canone di affitto, per cui gli fu imposto di depositare tutte le fruggi, e cioè il fieno, il formento e la segalla presso Giacomo Inama Rodaro o Giacomo Mendini, ma a quanto sembra, questo inconveniente non pregiudicò il contratto.  Nel 1749 il maso veniva dato in locazione perpetuale a Bartolomeo Mendini, il quale ne beneficerà fino al 1788, anno della sua morte. Suo figlio Matteo Mendini proseguirà con la locazione fino alla vendita del maso, avvenuta nel 1806. In quell'anno infatti il priore di San Romedio, Giovanni Nicolò Guelmi, a nome anche dei suoi nipoti e di suo fratello, lo alienò per la somma di 3000 Ragnesi, al medico chirurgo Giovanni Antonio Martini di Revò. Nel 1871 gli eredi di don Carlo Martini, figlio di Giovanni Antonio, decisero di vendere la casa e alcuni terreni del maso. L'acquirente più importante fu Lorenzo Brida che si assicurò la casa, i terreni ivi attigui, il prato al Grezot, un prato ai Regai e due boschi alle Sort. Giuseppe fu Giovanni Endrizzi acquistò il terreno alle Braide p.f. 829. Giovanni Tamè il terreno alle Braidele.

 

 

 

DISLOCAZIONE DEI TERRENI DEL MASO MARTINI SUL TERRITORIO DI DERMULO

 

 

 

 

ELENCO DEI BENI DEL MASO MARTINI GIA' MASO GUELMI

 

P.F.

LOCALITA'

NOTE

CASA n. 1

   
1 2 Maso Arativo e vignato. Erano terreni attigui alla casa e formavano un tutt'uno con le future p.f. 782 783 784.
7  8 Braidele

Questo terreno non faceva parte delle antiche proprietà, ma Antonio Martini lo acquistò nel 1827 da Luigi Widmann. La parte a Nord della futura p.f. 829, formava un solo corpo con queste due p.f. Il terreno fu infatti diviso in due porzioni dalla strada di Concorrenza costruita intorno al 1855. Il campo formato dalle due p.f. 7  8, fu poi venduto nel 1873 a Giovanni Tamè dagli eredi Martini.

35 36 Bertolda Bosco. Non si capisce a chi sia stato venduto questo bosco.
144 145 146 Grezot Bosco e greggio
157 Orti Detto anche orto alla Crosara, fu ceduto a Giovanni Tamè dagli eredi Martini nel 1873.
165 166 Maso Arativo e vignato.
228 Fasse Bosco.
512/a 512/b Cavauden Arativo. Detto anche ai Sassi o alle Giare.
752 Sort Bosco.
759 Plazzec Bosco.
782 783 784 Maso Arativo e vignato.
829 Braide Arativo e vignato.
1485 (Coredo) Pradaz

Prato per la  maggior parte sul comune catastale di Coredo e in piccola parte sul CC di Dermulo, detto anche ai Plani

  Regai Prato nelle pertinenze di Banco

 

 

 

SUPERFICIE IN PERTICHE QUADRATE POSSEDUTA NEL 1780 SUDDIVISA PER TIPO DI CULTURA [2]

 

Arativo Arativo e vignato Prato Bosco Bosco e pascolo Greggio Orto Piaggio

Tot Superficie

Tot Superficie
2139 9664 384 1047 - - 13 - Pert. 13247

mq. 47556,73

 

 

 

PROPRIETARI DEL MASO MARTINI GIA' MASO GUELMI

 

PERIODO PROPRIETARIO

NOTE

dal 1663 Simone Guelmi A nome della moglie che ci è sconosciuta
1700 - 1721 Francesco Antonio Guelmi Era notaio a Scanna
1735 Matteo Guelmi

 

1742 - 1749 Felicita vedova di Matteo Guelmi  
1806 don Giovanni Nicolò e Alberto Guelmi  
1806 - 1840 Giovanni Antonio Martini  
1850 - 1869 don Carlo Martini  
1871 Emilio Martini, Achille e Carolina Zuech  
1874 Lorenzo Brida  

 

 

 

AFFITTUARI DEL MASO MARTINI GIA' MASO GUELMI

 

PERIODO AFFITTUARIO

NOTE

1700 - 1710 Giacomo Mendini +1717  
1735 Giacomo Mendini

Figlio di Giacomo morto nel 1717

1742 - 1749 Giacomo fu Michele Inama  
1749 Bartolomeo Mendini  
1790 Matteo Mendini Figlio di Bartolomeo
1830 - 1837 Pietro Endrizzi  
1838 - 1841 Antonio Melchiori

Finito in contratto di locazione, si dice in un documento, prese casa a Dermulo.

 

 

 

 

 

IL MASO WIDMANN

 

Le origini di questo maso sono presumibilmente da collocarsi intorno al 1569, anno in cui fu stipulato un contratto di locazione fra Pantaleone Betta di Castel Malgolo e Martino Cordini di Dermulo. Nella regola del 1554 non si fa accenno alla famiglia Betta; ci sono invece molte persone che, essendo assenti, si sono fatte rappresentare da altri. Potrebbe essere una di queste persone assenti, quali i fratelli Bertoldo e Corradino Cordini, residenti a Fondo, oppure gli eredi del fu Antonio Frison di Coredo, l'antico proprietario del maso? La risposta non è facile. Riguardo ai Cordini sappiamo qualcosa in più, cioè che la famiglia possedeva due case di discreta grandezza in prossimità del nostro maso, e quindi potrebbe aver posseduto anche questo. La risposta forse ci viene indirettamente da un documento del 1552 riguardante la vendita di un orto, collocabile nella zona della Crosara. Tale orto risulta confinare verso Ovest con Antonio Pangrazzi. Il confine a Ovest in tutti i documenti riguardanti gli orti alla Crosara, è sempre stato prerogativa prima dei Betta e poi dei Widmann. Si trattava infatti del terreno a Sud-Est della Casa n. 25, contraddistinto più tardi dal numero di p.f. 153. Il Pangrazzi, originario di Campodenno, aveva sposato Anna Cordini, figlia di Pietro. Quindi potremmo stabilire come antico proprietario del futuro maso, Delaito Cordini, padre di Pietro. Un altro elemento che potrebbe confermare questa ipotesi, è la donazione fatta nel 1554 da Anna Cordini al cugino Martino, di una casa, in luogo del denaro previsto nel testamento del padre Pietro Cordini. Se fu ceduta una casa, è evidente che Anna e il marito Antonio Pangrazzi ne possedevano già una, e sono propenso a credere fosse la futura casa del maso. Antonio Pangrazzi alla fine del 1558 figurava già morto e la vedova Anna si era risposata con Domenico Todesch di Padergnone. Quindi si presume che Anna, dopo il secondo matrimonio, non abitando più a Dermulo, avesse venduto i maso.

I Betta, fatta eccezione per un periodo tra il 1770 circa e il 1777, non abitarono mai la casa del maso, avvalendosi sempre di affittuari, sia del paese che foresti. Tra quelli che vi rimasero più a lungo, possiamo ricordare Giovanni Battista Inama, che, considerando anche i figli, troviamo nel maso dal 1716 al 1768. Nel Settecento la comunità di Dermulo entrò in conflitto con i Betta, ai quali contestava l'appartenenza alla nobiltà rurale. Lo status di nobile rurale, comportava l'esenzione dal pagamento delle collette e da altri aggravi amministrativi, come la l'incarico di regolano, sindaco o giurato, così come l'obbligo di dare ospitalità ai soldati. L'unico dovere era la saltarìa, che poteva essere svolta per i Betta, dai loro manenti. Alla fine fu raggiunto un compromesso, come appare da un documento del 1773, nel quale i Betta furono riconosciuti nobili rurali, accollandosi per contropartita, un debito di 70 Ragnesi, che la comunità aveva nei confronti della chiesa di Dermulo. Il maso, rimase in mano alla famiglia fino alla morte di Francesco Betta, e poi fu ereditato dalla vedova Paolina Benedetti. Questa convolava a seconde nozze con il nobile Giovanni Michele Gentili di Sanzeno, dal quale, [NOTA](prima di morire assassinato nel 1806), ebbe due figlie: Marietta e Gertrude. Di fatto le due sorelle divennero proprietarie del maso a Dermulo, avendovi rinunciato, la loro sorellastra Teresa, nata dal primo matrimonio di Paolina. Intorno al 1788, Paolina locava il maso ad Antonio Melchiori, il quale però, secondo un documento del 1792, non aveva avuto le capacità tecniche per condurre il maso. Infatti, fra le altre cose, era pure sprovvisto dei buoi, e durante la sua permanenza il maso si era parecchio deteriorato, tanto da indurre i proprietari a chiederne i danni. Non avendo Antonio il denaro per il risarcimento, furono stimate e confiscate da due periti le produzioni presenti e future del maso, che risultarono del valore di 48 Ragnesi.[3] Il Melchiori fu sostituito da Giacomo Endrizzi di Dermulo, presumibilmente l'ultimo manente, sotto la proprietà Gentili. Infatti Gertrude Gentili, sposava il notaio Domenico Alfonso Widmann di Coredo, il cui figlio, il chierico Romedio Eligio, istituì sul maso una fondazione stipendiaria, per il sostentamento dei membri della famiglia Widmann che avessero intrapreso lo studio. La casa del maso, dopo l'acquisto Widmann, fu sicuramente soggetta ad una ristrutturazione. Di tali lavori troviamo testimonianza nel portale d'ingresso, sulla cui chiave, oltre ad un motivo floreale riconducibile alla famiglia Widmann, si può leggere la data 1818. Fino al 1830 non compaiono notizie circa gli affittuari del maso; dopo tale anno invece, troviamo Vittore Tamè, che probabilmente a partire dal 1840, sarà affiancato anche dal genero Baldassare Inama. Nei cento anni successivi si susseguirono diversi masadori, l'ultimo dei quali fu Alessandro Manzoni. Il Manzoni aveva ricevuto il maso in locazione nel 1945, per la durata di tre anni. Nel mese di novembre 1947, in prossimità della scadenza del contratto, gli si intimava di liberare il maso, perché Enrico, Egberto e Ermanno Widmann avevano manifestato l'intenzione di venderlo. Inoltre fu comunicato al Manzoni che se la vendita non fosse riuscita, un componente della famiglia Widmann avrebbe abitato il maso.[3Bis] Per l’acquisto della sostanza del maso, si erano formati due gruppi di persone, uno denominato gruppo Manzoni al quale appartenevano lo stesso Alessandro Manzoni e Giovanni Bertagnolli di Sanzeno; e un altro gruppo denominato Tamè, di cui facevano parte Vigilio Tamè, Augusto Zinzarella, Ferdinando Pinamonti, Guido Emer, Bruno Emer e Leo Chistè. Fra le due compagini ci fu una certa rivalità, ma ebbe la meglio il gruppo Tamè, che aveva accettato la cifra pretesa dal barone Widmann.

 

 

 

DISLOCAZIONE DEI TERRENI DEL MASO WIDMANN SUL TERRITORIO DI DERMULO

 

 

 

 

ELENCO DEI BENI DEL MASO WIDMANN GIA' BETTA

 

P.F.

LOCALITA'

NOTE

CASA n. 25

   
15 16 17 18 19 Raut da Ral Questo arativo fu acquisito solo nel 1859 da Alfonso Widmann a Giovanni Maria Tamè.
152 153 Zita

Si tratta dei due appezzamenti attigui alla casa del maso. La p.f. 152 si trovava a nord della casa, mentre la p.f. 153 denominata anche Clesura si trovava a Sud.

204 205 206 207 208 Poz Arativo vignato, prato e bosco.
225 Fasse Arativo e vignato
285 286 287 288 289 290 Cros

Era uno fra i più estesi terreni presenti sul territorio di Dermulo. Nel 1880 fu diviso in due porzioni dalla strada che conduceva al ponte di Santa Giustina.

312/a 312/b Cros

Altro arativo confinante con quello sopra descritto.

313 314 Cros Bosco sotto la località Ciamperdon
330 331 Santa Giustina Bosco
332 Santa Giustina Arativo
333 334 Santa Giustina Bosco
404 405 Teza Bosco alla Teza di Cambiel
488 489 490 491 Ciasete Arativo e prato
679 680 Voltoline Arativo e vignato (Questo terreno non sembra essere stato nelle disponibilità del maso per cui visto che l'unica informazione risulta dalla mappa del 1859, ritengo possa essersi trattato di un errore.)
687/a  687/b  688 Voltoline

Arativo, vignato. Nel 1773 la comunità di Dermulo aveva venduto al loro convicino Bonifacio Floriano Betta, due terreni alle Voltoline, individuabili con queste p.f e la sottocitata n. 689.

689 Voltoline

Bosco

726 727 Voltoline

Il terreno appartenva prima a Giacomo Inama, e poi ad Innocente Massenza, per cui non faceva parte degli antichi possessi. Fu acquistato nel 1819 da don Romedio Widmann.

766 767 Ciampet

Questo arativo e vignato era stato concesso in locazione perpetuale alla famiglia Tamè che abitava nei pressi. Probabilmente poi i Tamè si affrancarono comperando il terreno dai Betta, ma di questo non abbiamo riscontro documentale.

787 173 Ciapitel

Le due particelle formavano un unico terreno, poi diviso dalla strada di concorrenza nel 1855. Con la costruzione della ferrovia infine, sono scomparse quasi completamente.

 

 

 

SUPERFICIE IN PERTICHE QUADRATE POSSEDUTA NEL 1780 SUDDIVISA PER TIPO DI CULTURA

 

Arativo Arativo e vignato Prato Bosco Bosco e pascolo Greggio Orto Piaggio

Tot Superficie

Tot Superficie
228 5572 1482 1267 - - - - Pert. 8549

mq. 30690,91

 

 

PROPRIETARI DEL MASO WIDMANN GIA' MASO BETTA

 

PERIODO PROPRIETARIO

NOTE

1569 Bonifacio Betta  
1604 Massenza vedova di Pantaleone Betta Massenza nel documento dove è citata, agisce a nome dei suoi figli.
1625 Eredi di Pantaleone Betta  
1630 - 1646 Bonifacio Betta  
1657 Eredi di Bonifacio Betta  
1659 Giovanni Pantaleone Betta  
1671 - 1723 Antonio Bonifacio Betta  
1732 Eredi di Antonio Bonifacio Betta  
1733 - 1768 Giovanni Bonifacio Betta  
1771 - 1775 Bonifacio Floriano Betta  
1777 - 1783ca Francesco Betta

Francesco e detto erede fraterno, quindi presumo che suo fratello fosse Bonifacio Floriano.

1792 Paolina Benedetti

Paolina vedova del fu Francesco Betta aveva ereditato dal marito il maso a Dermulo e poi aveva sposato in seconde nozze Giovanni Michele Gentili di Sanzeno.

1793 - 1815 Gertrude e Marietta Gentili

Erano figlie di Paolina Benedetti e Michele Gentili. [4]

1815 - 1835 don Romedio Eligio Widmann

Il padre di Romedio, il notaio Alfonso Domenico Widmann, aveva sposato Gertrude Gentili.

1836 - 1850ca Alfonso Widmann  
1852 Eredi di Alfonso Widmann  
1858 - 1883 Alfonso Widmann

Nel 1881 si afferma che Alfonso era di Sanzeno, così come nel 1868 e nel 1869.

1885 Eredi di Alfonso Widmann  
1893 - 1894 Eredi di Alfonso Widmann  
1895 - 1903 Alfonso Widmann di Magrè  
1945 Barone Enrico Widmann  
1945 Vigilio Tamè, Ferdinando Pinamonti Alcuni terreni furono acquistati da Leo Chistè e Augusto Zinzarella.

 

 

 

AFFITTUARI DEL MASO WIDMANN GIA' MASO BETTA

 

PERIODO AFFITTUARIO

NOTE

1569 Martino e Gervasio Cordini  
1604 Domenico fu Francesco Massenza  
1628 - 1637 Giorgio Bonvicin

Originario di Salter aveva sposato Caterina figlia di Domenico Massenza.

1640 - 1644 Andrea Pellegrini

Il Pellegrini era oriundo di Sanzeno. Il periodo di locazione probabilmente era da ampliare sia prima del 1640 che dopo il 1644.

1657 Concio Massenza

Probabilmente Concio aveva preso in locazione il maso intorno al 1648

1659 - 1669 Silvestro Inama

Di questa locazione ci è giunto il contratto che prevedeva la durata di 10 anni. Quindi è da presumere che tale durata fosse stata applicata anche ai contratti precedenti e futuri.

1671 Giacomo Inama

Giacomo Inama era figlio di Silvestro.

1716 - 1727 Giovanni Battista Inama  
1737 - 1747 Giovanni Battista Inama

Dal 1727 al 1737 non ci sono giunte notizie in merito all'affittuario, ma è molto probabile fosse stato lo stesso Giovanni Battista Inama. Presumo che Giovanni Battista fosse rimasto locatario fino alla sua morte avvenuta nel 1757, e quindi dopo abbia preso il suo posto il figlio Antonio.

1757 - 1768 Antonio Inama Figlio di Giovanni Battista Inama, documentato dal 1761 al 1768
1767 - 1768 Giovanni Inama

Fratello di Antonio Inama documentati assieme in tale periodo. E' probabile quindi che fossero rimasti assieme affittuari fin dalla morte del padre Giovanni Battista.

1769 - 1777 Bonifacio Floriano Betta

In questo periodo in cui il maso era abitato dal proprietario, non si ha notizia di chi lavorasse i terreni. Potrebbe darsi fossero ancora i sopraccitati fratelli Inama.

1778 - 1787 Giovanni Emer  
1788? - 1792 Antonio Melchiori

Credo sia stato il padre di altro Antonio Melchiori che intorno al 1840 troviamo affittuario del maso Martini.

1793 - 1804 Giacomo Endrizzi Nel 1801 Giacomo Endrizzi è citato come masadore Gentili
1830 - 1855 Vittore Tamè Figlio del fu Giovanni Maria.
1841? - 1891 Baldassare Inama Baldassare Inama era il genero di Vittore Tamè.
1870 - 1899 Agostino Inama Agostino Inama era il figlio di Baldassare.
? - 1907 Ernesto Inama Ernesto era figlio di Giovanni
1916 Giuseppe Inama Giuseppe era figlio di Ernesto Inama
? Riccardo Eccher  
1945 - 1947 Alessandro Manzoni  

 

 

 

 

 

IL MASO INAMA DI FONDO

 

 

Anche per questo maso le origini si perdono nel Quattrocento. I discendenti di Antonio Inama che nel 1480 si era trasferito a Fondo, acquisirono da una persona che ci rimane ignota il detto maso. [4bis] Come si può vedere dalla sotto riportata cartina, una parte molto consistente di terreno del maso, si estendeva a nord della casa, cioè al Loc e a valle della stessa cioè a Poz. Riguardo agli antichi proprietari mi sentirei di escludere i Thun. Le locazioni dei Thun agli Inama di Dermulo, ben documentate a partire dal 1434, consistevano in alcuni terreni, ma non comprendevano case. Questi terreni, in base al diritto di primogenitura, toccarono al membro più anziano della famiglia Inama che poi risultò essere il capostipite della linea di Fondo. Anche gli Spaur di Castel Valer avevano possessi in paese, ma credo fossero da ricondurre ai beni livellati ai Mendini di cui si ha notizia fin dalla metà del Trecento. E' vero però che gli Spaur possedevano una parte di casa confinante proprio con quella che fu poi degli Inama di Fondo, anche se la sua acquisizione ritengo fosse avvenuta in età più tarda. Non si può escludere nemmeno che il maso fosse appartenuto alla famiglia Morenberg di Sarnonico, che sicuramente aveva interessi in quel caseggiato. Ma forse l'acquisizione da parte degli Inama di questo maso era avvenuta nella stessa epoca in cui Vincenzo Zattoni di Tres si era trasferito a Dermulo, vale a dire intorno al 1430. E' probabile che il caseggiato e i terreni fossero appartenuti ad una famiglia possidente ma ormai ridotta a pochi individui e quindi prossima all'estinzione, per cui il Zattoni e gli Inama si erano divisi la proprietà. Purtroppo la mancanza di documenti di quell'epoca non ci permette di aggiungere altro. Sappiamo che qualche rappresentante degli Inama di Fondo, abitò nel maso di Dermulo perchè  ne troviamo traccia nei registri parrocchiali dei nati. Forse vi risiedevano già nel 1573, quando in un documento riguardante una porzione attigua alla casa del maso, compariva testimone Floriano Inama. Nel 1588 risulta possedere il maso, il notaio Pietro Inama, fratello del predetto Floriano. In seguito però il maso fu posseduto dai discendenti di Floriano. E' da credere che nel periodo in cui i signori Inama abitavano nel maso a Dermulo, non avessero provveduto di persona alla coltivazione dei terreni, ma gli avessero affidati a terzi, affittandoli o facendoli lavorare in loro vece. Nel 1696 per esempio, Valentino Inama sicuramente era affittuario di alcuni terreni del maso. Intorno al 1720 si ha notizia dei primi masadori, quali Giovanni Mendini, figlio di Nicolò e più tardi Antonio Mendini.

Nel 1741, dopo la morte di Alberto Inama, il maso fu suddiviso fra i figli Bartolomeo e Floriano, ognuno dei quali si avvaleva di un manente per la gestione autonoma della propria parte. Per quanto concerne l'utilizzo della casa del maso, conoscendone la conformazione, possiamo azzardare l'ipotesi che fosse stata divisa, tra nord e sud fra i due manenti. Nel 1761 troviamo Domenico Massenza e Gaspare Inama fittavoli rispettivamente di Bartolomeo e di Floriano. Nel 1788 il maso ritornò ad unificarsi momentaneamente con Giovanni Vigilio, fino alla sua morte avvenuta nel 1828, dopo la quale divennero proprietari i due figli Floriano V e Vigilio. Nel 1849, infine, Carlotta Martini, vedova di Vigilio Inama e tutrice dei figli Carlo, Vigilio, Maria e Francesco, anche a nome di Clara Someda, vedova di Floriano e tutrice di Alberto e Luigia, vendeva il maso per 4200 Fiorini a Romedio Emer di Dermulo, ultimo affittuario. Da qui incomincia la storia recente del maso che seguirà le vicende della famiglia Emer.

 

 

 

DISLOCAZIONE DEI TERRENI DEL MASO INAMA DI FONDO SUL TERRITORIO DI DERMULO

 

 

 

 

ELENCO DEI BENI DEL MASO INAMA DI FONDO

 

P.F.

LOCALITA'

NOTE

CASA n. 19

   
22 23 Rizan Prato
71 72 Sotto Sass Bosco
200 201 Poz Prato
219 Fasseta Prato detto anche alla Fontana. Oggi occupata dalla casa di Egidio Endrizzi
233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 Loc Arativo, vignato e prativo
269 270 Lamport Bosco
291 Ciasalin Arativo vignato
339 340 Pergolete Arativo vignato
835 Braide Arativo vignato
     

 

 

 

SUPERFICIE IN PERTICHE QUADRATE POSSEDUTA NEL 1780 SUDDIVISA PER TIPO DI CULTURA

 

Arativo Arativo e vignato Prato Bosco Bosco e pascolo Greggio Orto Piaggio

Tot. Superfice

Tot. Superfice
366 6776 1298 189 - - - -

Pert. 8629

mq. 30978,11

 

 

 

PROPRIETARI DEL MASO INAMA DI FONDO

 

PERIODO PROPRIETARIO

NOTE

1531 - 1568 Cristoforo Filippo Inama  
1568 - 1598 Floriano Inama I Nel 1573 Floriano appare come testimone in un documento redatto a Dermulo, quindi forse vi abitava.
1588 Pietro Inama Fratello di Floriano era notaio ed è citato come confinante della casa degli eredi del fu Romedio Barbacovi.
1598 - 1615 Bartolomeo Inama I  
1615 - 1652 Floriano Inama II  
1652 - 1691 Bartolomeo Inama II Bartolomeo aveva due figli maschi Floriano Lorenzo e Alberto.
1691 - 1704 Floriano Lorenzo Inama II

Figlio di Bartolomeo. Dopo la morte di Floriano Lorenzo, che era celibe, la sua parte di maso fu ereditata dal fratello Alberto. Nel 1697 però, Valentino fu Giovanni Battista Inama è affittuario ma sembra solo di un terreno a Cambiel di Floriano Lorenzo fu Bartolomeo Inama.

1691 - 1741 Alberto Inama

Alberto era figlio di Bartolomeo Inama. Dopo la morte del fratello Floriano Lorenzo, che era celibe, Alberto ereditò la sua parte di maso.

1741 - 1788 Bartolomeo Inama III Alla morte di Bartolomeo III nel 1788 la sua parte fu ereditata dal nipote Giovanni Vigilio Inama che quindi riunì il maso sotto un'unica proprietà.
1741 - 1763 Floriano Inama IV  
1763 - 1828 Giovanni Vigilio Inama Fino al 1788 in comproprietà con lo zio Bartolomeo.
1828 - 1848 Floriano Inama V Consigliere di Fondo figlio di Giovanni Vigilio.
1828 - 1837 Vigilio Inama Consigliere di Fondo figlio di Giovanni Vigilio.
1849 Carlotta e Chiara Inama Vedove rispettivamente di Vigilio e di Floriano.
1849 Romedio Emer  

 

 

 

AFFITTUARI DEL MASO INAMA DI FONDO

 

PERIODO AFFITTUARIO

NOTE

1696 Valentino fu Giovanni Battista Inama Probabilmente solo affittuario di qualche terreno
1720 Giovanni Mendini Figlio del fu Nicolò, concede un censo per Alberto Inama
1725 Antonio Mendini  
1731 Bartolomeo Inama di Dermulo Livellario di Alberto Inama
1761 Domenico Massenza Affitalino di Bartolomeo Inama
1761 Gaspare Inama Affitalino di Floriano Inama
1767 Gaspare Inama Rendatore degli Inama
1768 - 1779 Francesco Mendini A nome degli eredi di Floriano Inama e di Bartolomeo Inama
1781 Giovanni Inama e Silvestro Inama Erano fratelli figli del fu Gaspare Inama
? - 1830 Giovanni Emer  
1830 - 1849 Romedio Emer

Fratello del sopraccitato Giovanni, fu l'ultimo affittuario del maso che poi acquistò.

 

 

 

 

 

IL MASO THUN

 

 

La casa del futuro maso, denominata ancora nel '600 ai Marini, e i relativi terreni, erano parte dei beni antichi della famiglia Inama, linea di Gaspare. I progenitori di Marino Inama, ultimo discendente maschio di tale ramo familiare, avevano esercitato il notariato e quindi avevano condotto una vita relativamente agiata. Nel 1706, il magnificus dominus Marino, ormai molto anziano e non più in grado di lavorare, abitava con la moglie Domenica a Piano in Val di Sole, dove l'unica loro figlia Maria aveva preso marito. Per cui nel settembre del 1706, Marino procedeva a locare la casa e i terreni di Dermulo, a Pietro Antonio Mendini per un periodo di 5 anni. Il primo novembre 1706, Marino redigeva testamento istituendo sua erede universale la figlia Maria e lasciando la moglie Domenica usufruttuaria di una parte di casa. Marino, probabilmente, passò a miglior vita poco tempo dopo e fu sepolto nel cimitero di Piano. Quindi, scaduta la locazione con Pietro Antonio Mendini e morta la madre Domenica, la  figlia Maria, assieme al marito Bartolomeo Bernardelli, nel 1717 vendette tutti i suoi beni a Pietro Lorenzo Panizza di Taio, per l'importo di 1200 Ragnesi. Da questo momento si inizia a parlare di maso, e il nuovo proprietario sicuramente insediò a Dermulo un masadore, che io ritengo si possa riconoscere in Antonio Endrizzi di Dercolo. Dai documenti non emergono notizie in merito, ma alcuni fatti ci permettono di trarre delle conclusioni che in via ipotetica, ritengo non molto lontane dal vero. In primo luogo, esiste una concordanza cronologica fra la necessità di un masadore e la presenza di Antonio Endrizzi a Dermulo. Antonio, in seguito a questa sua permanenza come masadore, potrebbe aver conosciuto la sua futura sposa che abitava poco distante dal maso. Con Massenzia, che casualmente portava il suo stesso cognome Endrizzi, Antonio convolava a nozze nel 1722. Un altro particolare che potrebbe confermare l'ipotesi è, secondo me, da ricercare anche negli interessi che i Panizza avevano nella villa di Dercolo. Da vari documenti ho potuto constatare che i Panizza possedevano moltissime proprietà, fra le quali anche una casa, affidate a masadori, oppure locate a privati fra i quali anche dei rappresentanti della famiglia Endrizzi. Quindi è plausibile che i Panizza, necessitando di un conduttore per il nuovo maso di Dermulo, avessero trovato una persona di fiducia in quel di Dercolo. Per quanto esposto quindi, pur rimanendo nel campo dell'ipotesi, ritengo che il quadro sia molto realistico. Alla morte di Pietro Lorenzo, il maso passò in eredità al figlio Ferdinando. Ferdinando, che era sposato ma senza prole, nel suo testamento del 18 luglio 1743 elesse suo erede universale il nipote Pietro Antonio Panizza, figlio della sorella Anna Elisabetta. Del maso a Dermulo, però, fu beneficiata la sorella Anna Felicita. Evidentemente in seguito ci fu un accordo, o forse un codicillo del quale non ci è giunto il documento, per cui il maso di Dermulo passò in mano a Pietro Antonio.[5] Già il 2 dicembre 1743, forse bisognoso di denaro per altri affari, Pietro Antonio Panizza, con il consenso del padre Filippo Antonio, alienava il maso alla famiglia Thun di Castel Bragher, per la somma di 1366 Ragnesi. Della cessione facevano parte anche 10 Stari di formento, 2 Stari di segala, un paio di manzi, un broz, due ruote buone, un plou col suo gomer, due funi, un cariol con le sue ruotelle ferrate, un giovo, un catenazzo da plou. Tali attrezzature, erano tenute in consegna dal conduttore Vittore Tamè.[6] I Thun assunsero come masadori gli Endriocher di Senale, i quali abitarono la casa Thun e ricoprirono tale ruolo per tre generazioni. Infine, intorno al 1840, i Thun vendettero il maso a Lorenzo Eccher.

 

 

 

DISLOCAZIONE DEI TERRENI DEL MASO THUN SUL TERRITORIO DI DERMULO

 

 

 

 

ELENCO DEI BENI DEL MASO THUN, GIA' PANIZZA

 

P.F.

LOCALITA'

NOTE

CASA n. 7-8

   
155 156 Orti

Inizialmente le due p.f. formavano un orto unico. Era detto anche orto alla Crosara o sotto la casa dei Marini.

9 10 11 12 13 14 Raut da Ral

Arativo vignato con prato e bosco contigui. Non vi è la certezza assoluta che le p.f. costituenti il terreno, siano quelle che ho indicato, in quanto, le proprietà Thun nel 1780, nella zona del Raut da Ral, erano troppo estese. Questo perchè, probabilmente, erano frutto di acquisizioni posteriori. Sulla mappa del 1780, gli unici confini abbastanza corrispondenti a quelli enunciati nel 1743, sono quelli più a Sud del Raut da Ral che credo però siano già nella zona denominata Rizzagn. Nel 1713 questo terreno confinava a Sud e a Ovest con le sorelle Marina e Domenica Massenza.

33 34 Pramartinel Bosco. Nel 1706 detto al Sasson.
836 837 Braide Arativo vignato (nel 1783 i Thun lo permutarono con Giovanni Francesco Inama)
849 850 Ciamblonc Arativo vignato con un canevaro contiguo. Era probabilmente parte di questa p.f., ma è di difficile collocazione per le molte acquisizioni fatte in quella zona fra gli Emer, Massenza e Mendini. Il terreno fu poi venduto ai Thun, i quali nel 1786 lo donarono a Giuseppe Mendini. Nella cessione si disse esplicitamente che il terreno proveniva da casa Panizza.
882 Rizan Nel 1706 era distinto in prato sopra l'alezzo e prato al Rizzan di Sopra. Nel 1743 e abbastanza ben definito da poter affermare che si trattasse  della p.f. 882.
547 548 549 550 Ciasetta Prato con bosco oggi detto Parissole.
751 Sort Bosco detto anche al .
458 Pont aut Bosco detto anche alle Sabionare, potrebbe aver ricompreso anche le p.f. 599, 417, 418 e 419.
  Cavauden Arativo nelle pertinenze di Sanzeno i cui confini erano: 1 strada imperiale, 2 Giobatta Inama, 3 strada consortale, 4 Giacomo Mendini
  Cavauden Arativo nelle pertinenze di Sanzeno i cui confini erano: 1 strada imperiale, 2 4 Giacomo Mendini, 3 via consortale.
  Cavauden Arativo nelle pertinenze di Sanzeno i cui confini erano: 1 strada imperiale, 2  Giacomo Mendini 3 4 Comune
  Cavauden Arativo nelle pertinenze di Sanzeno sotto la strada consortale i cui confini erano: 1 detta strada 2 Marina moglie di Bartolomeo Inama, 3 comune di Sanzeno, 4 Giovanni Battista Inama
  Cavauden Arativo nelle pertinenze di Sanzeno (sotto la strada consortale) i cui confini erano: 1 detta strada 2 Giovanni Battista e Bartolomeo fu Antonio Inama, 3 comune di Sanzeno, 4 Giacomo Mendini

 

 

 

SUPERFICIE IN PERTICHE QUADRATE POSSEDUTA NEL 1780 SUDDIVISA PER TIPO DI CULTURA [7]

 

Arativo Arativo e vignato Prato Bosco Bosco e pascolo Greggio Orto Piaggio

Tot.Superficie

Tot Superficie
588 9977 2586 1506 - - 13 -

Pert. 14670

mq. 52665,3

 

 

 

PROPRIETARI DEL MASO THUN GIA' PANIZZA

 

PERIODO PROPRIETARIO

NOTE

prima del 1591 Valentino Inama  
1591-1613 Marino Inama Marino era figlio di Valentino e non di Antonio, come era stato asserito in precedenza.
? - 1675 Cipriano Inama Cipriano era figlio di Marino e non di Antonio, come era stato asserito in precedenza.
1710 ca Marino Inama  
1713 Maria Inama Maria figlia di Marino era sposata con Bartolomeo Bernardelli di Piano.
1717 Pietro Lorenzo Panizza  
1730 ca Ferdinando Panizza  
1743 Pietro Antonio Panizza  
1743 Famiglia Thun di Castel Bragher  
1840 Lorenzo Eccher  
     

 

 

 

AFFITTUARI DEL MASO THUN GIA' PANIZZA

 

PERIODO AFFITTUARIO

NOTE

1706 - 1711 Pietro Antonio Mendini Affittuario di Marino Inama
1717 - 1730 Antonio Endrizzi Ipoteticamente masadore dei Panizza
? - 1743 Vittore Tamè Affittuario della famiglia Panizza
1748 - 1794 Antonio Endriocher

Masadore dei Thun Nel 1744 Antonio si trovava a castel Bragher dove appariva testimone in un documento.

1794 - 1820 Giacomo Endriocher Giacomo era figlio di Antonio masadore dei Thun
1821 - 1840 Giacomo e Giuseppe Endriocher I due erano figli di Giacomo

 

 

 

 

 

IL MASO INAMA DI TAIO

 

 

Le origini di questo maso vanno ricercate in quelli avvenimenti che portarono all’elevazione di Giacomo fu Silvestro Inama ad una condizione sociale migliore rispetto a quella vissuta fino a quel periodo dai suoi avi.[8] Il patrimonio della famiglia, comunque, non era sicuramente misero: il padre Silvestro che nei documenti veniva apostrofato Magnificus, possedeva innumerevoli terreni e due case, e quindi anche il figlio Vittore, fratello di Giacomo, ebbe un’esistenza abbastanza agiata. Giacomo, però, che in un documento del 1698, figurava con il titolo di prenobile, aveva cercato un ulteriore aumento delle sue sostanze. Credo che il titolo di prenobile facesse riferimento a una condizione di "quasi nobiltà", poi effettivamente raggiunta dal nipote Giacomo Antonio. Non so spiegare esattamente quale sia stato il motivo di questo titolo di prestigio, ma posso immaginare che ne avessero contribuito il matrimonio con Maria Barbacovi figlia del notaio Udalrico di Taio, e il rapporto di parentela stretto con la nobile famiglia Panizza. Il figlio Silvestro era infatti convolato a nozze con Margherita Panizza, figlia di Giovanni Antonio.[9] Giacomo Inama in un documento del 1698 è citato come erede di Giovanni Antonio Panizza, suppongo a nome del figlio Silvestro. Quest’ultimo, intorno al 1730 si era trasferito a Taio, forse in una casa appartenente ai Panizza. Qualche anno dopo, assegnava al figlio Giacomo Antonio, la casa a Dermulo e gran parte della sua sostanza. Tali beni, oltre alla parte di casa e di terreni provenienti dal nonno Silvestro, comprendevano anche i terreni dotali della madre Maria Barbacovi, giacenti a Dermulo.[10] Ma non solo; si aggiunsero in seguito anche altri terreni appartenuti alla famiglia Panizza, assegnati a Silvestro per dote della moglie Margherita e non ultimi, altri campi ereditati dal cognato don Pietro Panizza. La parte di casa alla Crosara, dobbiamo arguire, fu assegnata dal marito Silvestro a Margherita Panizza, come assicurazione di dote. Dopo la morte di Silvestro, il maso fu ereditato dal figlio Giacomo Antonio, oramai stabilmente a Taio.[11] Quindi il maso a Dermulo fu suddiviso e locato a diverse persone. La casa e alcuni terreni furono locati a Giacomo fu Michele Inama, altri come ad esempio il terreno al Vignal, furono locati perpetuamente a Giovanni fu Giovanni Battista Inama. La casa già nel 1747 fu venduta al vecchio affittuario, Giacomo fu Michele Inama, e nello stesso anno, era dato in locazione perpetuale a Domenico Massenza, il fondo alla Cros; nel 1750 a Pietro Antonio Mendini i fondi alla Sgolma, il prato alla Pozzata di Sotto e l’arativo vignato a Cambiel. Ancora nel medesimo anno veniva venduto un terreno alle Bertuse a Maria Sborz, vedova di Antonio Mendini. Nel 1751 veniva dato in locazione perpetuale a Giacomo fu Ottavio Inama un arativo su al Plazzec.

Giacomo Antonio aveva sposato Barbara Andreis di Mechel e poi, rimasto vedovo, Brigida Barbacovi di Taio. Nel 1776 a Cles presso il convento dei frati, Giacomo Antonio dettava le sue ultime volontà al cognato, il notaio Giovanni Paolo Andreis di Mechel. Dal documento traspare che Giacomo Antonio possedeva ancora una casa a Dermulo, o forse parte di questa, la futura casa n. 26-27, e pure i sottostanti terreno e bosco dei quali fu beneficiato Giovanni Francesco Inama. Nel 1777 Giacomo Antonio redigeva un codicillo al testamento, con il quale eleggeva suo erede universale il penultimo figlio di Domenico Panizza, di nome Aloisio, con l’obbligo di chiamarsi Giacomo Antonio Inama. Giacomo Antonio rimase comunque molto legato a Dermulo e ai suoi parenti, discendenti da Vittore, fratello di suo nonno Giacomo. In particolare, Giovanni Giacomo fu Giovanni Giacomo Inama e la sua famiglia furono beneficiati di un terreno e altri beni mobili, così come Giacomo fu Ottavio Inama. Un altro codicillo fu redatto nel 1782, poco prima che Giacomo Antonio morisse. Quindi, alla morte di Giacomo Antonio, il consistente patrimonio passò a Luigi che si chiamò Giacomo Antonio Aloisio Inama de Panizza. In alcuni scritti relativi a questo affare, redatti da Augusto Panizza e dall'Inama Sternegg, si dice che Aloisio Panizza fosse il nipote di Giacomo Antonio Inama, ma di ciò non ho trovato riscontro. Fra i figli di Luigi, raggiunse l’età adulta solo Giovanna, che prese in marito il cugino Filippo, figlio di Pietro Panizza. Quindi l’ingente patrimonio di Giacomo Antonio, tornò in mano ai Panizza che poco per volta lo alienarono, tanto che alla fine degli anni Venti del Novecento non ne rimase più nulla.
 

 

 

DISLOCAZIONE DEI TERRENI DEL MASO INAMA DI TAIO SUL TERRITORIO DI DERMULO

 

 

 

 

ELENCO DEI BENI DEL MASO INAMA DI TAIO

 

P.F.

LOCALITA'

NOTE

CASA n. 2-3

  Porzione Ovest della futura casa n. 3 (Porzione F)
523 Cavauden Arativo
3 4 788 789 790 Somager Arativo vignato
211 212 213 Poz Arativo vignato
231 232 Fasse Arativo vignato
607 608 609 610 Doi Vie Arativo vignato
86 87 94 Pramartinel Prato
214 215 Poz Prato
593 Visenzi Prato
760 749 750 Sort Bosco
765 Ridal Bosco detto anche Praiola
433 434 Sabionare Bosco
452 457 Sabionare Bosco
464 598 Gomer Bosco chiamato anche Pozzata (di Sotto) e in tempi più recenti Busa.
410 411 Bertus Bosco
325 326 Santa Giustina Bosco
281 Cros Bosco chiamato anche al Ciapitel, ma che non ha niente a che vedere con il Capitello.
229 230 Fasse Bosco e incolto
77 78 79 80 Bertolda Bosco
37 38 Pramartinel Bosco
     

 

 

 

SUPERFICIE IN PERTICHE QUADRATE POSSEDUTA NEL 1780 SUDDIVISA PER TIPO DI CULTURA

 

Arativo Arativo e vignato Prato Bosco Bosco e pascolo Greggio Orto Piaggio

Tot.Superficie

Tot Superficie
1161 2841 4215 9539 - - - -

Pert. 17756

mq. 63744,04

 

 

 

PROPRIETARI DEL MASO INAMA DI TAIO

 

PERIODO PROPRIETARIO

NOTE

fino al 1642 Vittore Inama  
fino al 1680 Silvestro Inama Figlio di Vittore
fino al 1699 Giacomo Inama Figlio di Silvestro
1696 - 1740 Silvestro Inama

Silvestro aveva ceduto gran parte del suo patrimonio a figlio Giacomo Antonio ancora prima della sua morte avvenuta nel 1745.

1740 - 1782 Giacomo Antonio Inama  
1783 Giacomo Antonio Aloisio Inama Panizza

Aloisio, penultimo figlio di Domenico Panizza, ereditò la sostanza di Giacomo Antonio Inama.

1830 ca Giovanna Panizza

Giovanna figlia di Aloisio, sposa intorno al 1840 il cugino Filippo Panizza.

 

 

 

AFFITTUARI DEL MASO INAMA DI TAIO

 

PERIODO AFFITTUARIO NOTE
1742 Giacomo fu Michele Inama

Acquistava la casa a Dermulo di Giacomo Antonio e rimaneva suo famiglio.

1761 - 1783 Giovanni fu Giovanni Battista Inama Affittuario di diversi terreni.
1779 Giacomo fu Ottavio Inama Affittuario di diversi terreni e delegato ad operare a nome di Giacomo Antonio Inama.
1781 Giuseppe Inama Affittuario di diversi terreni e delegato ad operare a nome di Giacomo Antonio Inama.

 

 

 

 


 

[1] I notai Barbacovi, possedevano una parte di abitazione nella casa n. 17-18, ma non ritengo fosse l'unica casa di proprietà.
[2] Nel conteggio delle superfici della sopra esposta tabella è presente anche la parte di esclusiva proprietà del locatario Bartolomeo Mendini, impossibile da distinguere da quella del maso da lui in locazione.

[3]Fieno paglia strami letame esistenti nella casa del maso, fieno da segarsi a Poz, altro da segarsi alla Casetta, al Capitel e broiletti intorno a casa, formentazzo, fagioli e sorgo in parte ledrati e in parte da ledrarsi nel fondo alla Casetta. L’orzo in paglia ancora da battersi. Assi tre e mezza oltre a quelle del maso e due sdrazzi da netare il grano. La metà del graspato e delle noci che proverranno dalla prossima raccolta nel maso.

[3Bis] Qualche anno prima, il 21 gennaio 1943, con decreto governativo era stata sciolta la Fondazione famigliare De Widmann in Cortaccia e le proprietà della fondazione a Sanzeno, Coredo e Dermulo (P.T.113/II) passarono un quarto ciascuno a Alfonso, Enrico, Egberto e Ermanno Widmann. Le proprietà di Sanzeno e Coredo assieme ai terreni alla Casetta, e Audaral a Dermulo, saranno assegnate ad Alfonso. Mentre gli altri terreni a Dermulo passeranno a Enrico, Egberto e Ermanno Widmann.
[4] Nel 1806 Giovanni Michele gentili fu ucciso con un sasso nella sua casa a Sanzeno, si nomina la moglie Paolina. (Tovazzi Diario 5 1801-1809)

[4bis] In un primo momento avevo ipotizzato che si trattasse del maso dei Casali (Manso Casalis) citato nel 1275, in quanto l'appezzamento più esteso appartenente al maso Inama, ossia il terreno posto a nord della casa, era detto Ciasalin. Da altri documenti poi ho scoperto che la casa del maso dei Casali era la futura n. 9-12.

[5] Anna Elisabetta aveva maritato Filippo Antonio Panizza, appartenente ad un altro ramo della famiglia. Dopo la morte di Anna Elisabetta, il vedovo Filippo Antonio abbracciò la vita religiosa e divenne prete.

[6] Non essendo specificato, è difficile stabilire se il Vittore in questione fosse il figlio del fu Simone o quello del fu Giorgio. Nel 1739 Vittore fu Simone era assente dalla patria, il fu Simone è poco citato perchè morto giovane, ma non si può escludere che fosse lui l'affittuario. Io ritengo comunque che il Vittore in parola fosse figlio del fu Giorgio.

[7]Nel conteggio delle superfici della sopra esposta tabella è presente anche la parte, non molto estesa ma non distinguibile, posseduta dal conte Giovanni Vigilio Thun, e non facente parte dei terreni antichi del maso Panizza.

[8] Questa entità a dire il vero ha mantenuto la classica struttura di maso solo per poco tempo, in quanto poi, i vari beni che la componevano, sono stati locati a diversi soggetti, facendo venir meno quindi il caratteristico corpo unico.

[9] Giovanni Antonio Panizza che nel 1671 compariva come convicino di Dermulo, come così suo padre Pietro nel 1661, aveva acquisito, in quanto parente, diversi terreni appartenuti alla famiglia Cordini.

[10] Un arativo vignato alla Cros, un arativo vignato al Bertusello, un pezzetto di prato al Capitello nella villa di Dermulo con una nogara, un prato a Pradapont ossia Ischia. Aventi il valore di 186 Ragnesi.

[11] Giacomo Antonio abiterà a Taio almeno dal 1743. Tra i confinanti di due boschi, uno alle Sort e l'altro alle Sabbionare, si cita Giacomo Antonio Inama erede di don Pietro Panizza.